Il circo metafisico di Joseph Byrd – di Maurizio Fierro

Atipica e originale esperienza musicale, quella di Joseph Byrd. Originario di Louisville, nel Kentucky, Byrd si trasferì con il padre a Tucson e, da ragazzo, cominciò a suonare in alcune band locali. 
Si iscrisse all’Università dell’Arizona e studiò con Barney Childs, celebre compositore di musica d’avanguardia. Dopo una breve permanenza newyorkese, durante la quale seguì come arrangiatore gli esperimenti dei compositori d’avanguardia John Cage e Morton Feldman, si trasferì a Los Angeles continuando a studiare prima alla Stanford University, poi alla University of California, dove cominciò a interessarsi di musica indiana e di psicologia della musica. Sviluppò un’ottima predisposizione per le tastiere e, insieme ad altri studenti coinvolti in studi e concerti d’avanguardia (Gordon Marron, violinista e compositore, Rand Forbes bassista e arrangiatore elettrico, Craig Woodson, batterista e percussionista nonché esperto di ritmi tribali e sperimentatore elettronico, e Dorothy Moskowitz, cantante con caratteristiche vocali alla Grace Slick, e anche lei compositrice) formò gli United States Of America. Il gruppo incise un unico long playng omonimo nel 1968, prodotto dalla Cbs, e nel loro lavoro si potevano percepire echi dei Jefferson Airplane, dei Great Society e, soprattutto, dei Red Crayola, la bizzarra band nata da un’idea di Mayo Thompson e Rick Barthelme, uno dei fenomeni più suggestivi e meno canonici del panorama rock degli anni Sessanta. Il 33 giri degli United States Of America rappresentò una piccola gemma per l’epoca, un’opera seria che cercò di cogliere lo spirito del Fluxus, il movimento nato negli anni Sessanta, che cercava di esprimere una fusione di tutte le arti, e che ebbe in Marcel Duchamp e John Cage le icone di riferimento. L’approccio musicale del gruppo era sperimentale, eccentrico, dissacrante in pezzi come The American Way of Life e The American Metaphisical Circus, struggente nelle atmosfere rarefatte di Love Song fo the Dead Che e Cloud Song, oppure quasi blasfemo nella provocazione atea di Where is Yesterday, che iniziava con i versi in latino dell’Agnus Dei. Il disco terminava con un ritornello che era una domanda provocatoria e, quel “Love? Love?” ripetuto in modo ossessivo che chiudeva la seconda parte di The American Way Of Life, intitolata California Good Music, ben simboleggiava la fine di una stagione, l’ultimo chiodo apposto alla bara dell’American Dream. Sì, perché a un anno di distanza dalla Summer of Love di San Francisco, gli scenari erano rapidamente mutati; lo Zeitgeist e gli afflati peace&love sono solo un ricordo e, nei testi a volte sarcastici di Byrd, erano evidenti le influenze dell’attivismo radicale della scena politica di Berkeley. Gli United States Of America rappresentarono una delle più interessanti esperienze del periodo, con un suono che, miscelando psichedelia, rock elettronico e musica folk, costituì un’avanguardia anticipatrice di atmosfere che impareremo a conoscere negli anni a venire. Dopo quell’unico e irripetibile disco, la Band fece un tour in cui si esibì con i Velvet Underground e i Troggs, prima di sciogliersi. Dorothy Moskowitz abbandonò la scena musicale per approfondire gli studi di composizione. Diventò insegnante di musicoterapia dedicandosi al recupero dei bambini autistici presso una scuola sperimentale di PiedmontJoseph Byrd, che mentre incideva l’album con gli United States Of America aveva composto gli arrangiamenti per Crucifixion di Phil Ochs, continuò a suonare insieme a un gruppo di ottimi musicisti della West Cost, che comprendeva il chitarrista con influenze jazz Ted Greene, il sassofonista Tom Scott, già leader del gruppo jazz-fusion L.A. Express, il flautista Meye Hirsch, proveniente dalla Buddy Rich Big Band, e la cantante e compositrice Victoria Bond. Insieme decisero di dar vita a un collettivo musicale, e si chiamarono Joe Byrd and the Field Hippies. Secondo la filosofia di Byrd, nelle esibizioni dal vivo, il collettivo doveva avvicinarsi più alla performance artistica di un micro movimento d’avanguardia, che accontentarsi di produrre la semplice esibizione di una classica horn-band. L’anno successivo, nel 1969, il gruppo incise per la Columbia Masterworks un’altra perla dell’underground americano: “The American Metaphysical Circus”. Il titolo riprendeva una canzone comparsa nel precedente album degli United States Of America, e la scelta di Byrd non dovette essere frutto del caso, e ben rifletteva lo spirito dissacratore e anarchico del compositore. L’album seguì infatti il solco di quel disco, rappresentandone l’ideale prosecuzione. Fu un 33 giri sperimentale e visionario, suddiviso in quattro sezioni dai titoli surreali: The Sub-Sylvian Litanies, American Bedmusic 1, Gospel Music For Abraham Ruddell Byrd III, e The Southwestern Geriatrics Arts And Crafts Festival. Si fecero sentire le influenze jazz e, soprattutto, il gruppo introdusse il sintetizzatore, e fu quello uno dei primi esempi di utilizzo di tale strumentazione nella musica rock. L’apporto di tanti musicisti di talento con background jazzistici produsse un risultato inusuale per l’epoca. Qualcosa che, nell’idea del compositore, doveva stimolare una connessione con un’altra dimensione; un sound che doveva produrre una sorta di estensione sia della mente cosciente che dell’inconscio. Dopo questa esperienza Byrd si eclissò dalla scena pop diradando i suoi contributi. Continuò a studiare musica d’avanguardia e si dedicò alla carriera accademica insegnando alla California State University. Si occupò di arrangiamenti per alcune pellicole cinematografiche e di spot pubblicitari televisivi. A metà degli anni Ottanta, formò un nuovo gruppo sperimentale, la Jewish Wedding Band, che si occupò di recuperare pezzi dell’antica tradizione musicale ebraica. Vent’anni dopo, nel 2006, riapparse sulla scena collaborando con un paio di gruppi sperimentali: i norvegesi Spunk, e gli inglesi Sound Art Dreams of Tall Buildings. Con questi ultimi, registrò l’album “White Elephant”, una sorta di progetto grafico/musicale che immaginava una spedizione spaziale in un’altra galassia nell’anno 9050, premiato al festival Sonic Arts Network di Manchester del 2006. Attualmente Joseph Byrd insegna Storia e Teoria della Musica al Collegio Redwood, situato in una piccola cittadina della California settentrionale, dove il compositore risiede da tempo, e dove non ha ancora smesso di studiare e sperimentare, nella costante ricerca di una perfetta metafisica musicale. Ah, il nome del paese è Eureka. Poteva essere altrimenti?

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