Il Balletto di Bronzo: “Ys” (1972) – di Alessandro Freschi

“Solo il freddo della morte poté sentire tra le sue mani. La sua parola vera salì dal petto ancora ma la sua bocca stanca ed immobile restò. Quel grido lo schiacciò, fin dentro lo straziò ad il buio intorno a sé. Poi fu dentro di lui, e buio fu”.
Se passate per la baia di Douarnenez in Bretagna ed incontrate qualche pescatore del luogo non esitate a farvi raccontare qualcosa a proposito di Ys, il regno del Re Grallon eretto sotto il livello del mare ed inabissatosi per mano di un malvagio demone. Certamente il “vecchio lupo di mare” vi confiderà che nelle giornate di mare calmo ancora oggi si odono strazianti lamenti provenire dall’oceano e talvolta sembrano affiorare, a pelo d’acqua, i resti degli edifici sommersi. Una suggestiva e conturbante leggenda di origine celtica risalente al quinto secolo alla quale, circa mezzo secolo fa, una eccentrica band si ispirò per raccontare l’abbacinante viaggio di un uomo rimasto solo sulla terra e drammaticamente segnato dallo stesso destino della mitica fortezza. Finire inghiottito dalle tenebreQuattro cartoline poste al centro di una copertina ingiallita. Quattro pose da attrice d’inizio novecento. Sul retro, disposte nello stesso ordine, altrettante foto ritraenti giovani capelloni con stravaganti foulards ed improbabili calzature.
È il maggio del 1972 e tra gli scaffali dei negozi di dischi fa la sua comparsa “Ys”, secondo progetto di un gruppo partenopeo, che custodisce nel monicker il tributo ad un celebre dipinto surrealista di Edward Wadsworth: Il Balletto di Bronzo. Reduce dagli incoraggianti consensi raccolti con la prova d’esordio “Sirio 2222” (RCA 1970), album di marcata matrice beat con velleità hard rock, la band fa il suo ritorno sulla scena con una line-up ampiamente rinnovata e sotto l’egida di nuova etichetta discografica, la Polydor. Al fianco dei componenti originari Lino Ajello (chitarra) e Giancarlo Stinga (batteria), in luogo di Marco Cecioni (voce) e Michele Cupaiuolo (basso), trovano posto il bassista romano Vito Manzari e un esuberante tastierista proveniente dai Città Frontale (nucleo primordiale dei futuri Osanna) che di nome fa Giovanni e di cognome Leone. L’ingresso di quest’ultimo è determinante nella svolta stilistica de Il Balletto di Bronzo; estimatore di Keith Emerson, tecnica e talento da vendere, appassionato di occulto, Leone compone articolate sequenze miscelando arie classiche con decadenti sonorità progressive e le materializza attraverso una allettante timbrica tagliente e virtuosismi con strumenti come spinetta, moog e mellotron
Articolato in cinque movimenti all’interno dei quali cervellotici tempi dispari si insinuano tra aperture jazzistiche ed intermezzi sinfonico rock, “Ys” racconta l’allucinante vicenda di cui è sventurato protagonista un uomo costretto a vagare solitario per scenari post-apocalittici nell’intento di riuscire a rivelare al prossimo verità divine di cui è detentore (Prologo – “La voce narrò all’ultimo che sul mondo restò la vera realtà. E poi comandò di andare tra i suoi a dire la verità e il gioco iniziò”). Sfortunatamente gli unici incontri che gli si prospettano lungo il cammino sono quelli con un sordo (Primo Incontro – “La voce lo costrinse a gridare. Quel che gridò il vento portò con sé, non avrebbe più sentito niente”), un muto (Secondo Incontro – Un viso di vecchio già vicino alla morte, la fede non c’era adesso è già forte. Lo sguardo di un uomo che non ha paura cos’è se gli manca la voce sicura”) ed infine con un cieco (Terzo Incontro – Ma in quegli occhi senza luce pungenti spine erano inflitte. Sentì già sue quelle ferite e poi la luce non fu più”), esperienze che di volta in volta lo privano dell’uso dei sensi sino a relegarlo ad una sconfinata oscurità
Registrato negli studi Polygram di Milano nel marzo 1972 (nello stesso periodo in cui Le Orme ultimano il loro “Uomo di Pezza”) “Ys” si avvale di liriche scritte dalla ragazza di copertina” Daina Dini, all’epoca fidanzata di Stinga. La label ne affida una parziale rivisitazione a Cristiano Popi Minellono – futuro paroliere di successo per Celentano, Ricchi e Poveri, Camaleonti e Cutugno – malgrado una volta in stampa, sul vinile finisca per essere accreditata per i testi e le musiche (di Leone) la sola Mara Mazzocchi, zia di Cecioni ed all’epoca unica iscritta regolarmente alla SIAE. Tra le coriste di Prologo è da annoverare la presenza di una poco più che ventenne Giuni Russo, all’epoca conosciuta con il suo vero nome, Giusy Romeo, già al fianco di Leone e Stinga nelle registrazioni de “I mali del secolo” (1972) di Adriano Celentano.
Ristampato per la prima volta su cd nel 1989 in Giappone, “Ys” nelle ultime edizioni poste in commercio prevede in coda alla scaletta originaria le due facciate del singolo La tua casa comoda/Donna Vittoria. Il 45 giri viene realizzato all’indomani dello scioglimento del gruppo dai soli Leone e Stinga per assolvere agli obblighi contrattuali con la Polydor. Infatti, nonostante gli ottimi consensi ottenuti con l’album e le esaltanti apparizioni in raduni dell’epoca (Be-In di Napoli, Davoli Pop di Reggio nell’Emilia e la Controcanzonissima di Ciao 2001) nel settembre 1973 le strade dei quattro musicisti si separano. Giovanni Leone, trasformatosi in LeoNero, vola negli States per realizzare progetti solistici, Aiello e Stinga si trasferiscono a Stoccolma dove inaugurano uno studio di registrazione mentre Manzari, unico a rimanere in Italia, si dedica all’attività di turnista al seguito di Modugno e Sorrenti. La breve parabola artistica de Il Balletto di Bronzo di fatto si conclude inaspettatamente qui, risucchiata nel nulla come il protagonista del suo immortale capolavoro.

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