Il fantasma in carne e ossa – di Irene Spagnuolo

Ho voglia di celebrarlo, il ghost writer. Un fantasma vivente, anzi un fantasma che vive infinite vite anche se non ha un volto e un nome in copertina. E’ una sorta di evviva, il mio, perché l’idea che esista solo ciò che è noto francamente mi avvilisce. Se una volta rivendicavamo il diritto a essere ora reclamiamo quello a essere visibili. La visibilità, accidenti. Mica ci basta essere riconosciuti esistenti, no, smaniamo a diventare un accumulatore di likes. Visto che non comprano me in libreria e non leggono me on line non sono mai nata o sono morta per caso? Sto benone, invece, nel mio anonimato fervido di storie, lavoro, passione. La visibilità se vuole può raggiungermi, per carità, ma non la invoco e non la inseguo. Più o meno tutto qui ovvero una grande serenità. Se la vita fosse la presenza in vetrina, il fascio di luce dei riflettori, l’applauso della platea avremmo creato un mondo di inesistenti… e, in effetti, ci siamo vicinissimi. Praticamente più che la paura del postumo oblio respiriamo il terrore preventivo, quello di non arrivare all’acclamazione degli schermi e dei microfoni. Evviva dunque perché non corro il rischio. Scrivo ergo sum. Mi tocco e sono io, in carne e ossa. Poi c’è il rovescio della medaglia, lo so. I bravi che restano nel limbo perché il paradiso è riservato ad altri. Quelli che delle loro parole, facce, suoni, non possono campare se non sono in prima pagina o alla radio. Pare che la realtà sia questa qui, fatti di inesistenti beati e di inesistenti disperati ma anche di esistenti per grazia ricevuta. Non va sempre bene e talvolta è più brutto del brutto; d’altra parte è pur vero che vige da sempre, questa legge orale: o riesci a nuotare o anneghi. Mai vendere l’anima, dice quello che inorridisce davanti al compromesso. Bah, commento io. Talvolta fare qualcosa di commerciale, pronunciato con il naso arricciato come si usa tra candidi fasulli, non è uno schifoso compromesso. Al contrario.è capire da che parte vanno i sentimenti, i bisogni, i gusti, i desideri. Altrimenti vale l’altra regola dell’umanità: stai nella tua nicchia sereno come un passero a becco pieno a primavera e non ambire alla hit. Già sento le obiezioni e le critiche, accomodatevi pure, la verità è abituata ad essere presa male. Ebbbbbasta, con le b a profusione. L’inesistenza va combattuta per giustizia, se è davvero ingiusta, o osannata sempre per giustizia, se è un’oasi felice. Tutto parte da lì, da quella cosa che si chiama obiettiva autovalutazione. Il resto è un bluff. Comunque, inesistenti, abbiate appeal e le rose, davvero, fioriranno. Anche tra una censura e l’altra. Non si vince mai facile… dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.

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