Ianez: “New Black” (2021) – di Massimiliano Cinalli

L’ombroso viale che, attraversando la piazza, mi riporterà a casa è ormai diventata la gratificazione più attesa alla fine di ogni triste giornata di lavoro. Non è certo lo spirito del bravo cittadino che, desideroso di rendersi utile nei confronti della propria comunità, mi costringe ad uscire ogni mattina alle 7.30 in punto, non mi è mai importato di aiutare gli altri (almeno ho l’onestà di ammetterlo, io), non ho neanche alcun interesse alle chiacchiere frivole dei colleghi su donne e automobili. Le convenzioni sociali mi disgustano. Timbro il cartellino in uscita alle 18 esatte solo per non potermi perdere la consueta passeggiata che sancisce definitivamente la fine di ogni preoccupazione. Sono anni che percorro lo stesso tragitto verso la piazza con la stessa infantile curiosità delle prime volte. Ormai mi sono assuefatto come il più sciatto dei tossici. Sono ancora abbastanza lontano ma la sua voce fuoriesce nitida dagli altoparlanti posti agli angoli del quadrilatero che è la piazza principale, l’inconfondibile accento del Nord sparato a decibel da concerto rock. Allungo il passo e mi mischio tra la folla che, con gli occhi sbarrati e inespressivi rivolti verso il megaschermo, non si perde nemmeno una parola del leader più amato.
“(…) e ribadisco ancora una volta, amici ed amiche, che queste sono solo chiacchiere da centri sociali, pronti solo ad attaccarci sempre e comunque. Se sono l’unico che non vuole che potenziali ladri e criminali entrino nelle nostre case, se sono l’unico che vuole proteggere la propria famiglia, beh, allora chiedo scusa a tutti voi perché significa che non ho capito nulla (…)”. Il resto del discorso è poco chiaro perché le parole vengono sovrastate da un boato di applausi e cori che ripetono, con toni da hooligans, le tre sillabe del suo cognome che campeggia sui manifesti affissi ad ogni angolo della città. Mi guardo intorno e percepisco ciò che tutti stanno pensando in questo momento: c’è poco da fare, è lui il “capitano” che ci guiderà verso un nuovo inizio, che tirerà fuori i suoi 49 milioni di figli da questa melmosa palude, lontano dai potenti che vogliono solo tenerci uniti nella più infima delle schiavitù. Adesso, su quel palco allestito e mai smontato, iniziano a salire tutti i personaggi più importanti della nostra comunità: il sindaco nel suo consueto completo verde acceso, il vescovo che saluta calorosamente gli astanti e li benedice con la mano, il prefetto, il capo della polizia e il direttore della sanità locale.
Una sfilata che ormai conosco bene. L’orologio della chiesa segna le 18.30, e mi ricorda che è ora che mi avvii verso casa. Uscito dai confini della piazza, uno strano pensiero si insinua nella mia testa: e se alla fine anche lui si rivelasse solo un incompetente, uno dei tanti che con le promesse è riuscito a governare per anni senza alcun risultato? Dicono che quei soldi se li sia intascati lui ma io non ci credo, non voglio credere che possa davvero aver fatto una cosa simile. Se tutto questo fosse vero, la fiducia nei suoi confronti crollerebbe fino a svanire, ci sarebbero rivolte popolari, tutti quelli che adesso sembrano morti si risveglierebbero e tornerebbero alla carica per cacciarlo definitivamente dalle nostre vite. Ma no, è impossibile, lui non è come gli altri, questo lo so per certo! Inconsciamente mi accorgo di stare correndo, sento le pulsazioni ritmiche ed accelerate del mio cuore, faccio fatica a respirare, adesso voglio solo rientrare a casa il prima possibile. E in un attimo è tutto finito: il viso di mia moglie è lì che mi osserva, inquieta e visibilmente preoccupata. “Non è niente, adesso passa, adesso passa…”. Sprofondo nel divano ed accendo pigramente la tv. “(…) vi prometto che ne usciremo, che impareranno tutti ad avere rispetto di noi e delle nostre idee, vi prometto che avrò cura di tutti voi, come un padre ha a cuore i propri figli! Grazie”. Finalmente mi distendo, i muscoli si rilassano, le endorfine fanno il loro lavoro, non penso più a nulla: è la droga migliore di tutte. “Amore, tutto bene? Come è andata la giornata?” e lei: “Il solito amore… il solito”.

I primi passi / la prima mossa / il primo bacio sull’anello senza sensi di colpa
la terra trema, il cielo scoppia, / il prete è solo un uomo che indossa una gonna.
Complesso da emiro, popolarità, / il verme nella pancia della società, 
chi uccide il buonsenso e chi per vanità… / chi toglie la casa a chi già non ce l’ha
49 milioni di morti / 49 milioni dissolti / quasi il 50% di stronzi scendono in piazza.
Giro giro tondo in fondo / stiamo tutti andando a fondo.
come in un flashback dell’aperi-black / figli dello share su Macondo.
Gino gira in tondo e in fondo / ci è cascato tutto il mondo
siamo a Zombieland o the Walking Dead / serie démodé green is the new black
I primi comizi, la democrazia / il saluto romano scorta la polizia /
la lingua che batte dove il dente duole / sento l’eco del comune minimo dissapore.
Le ultime lettere, l’autonomia / quando c’era lui corruzione e via
ed in casa clown festa all’egemonia / la lezione di storia ma di fantasia
sono giorni bui, esco fuori dai templi degli dei / Primo Levi e poi… Eco, Tolstoj
sembra chiaro che il paese abbia bisogno di eroi.
Giro giro tondo in fondo / stiamo tutti andando a fondo.
come in un flashback dell’aperi-black / figli dello share su Macondo.
Gino gira in tondo e in fondo / ci è cascato tutto il mondo
siamo a Zombieland o the Walking Dead / serie démodé green is the new black
Giro giro tondo in fondo / stiamo tutti andando a fondo.
come in un flashback dell’aperi-black / figli dello share su Macondo.
Gino gira in tondo e in fondo / ci è cascato tutto il mondo
siamo a Zombieland o the Walking Dead / serie démodé green is the new black.

Ianez: voce, testo. Lorenzo D’Annunzio: basso. Fabio Tumini: chitarra, synth.
Prodotto e confezionato da: https://www.satelliterec.com/
Il video di New Black è stato ideato, girato e prodotto da: Antonella Giuliano
https://www.instagram.com/ethereastudio/

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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