Ifsounds: “An Gorta Mór” (2018) – di Capitan Delirio

Il rumore che fa una porta che si chiude alle tue spalle con violenza e… sei stato tu a sbatterla, perché anche se quella è casa tua non ci puoi più fare ritorno. Non ci vuoi fare più ritorno. Il rumore del dolore dei sogni che si infrangono, del passato che si frantuma, delle radici lacerate con disperata forza, dell’impossibilità di studiare un nuovo piano se non la fuga. Il rumore che fa la disperazione della solitudine, anche nella moltitudine di individui nelle tue stesse condizioni, il dolore che ti porti ancora addosso senza il tempo di metabolizzarlo. Il rumore che fa la paura della sopraffazione, insieme all’odore di morte che emana. Il rumore che fa l’insieme di dolori in preda al panico, in cerca di una via d’aria che permetta allo spirito di sopravvivenza di trovare uno spiraglio a cui aggrapparsi. Il rumore che può trasformarsi in suono. Il suono della speranza quando tutto sembra perduto, una scialuppa malandata in mezzo al mare, del miraggio della terra. Il suono della speranza di un futuro, non un futuro migliore, soltanto un futuro. Quando si avvera. Se non si avvera… allora si ripresenta il rumore del dolore… e in questa alternanza vive… chi è in eterna fuga, tra il rumore del dolore e il suono della speranza. Come in una grande carestia, parole che traducono la frase “An Gorta Mór”, l’ultimo progetto discografico della band molisana degli Ifsounds. La grande carestia a cui fanno riferimento è quella avvenuta in Irlanda nel XIX secolo e che si è conclusa con una enorme strage di fuggitivi e il salvataggio di pochi, molto pochi coraggiosi. Un concetto estensibile a chiunque sia in fuga dal dolore, dalla guerra, dalla disperazione, dalla fame, dalla famiglia sbagliata, e confluito in un concept album dalle atmosfere Art Rock. Perché per gli Ifsounds, guidati da Dario Lastella, questa alternanza perpetua, tra il rumore del dolore e il suono della speranza, e viceversa, è una complessa partitura Rock che si dirama in tutte le sue sfumature dal Prog all’Hard, dalla Psichedelia al Folk, passando con disinvoltura, anche all’interno di uno stesso brano, da una situazione all’altra. Mostrando una eccezionale sintonia tra gli elementi della formazione e una grande voglia di comunicare e di fare musica potente. Non a caso il loro disco è prodotto dalla Melodic Revolution Records, una etichetta discografica statunitense attenta alle realtà artistiche di estrema qualità. Come è potente il messaggio che trasmettono ed è potente anche il modo di trascinare l’ascoltatore fin dalla prima traccia del concept, per sentirsi parte di questo viaggio, vivere questa alternanza di sensazioni, sentimenti, ed esplodere nel crescendo finale, sempre con il dilemma che rimane dentro… se sia più forte il rumore del dolore o il suono della speranza… o viceversa…

Ifsounds: Dario Lastella: chitarre, tastiere, cori. Runal: voce. Fabio De Libertis: Basso elettrico.
Lino Mesina: Batteria. Claudio Lapenna: Piano, tastiere, cori.

Tracklist: 1. Mediterranean Floor. 2. Techno Guru. 3. Violet. 4. Reptilarium. 5.
An Gorta Mór (I. Emerald Island – II. Phytophthora infestans – III. Bridget O’Donnell
IV. The Great Famine – V. Doolough Lake – VI. The Docks of Limerick
VII. Regina Oceani – VIII. Long cónra – IX. Ghosts in America).

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