“Il Bluesman dei due Mondi”: Intervista con Gabriel Delta – di Capitan Delirio

Con un grosso cappello calato fino agli occhi, i capelli legati dietro in una lunga coda e un’ampia giacca che lo ricopre per intero, tra gli spettatori dell’ottavo raduno Blues Made in Italy, che si tiene a Cerea ormai da otto anni, incontriamo Gabriel Delta, bluesman argentino (ormai italiano d’adozione) di livello internazionale. Ne approfittiamo per fare una chiacchierata con lui, per parlare dei suoi ultimi lavori e per conoscerlo un po’ meglio.
Gabriel, da pochi mesi è uscito il tuo ultimo disco “Hobo”, che forse insieme a “Brothers”, l’album precedente, è quello che racconta meglio la tua doppia natura di musicista legato alle radici del sud; sudamericane da un lato e sud del Mississipi dall’altro… e adesso hai scelto di vivere in Italia, cioè al sud d’Europa. Forse c’è qualcosa che lega tutto?
Sicuramente qualche collegamento c’è, sono un figlio del sud, ma del sud del mondo, Buenos Aires rimane sotto l’Africa, sono cresciuto con il Mississippi e la Sicilia al mio nord. Sono un immigrante del sud verso il nord, uno in più come tanti nella storia. Con il Mississippi ho un legame musicale ma con l’Italia il legame è famigliare e culturale. Vai a capire perché sembrerebbe che il sud sia come condannato, questo a livello mondiale come all’interno di un paese. Si parla sempre di quelli del sud, che sono diversi, che vedono tutto in un altro modo, a me in particolare piacciono… ma veramente mi sento cittadino del mondo e cerco sempre i punti di collegamento tra le culture e le persone più che accentuare le differenze: la diversità è una ricchezza. Penso che tutto questo rimane impresso nella mia musica.
Sono felice di scoprire dalle tue parole tanti punti che abbiamo in comune: hai un legame con la Sicilia come me, abbiamo lo stesso nome di battesimo e ti dichiari cittadino del mondo, infatti “Hobo” vuol dire vagabondo, viaggiatore, giramondo ed in effetti rappresenta alla perfezione la tua filosofia che traduci anche in musica, ma tu sei di Buenos Aires, e nel tuo modo di suonare la chitarra si sentono le incandescenti influenze della Terra del Fuoco, cosa ci puoi dire della scena musicale argentina in questo momento?
La scena musicale in Argentina è molto viva e non diversa da quello che succede in altre parti del mondo, sia nel bene che nel male, forse con un po’ di difficoltà per questioni sociali o economiche, ma è una scena molto ricca e tutto continua, l’essenza dell’arte non si ferma.
Dalla tua biografia si capisce chiaramente che i tuoi modelli musicali sono stati B. B. King, Albert e Freddie King, per il loro modo di esprimersi con la chitarra e anche questo si avverte nel tuo sound, ma si percepisce qualcosa in più, ci puoi dire quali sono le altre influenze artistiche sul tuo modo di suonare?
In casa sono cresciuto ascoltando Tango, Boleros, Swing, Jazz, e poi sono arrivati il Rock e il Blues; quest’ultimo mi ha colpito in modo particolare. Mi piace investigare diverse sonorità,  posso anche trovare lo spirito del Blues dappertutto, come se fosse la stessa voce che si manifesta con la lingua del posto. Per esempio posso ascoltare JB Lenoir, Skip James, Atahualpa Yupanqui, Camaron de la Isla, Compai Segundo o Habib Koite e provare la stessa emozione.
Hai parlato del Tango e non poteva di certo mancare nel tuo bagaglio personale la musica nazionale del tuo Paese, con la sua caratteristica passionalità e malinconia, che poi è simile a quella del Blues… secondo te si può fare un parallelo tra il Blues e il Tango?
Si potrebbe fare un parallelo, soprattutto come testi, nelle parole di uno e dell’altro trovi tanta saggezza e profondità. Sono invece diversi dal punto di vista musicale, il Tango ha una complessità e una ricchezza armonica che contrasta con la semplicità del Blues, ma come hai detto prima tutte e due trasmettono passionalità, malinconia e, sopratutto, se non c’è l’anima non arrivano, non basta la capacità tecnica di riprodurre un suono… devi mettere molto di più.
Tu riesci, attraverso il Blues, a proporre anche linguaggi etnici autoctoni che altrimenti si sarebbero persi. Lo fai soltanto per un’esigenza conservativa o in alcuni casi non hai altra possibilità di esprimerti se non con il folk?
Credimi, non ho nessun tipo di esigenze, quando compongo un brano mi interessa solo che la canzone trasmetta e abbia una sua identità, non mi interessa chiudermi in uno stile, dentro di me c’è tutta questa miscela musicale e lascio che venga fuori in modo spontaneo e naturale. Ogni album è diverso dell’altro e anche i brani all’interno del album sono diversi, ognuno trasmette qualcosa di particolare, questo è una caratteristica che mi rappresenta e che mi ha permesso di arrivare ad un pubblico più ampio. Non mi interessa accontentare nessuna esigenza commerciale o stilistica.
Il Blues invece negli anni si sta trasformando in una specie di linguaggio universale e sembra aver esaurito i suoi contenuti, ma nei tuoi dischi, al contrario, trova nuova linfa. Cosa può dire il Blues oggi di nuovo?
Il Blues è un linguaggio universale, un linguaggio accattivante e potente, con una carica emotiva e ritmica molto forte. Il Blues ha cantato sempre storie di ogni momento, non si può dare ai brani lo spessore giusto se non si capisce in quale momento storico è stato creato, i fattori sociali sono fondamentali, quindi se Il Blues oggi cantasse il nostro presente sarebbe sempre attuale. Poi credo si debba recuperare il fatto della personalità nella proposta artistica invece di scimmiottare quello che non si saprà mai.
Adesso stai in Italia e molto probabilmente avrai sentito parlare di Pino Daniele, anche lui come te amava il Blues in maniera viscerale e si portava dietro le sue radici napoletane, cantando in dialetto, miscelato all’italiano e all’inglese maccheronico… che rapporti hai con Pino Daniele? Lo conoscevi anche da prima o ti è mai capitato di incontrarlo o di ascoltarlo con piacere?
Un artista per il quale ho un gran rispetto e la sua musica mi piace molto. L’ho conosciuto quando ero già in Italia, mi hanno parlato di lui e poi ho iniziato ad ascoltare la sua musica, non ho mai avuto la possibilità di incontrarlo ma mi sarebbe piaciuto molto.
Mi piace questa tua veracità e altrettanto veracemente mi piacerebbe che mi dicessi come vedi la scena musicale italiana…
Uhhh… bella domanda, potremo parlare tanto ma penso che non sia diversa di altre, siamo in un momento molto particolare a livello globale e umano. Quindi… solo posso dirti che c’è tanto talento e tanta gente che fa cose molto interessanti ma da quando la possibilità ha sostituito la capacità tutto finisce nello stesso calderone e allora diventa più difficile… ma credo che non sia mai stato diverso.
Durante la tua carriera hai condiviso il palco con i più grandi esponenti del Blues mondiale, B. B. King compreso, quali altri obiettivi ti sei proposto o quale altra soddisfazione ti vuoi togliere? Stai portando avanti altri progetti?
Si è vero mi sono innamorato della musica e lei è stata molto generosa con me, regalandomi momenti unici e meravigliosi, mi ha portato a conoscere tantissimi posti e a condividere situazioni con tanti grandi e mi auguro ce ne siano ancora altre da vivere. Il mio obiettivo fondamentale è quello di essere felice nella pace dei sensi. Detto questo, stiamo portando avanti una Associazione Culturale, e iniziando a lavorare al prossimo album, qualcosa di speciale visto che arrivo a 50 anni di vita e 30 di musica.
Sono cifre che indubbiamente vanno festeggiate e non vedo l’ora di sentire il prossimo lavoro, ma per quanto riguarda l’ultimo invece… per chiudere l’intervista, ti vorrei chiedere cosa speri che il tuo disco possa comunicare ai tuoi ascoltatori e che strada speri o hai programmato per “Hobo”?
Niente di programmato, come ti dicevo prima, le canzoni hanno la loro anima e fanno la loro strada. “Hobo” ci sta dando delle belle soddisfazioni, è un disco fresco, diretto e vario che continua a conquistare il pubblico.
Grazie Gabriel per averci aperto il tuo cuore in maniera così sincera e a risentirci per il prossimo lavoro
Grazie mille a voi per avermi dedicato questo spazio, rimango a disposizione. A presto.

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