Iggy Pop: “Post Pop Depression” (2016) – di Maurizio Garatti

Insieme a David Bowie e Lou Reed, Iggy Pop formava una sontuosa Trinità del Rock, capace di attraversare diversi decenni e giungere fino alla seconda decade del Nuovo Millennio in forma smagliante. Poi le cose sono andate come tutti sappiamo, e Iggy è rimasto solo, a confrontarsi con i fantasmi del suo passato e con la disperata voglia di fare musica. Quando uscì “Post Pop Depression” (Loma Vista Recordings 2016) Iggy stesso lo salutò come… “il mio ultimo Album”, e già questo bastò a creare una sorta di strisciante malumore; se poi aggiungiamo il fatto che è un gran bel disco, forse uno dei suoi lavori migliori, allora ecco che il malumore si trasformò in rimpianto e dispiacere
I
l tempo passa per tutti, e anche i “nostri eroi” devono fare i conti con il suo ineluttabile scorrere ma un altro guizzo memorabile del Nostro poi ci ha regalato 
“Free” (Loma Vista Recordings 2019e quindi prendiamo ciò che ancora ci viene generosamente elargito e assaporiamolo fino in fondo senza farci domande sul futuro. Prodotto da Josh Homme dei Queens Of The Stone Ages, che partecipa anche come musicista, l’album è un essenziale Breviario del Rock, teso e vibrante, dotato di una linearità classica e moderna in egual misura. Registrato negli studi californiani di Homme, nel breve volgere di tre week end (due nello studio Joshua Tree e uno in quello di Burbank), il disco si avvale anche della chitarra di Dean Ferita, anche lui proveniente dai Queen Of The Stone Ages, e della batteria di Matt Helders degli Artic Monkeys
Nove sono le canzoni che Iggy propone, cantandole in modo crudo e convincente, dimostrando che il suo Rock di stampo chitarristico resta una variante essenziale del Rock and Roll. Di grande impatto l’iniziale Break Into Your Heart, che presenta subito il suono chitarristico sul quale è costruito l’album, mentre Iggy canta con la sua voce attuale, certamente diversa da quella che caratterizzava i lavori degli Stooges, ma ricca di nuove sfumature calde e affascinanti. La seguente Gardenia appare più morbida, ma è solo apparenza: in realtà si tratta di un solido brano con influenza R&B nel quale si possono avvertire gli echi di alcune cose di Bowie, sopratutto nel modo di cantare. Notevole anche Sunday, con una base ritmica potente ed efficace e una chitarra perfetta a disegnare un riff molto godibile. Il disco scorre senza cedimenti di alcun tipo, arrivando all’affascinante chiusura di Paraguay, sei minuti e trenta, che si fa notare per il suo arrangiamento frammentato, quasi a creare due brani distinti. Una degna conclusione per un disco che piace sicuramente ai vecchi fans di Pop, ma che non manca di coinvolgere un pubblico nuovo e più giovane, dimostrando ancora una volta che la qualità paga.

1. Break into Your Heart 3:54. 2. Gardenia 4:14. 3. American Valhalla 4:38.
4. In the Lobby 4:14. 5. Sunday 6:06. 6. Vulture 3:15. 7. German Days 4:47.
8. Chocolate Drops 3:58. 9. Paraguay 6:25.

Iggy Pop: vocals, acoustic guitar.
Josh Homme: vocals, guitar, bass, piano, synthesizers, mellotron, production, percussion.
Dean Fertita: guitar, piano, synthesizers, bass guitar.
Matt Helders: drums, percussion, tom-toms, shaker, backing vocals.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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