“Il dio delle piccole cose” – di Ginevra Ianni

Il celebre regista e attore americano, Woody Allen, narrò una volta che il tempo della nostra vita è sbagliato e andrebbe invertito: bisognerebbe nascere già vecchi decrepiti. In questo modo infatti, si otterrebbe il massimo dell’affetto e dell’accudimento nel momento in cui se ne è più bisognosi fino all’età adulta che, a questo punto, sarebbe consapevole e vissuta con pienezza sino poi a morire giovani, neonati, accompagnati in questa fase finale dall’amore e tenerezza che ai piccoli viene destinata. Per chiudere la vita si dovrebbe tornare embrioni e poi svanire in un orgasmo finale, il miglior modo di morire, senza soffrire e, soprattutto, senza averne nemmeno la consapevolezza. Purtroppo così non è. I tempi della nostra vita sono scanditi da ritmi crudeli e la maturità giunge all’improvviso. Lo si comprende quando si ha per la prima volta la percezione che la nostra convinzione di essere immortali ed invulnerabili è svanita e che le malattie, la morte, possono colpire anche noi. Con sorpresa e senza capire perché e come sia accaduto mentre si era impegnati a vivere, ci si ritrova più fragili e vulnerabili. Insicuri… ma, per fortuna, c’è un nuovo dono che riempie il nostro calice dopo il sorso di fiele della caducità: la scoperta del dio delle piccole cose. Lui è un’essenza, un refolo d’aria, uno spirito leggero che è sempre stato presente accanto ad ogni essere umano sin dalla nascita ma, solo nell’età matura egli consente che ci si accorga di lui, della sua esistenza. Solo allora si scopre che c’era lui a far svolazzare farfalle nello stomaco quando abbiamo dato il primo bacio, nascosto nella morbidezza inattesa delle labbra sconosciute, c’era lui quando si è preso in braccio il figlio la prima volta, c’era lui quando si è provata la potentissima sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto ed è stato sempre grazie a lui che si è assaporato il piacere di una gentilezza improvvisa, di un abbraccio inatteso, della botta di fortuna che ti capita quando pensi che tocchi sempre agli altri. Era lui, c’era sempre lui nascosto dentro quegli spicchi di immensità… ed è questo il dono più grande che il dio delle piccole cose fa alla maturità dell’uomo: la consapevolezza di essere presente nella sua vita e degli attimi di eternità inattesa e perfetta che ci accadono. Nel momento di maggior confusione e fragilità dell’essere umano, quando tutto cambia rapidamente e si rimette in discussione il valore di ogni singola cosa, egli ci rende in grado di percepire e riconoscere quando questi doni meravigliosi arrivano intorno a noi, di catturarli, di dilatarne al massimo la durata, l’intensità e di prolungarne gli effetti. Fino a riplasmare tutta l’intera esistenza in funzione loro; a compiere nuovi gesti che siano in grado di produrre l’effetto benefico di calore, riconoscenza, affetto, serenità intorno a noi, fino a divenirne artefici. La consapevolezza donata dal dio di riplasmare tutta la nostra vita. Mica una cosa da nulla. Il dio delle piccole cose non può riportare indietro il tempo, è un dio minore lui, non ha questi grandi poteri di creazione ma, la sua divinità sta nel fare miracoli, facendosi bastare solo quel poco che ha già; non impasta nuove creature sputando sulla polvere ma ha il potere di usare abilmente tutte le risorse limitate concesse agli umani. Sa farsi bastare il poco per metterci in grado di avere molto. La capacità di percepire tutte le cose belle che ci circondano, correggere gli errori commessi ed adoperarci per esaltare al massimo la pienezza della nostra vita. Un dono prezioso, immenso, fatto di nulla ma che la cieca giovinezza non ci ha permesso di vedere né capire prima.

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