Il Bacio della Medusa: “AnimAcusticA” (2020) – di Alessandro Freschi

Ho in mente volti di Madonne bizantine, seni di ancelle celati da fiori. Eppure non comprendo perché il soffio della vita già mi porta alla deriva“. Tra gli incantevoli dipinti tardorinascimentali delle sale del Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago (Perugia) nell’ottobre 2019 l’associazione TrasimenoPROG ha dato vita a una interessante manifestazione dedicata, come facilmente intuibile dalla denominazione, ad artisti legati al movimento progressive rock del panorama italiano. Alla kermesse musicale hanno preso parte alcuni mostri sacri della luminosa scena Seventies (Bernardo Lanzetti, Gianni Leone, Gianni Nocenzi ed Enzo Vita giusto per fare qualche nome) nonché due apprezzate compagini locali quali L’Estate di San Martino (gruppo attivo dal 1975, riuscito a rilasciare tracce registrate solo dopo il 2000) e Il Bacio della Medusa. Capitanato dall’istrionico guitto Simone Cecchini quest’ultimo sestetto si è reso protagonista di una originale performance all’interno della quale ha ripercorso in modalità esclusivamente acustica alcune delle tappe più rappresentative della personale parabola artistica, prossima alla celebrazione del primo ventennale di attività.
A un anno esatto dall’apprezzato evento la label AMS rilascia “AnimAcusticA”, release che custodisce la registrazione della suggestiva esecuzione. Accantonata momentaneamente la componente elettrica e le conseguenziali (e apprezzate) derive hard-prog, Il Bacio della Medusa si è divertito nel cucire inediti abiti sonori addosso a celebri composizioni ricorrendo all’utilizzo di suggestivi arrangiamenti folk-cantautorali non disdegnando, all’occorrenza, incursioni nel jazz e in territori ritmici di matrice sudamericana. Una nuova angolazione musicale nella quale le opere rock della band, sovente ispirate da poemi storici e leggende medievali, hanno rinvenuto un’allettante amplificazione in termini di trasporto emozionale.
La scaletta di “AnimAcusticA” si srotola attraverso un canovaccio inaugurato da due estratti da quello che è senza ombra di dubbio il fiore all’occhiello della produzione del gruppo umbro, “Discesa agl’Inferi d’un Giovane Amante” (2008), concept-album dedicato alla rivisitazione della vicenda dantesca tra Paolo e Francesca, tra i migliori prodotti del palinsesto neo-prog di nuovo millennio.
Immediatamente si evidenzia quanto sia basilare l’impronta lasciata dalle evoluzioni di Eva Morelli, talentuosa flautista abile nell’insinuarsi con le sue traiettorie armoniche nelle trame forgiate dalla possente e melodrammatica recita di Cecchini. La line-up, completata dalla storica sezione ritmica Diego Petrini – Federico Caprai e dai chitarristi Simone Brozzetti e Simone “Il Poca” Matteucci (ultimo arrivato in casa BDM) appare perfettamente a suo agio in questa sperimentale versione e la conferma arriva nella sezione centrale dell’esibizione dove la riproposizione acustica va a interessare tracce dell’ultimo lavoro “Seme*” (2018), album che si allontana in parte dalle trame più classiche del prog per abbracciare coraggiose contaminazioni che lambiscono jazz, rockabilly ed elettro. La terza e ultima parte (da notare come nella tracklist siano totalmente assenti pezzi della novella medievale “Deus Lo Vult”, capitolo ampiamente sviscerato nel “Live” del 2016) recupera movimenti del debut-act con le particolarmente illuminate Cantico del Poeta Errante e De Luxuria, et De Ludo, et De Taberna.
Il cerchio si chiude sulle appassionate arie dell’inedito
Testamento d’un Poeta, leggiadra bossanova che tratteggia la labilità dell’esistenza e del sentimento. “Amore mio, questa carcassa oggi la rendo a Dio, queste mani alla terra pigra all’ombra dei castagni, il mio cuore lo lascio a te“). L’invidiabile personalità conseguita nel corso di anni di gavetta spinge Il Bacio della Medusa a intraprendere con successo ardimentose divagazioni che rimodellano il peculiare tessuto compositivo con il quale è riuscito a farsi apprezzare come realtà di primo piano nel palinsesto rock (art o prog, comunque vogliate chiamarlo) made in Italy. “AnimAcusticA” sorprende per l’impeccabile esecuzione d’ensemble e i cesellati arrangiamenti, ingredienti che sommati alla accurata qualità di registrazione collocano la pubblicazione al pari di una calibrata prova di studio. Il fascino di una gorgone che non tradisce. Mai.

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