IL FREDDO (terza puntata) – di Gianluca Morozzi –

Riassunto puntata precedente: Continua l’avventura dello Scrittore… il suo incontro galante e il delirio tutt’intorno.

prima

Poi c’è da tamponare il Negroni, e quando dico a Rosanna che si potrebbe andare anche in una pizzeria all’aperto, se vuole proprio fumare, ma solo a patto di procurarci una stufetta, una termocoperta e un piccolo sole artificiale, lei capisce l’antifona.
Al chiuso della pizzeria, infestata da malevoli e gelidi spifferi, si svolge una conversazione tra Rosanna e il Sottoscritto che fa morire dal ridere l’Allegro Lettore.
La ascolta piegato in due per tutto il tempo.
R: Sai, domani devo venire a Bologna a vedere Paolo Conte…
S: Ah. Dai.
R: A pensarci, potevamo vederci a Bologna e ti risparmiavo il viaggio fin qua.
S: Be’, sì, ma poi mi sarei perso la Casa del Popolo di Scandicci e questa magnifica pizzeria piena di spifferi.
R: UAH! UAH! UAH!, sei proprio simpatico, sei una sagoma, guarda!
S: Certo che a questo punto sarebbe stato logico farti  venire a Bologna con me… ma tu, tipo, abiti da sola?, magari dormo da te e domattina…
R: Eh, no, abito con i miei genitori… se vuoi posso farti dormire sul divano…
S: Be’, magari, ecco, soprassiedo. Ci conosciamo da un’ora, forse presentarmi ai tuoi genitori è leggermente prematuro.
R: UAH UAH UAH! (eccetera), ascolta, ma se io, per   ipotesi, venissi stanotte a Bologna con te?
S: Eh, sarebbe una buona idea, ma vedi, nel mio monolocale non funziona la caldaia, il che rende l’ambiente abbastanza impraticabile… dormo dai miei, e presentarteli, anche in questo caso, mi sembra prematuro…
R: Ma fa molto molto freddo nel tuo monolocale? Non ci basta qualche coperta? O un piumone?
S: Eh, il piumone se l’è portato via la mia ex, e solo con le coperte secondo me finiamo surgelati…
R: Ma io potrei portare una coperta di mio padre…
S: La coperta di tuo padre? Cos’è, magica?
R: No, è una coperta militare, è fatta apposta, tiene molto caldo… uh, ti dà fastidio che mio padre sia un militare?
S: Non devo mica uscire con tuo padre, cara…
R: E che io, be’, questo ancora non te l’ho detto, sia un po’ di destra?
S: Non ti devo mica votare alle prossime elezioni, cara…
R: UAH UAH UAH! (eccetera)
L’Allegro Lettore è piegato in due, in lacrime.
Elena, invece, durante tutta la conversazione cambia   posizione. Si è appollaiata nella posizione dell’albatro nel petrolio sulla spalla di Rosanna, mi fissa negli occhi, sussurra Non vorresti che ci fossi io, qui di fronte a te, adesso, dall’altra parte di questo tavolo?
Io le faccio segno di sparire.
Lei dice Lo vedi che, alla fine, questo racconto andrà a descrivere le tue scopate?

seconda

Dopo torniamo in autostrada in direzione Bologna, io e Rosanna, con una coperta militare di consistenza aliena sul sedile posteriore.
Vedi quell’autogrill?, le dico, Quello dall’altra parte dell’autostrada?, ci ho fatto il capodanno, lì, in quell’autogrill.
Ma dai, dice lei.
E poi entriamo nel mio monolocale che sembra un freezer, e ci mettiamo a parlare alle due di notte sul divano. Sotto una coperta, un’altra coperta, un’altra coperta ancora, una quarta coperta, e la coperta militare magica. Infilandoci sempre di più in quell’involucro, e riducendo progressivamente le distanze mentre parliamo di quelle cose che, be’, non interessano a nessuno dei due, ma fanno passare il tempo e ridurre progressivamente le distanze con microspostamenti tattici.
L’Allegro Lettore sta appollaiato sul bracciolo del divano. Elena è sparita da parecchie ore, il che può voler dire che si è addormentata, lei che è un po’ narcolettica e crolla presto, o che è tornato a casa il fidanzato nuovo e l’ha richiamata all’ordine, per attività di cui nulla so e di certo nulla voglio sapere, che solo a immaginarmi certe cose mi vengono i brividi.
A un certo punto, quando io e Rosanna siamo a venti  centimetri di distanza e parliamo a voce sempre più bassa, guardo l’Allegro Lettore.
Ti fa ridere ‘sta storia, Allegro Lettore?
Tantissimo. Mezz’ora fa, quando hai detto quella battuta sugli orsi polari, mi sono scompisciato.
Capisco. Be’, Allegro Lettore, senti se ti fanno ridere le cose che ti dico ora. Questo divano qui, quello in cui stiamo scivolando l’uno verso l’altro sotto cinque strati di coperte, su questo divano io e Elena ci abbiamo parlato tutta la notte, subito prima che succedessero le cose importanti, nelle ultimissime ore in cui eravamo solo due che si stavano conoscendo, non due che avevano una   storia. Su quello sgabello, quello lì, vedi?, le prime volte che facevamo colazione insieme, io mi sedevo su quello sgabello e lei mi si appollaiava sopra. Su quel tavolo, vedi, quello lì, l’abbiamo fatto una volta con la finestra aperta, sperando che ci vedessero i vicini. Su quell’altro tavolo, vedi, quello, certe volte ci mettevamo uno di fronte    all’altro con i nostri computer portatili, lei scriveva le sue cose, io scrivevo le mie. Lì teneva la sua chitarra, quando viveva qui. Su quella scala mi ero seduto a studiarla e a osservarla la prima volta che era entrata qui dentro, la sera che ci eravamo conosciuti, mentre un mio amico  faceva lo stupido con lei. Di là…
Sì, be’, dice l’Allegro Lettore, più o meno ho capito il
concetto.
Non sei irrecuperabile, dico.
L’Allegro Lettore va a farsi un giro di sopra.

terza

Alle cinque di notte ci mettiamo finalmente a letto, io e Rosanna. Non siamo sicurissimi che dormiremo, né io né lei, ma ancora siamo in territorio ambiguo.
Spengo la luce. Tiro su le coperte.
Aehm, dico io.
Aehm, dice lei.
Come va col freddo? chiedo.
Pensavo peggio, dice lei dal buio, E tu?
 
Segue…
 
 
Tutti i diritti riservati  © (Gianluca Morozzi – illustrazioni el cordobès)

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