Il decalogo del ragazzo Beat! – di Fabrizio Medori

Dieci proposte per gli amanti degli anni ’60 italiani.
Più passano gli anni e più ci stiamo allontanando dalla possibilità di vivere una nuova
“età dell’oro”, un periodo che smetterà – e non solo nella musica – di farci rimpiangere quegli anni, nei quali le produzioni musicali avevano un profumo così intenso e nuovo, da stordire intere legioni di appassionati, e che hanno lasciato un segno profondo anche in chi appassionato non era. L’industria musicale italiana, all’epoca, nonostante i pesanti tributi pagati alla musica di lingua inglese e alla nostra solita cialtroneria, produsse delle gemme di indiscutibile valore. Abbiamo pensato, quindi, di stimolare il riascolto delle più conosciute perle del beat italiano, fondamenta della nostra cultura musicale. Ecco dieci dischi (Dovremmo chiamarli Long Playing!) nei quali sono racchiuse decine di questi capolavori.

I CORVI – omonimo – Ariston – 1966.
Il gruppo di Parma ci presenta il primo grande esempio delle possibilità commerciali, in
Italia, per un prodotto di qualità… grandi covers, ottimi brani originali. Impostazione
rock e grandi capacità comunicative. “Un ragazzo di strada” rimane uno dei brani più belli del pop italiano. Il manifesto del rock italiano.

EQUIPE 84 – Stereoequipe – Ricordi – 1968.                                              Nonostante la grande popolarità del gruppo, il disco non vendette moltissimo, forse perché la maggior parte dei brani aveva già venduto centinaia di migliaia di copie nel formato 7”. Stereoequipe non è però una semplice raccolta di successi, ma la via nostrana alla psichedelia beatlesiana.
“29 Settembre”, “Un angelo blu”.

DIK DIK – Omonimo – Ricordi – 1967.
Il suono caldo e avvolgente di ispirazione americana trova nell’esordio dei Dik Dik sulla lunga distanza, il suo trionfo. Melodie dolcissime, armonie sognanti e una sapiente regia. Questo disco, per la sua carica innovativa merita un posto al sole, quello cantato nella canzone più famosa del gruppo, “Sognando la California”. Milano, California.

I RIBELLI – Omonimo – Ricordi – 1968.
Gravitavano nell’orbita di Adriano Celentano e del suo Clan ma, grazie alla voce di Demetrio Stratos e a una manciata di bellissime canzoni, riuscirono a conquistarsi un posto importantissimo nella storia della musica italiana.
Qui c’è il loro capolavoro, “Pugni chiusi” e una serie strabiliante di cover, principalmente di genere soul. La Voce. 

I GIGANTI – Omonimo – Ri-Fi – 1966.
Il primo disco dei Giganti, mettendo in mostra le loro straordinarie capacità vocali, combina insieme un numero molto elevato di canzoni di altissima qualità. Niente più di una raccolta di successi, ma vale la pena di ascoltarli.
“Tema”, “La bomba atomica” e altri capolavori.

THE ROKES – Omonimo – 1965.  
E’ troppo difficile scegliere tra gli LP dei Rokes, il primo l’ho scelto per la sua forza innovativa e per la freschezza dei brani contenuti… ma soprattutto per l’interpretazione dell’unico gruppo inglese capace di raggiungere il vero successo in Italia.
Più che meritatamente. Un esordio d’oro per Shel e soci.

LUCIO BATTISTI – Omonimo – Ricordi – 1967.
La casa discografica per la quale svolgeva, già in coppia con Mogol, il suo lavoro di autore, si sentì in dovere di “sdebitarsi” con un paio di 45 giri che non ebbero grande successo. La crescente fortuna del ragazzo, non ancora conosciuto come interprete, obbligò la Ricordi a produrre un Lp, anche questo poco venduto ma, nonostante sia pieno di interpretazioni di brani di Battisti portati al successo da altri, è di un livello qualitativo spettacolare.
Punto di partenza eccezionale per una carriera unica.

I NOMADI – Per quando noi non ci saremo – Columbia – 1967.
I Nomadi affrontarono l’appuntamento con il “disco lungo” con una serie di canzoni memorabili. Qui dentro ci sono i brani da classifica, Bob Dylan e Francesco Guccini, e lo stile inconfondibile dei Nomadi. Gioia e rivoluzione.

PATTY PRAVO – Omonimo – ARC – 1968.
Anche in questo caso, data la difficoltà nello scegliere fra i primi LP, consiglio l’ascolto del primo, contenente anch’esso una dirompente carica innovativa e i primi capolavori (“La bambola”, “Ragazzo triste”).
Un suono nuovo, fra Venezia e Liverpool.

CATERINA CASELLI – Casco d’oro – CGD – 1966.
In questo disco, il primo vero 33 giri inciso da Caterina, trovano spazio almeno sei brani da primo posto in hit-parade. La Caselli era riuscita a dosare alla perfezione aggressività e romanticismo. Assolutamente imperdibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

beat medori

One thought on “Il decalogo del ragazzo Beat! – di Fabrizio Medori

  • Settembre 21, 2016 in 4:43 pm
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    Bel post! Tutte queste canzoni sono parte imprescindibile della mia storia musicale.
    Che poi ricalca quella della mia vita..

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