I Rose Tattoo non sono mai esistiti – di AldOne Santarelli

Le teorie complottiste, quelle delle scie chimiche e la terra piatta per capirci, sostengono, altresi’, che il continente chiamato Oceania non esiste. Quindi, niente Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Polinesia, Isole Figi e, soprattutto, niente Australia. Devo essermi addormentato con in testa questa curiosa affermazione, perché e’ tutto il giorno, dal mio risveglio, appunto, che ci penso. Se cosi’ fosse, non ci sarebbero gli Aborigeni (una civiltà così antica da perdersi nelle pieghe del tempo umano), il boomerang, Ayers Rock, i canguri, l’ornitorinco e la barriera corallina ma, ancora più inverosimile, dove sarebbe ambientato il film con il nostro Albertone Sordi e la magnifica Claudia Cardinale di “Bello, onesto, emigrato in Australia, sposerebbe compaesana illibata”? Da bambino, dopo il canguro, è stato il mio riferimento australiano (il film è del 1971). A Sidney poi, gioca a calcio il fratello di un mio caro amico. Ecco, probabilmente, per molti, l’Australia non è mai esistita perché non ha avuto una squadra di calcio famosa. La mia curiosità per il “Mondo Nuovo” è legata, in buona parte, ad una affermazione romantica, quella che recita l’Australia e’ terra di galeotti e puttane”, dovuta al fatto che, dopo la scoperta del continente da parte del navigatore inglese James Cook alla fine del 700, sia divenuta possedimento degli Inglesi che decisero di colonizzarla spedendovi detenuti, guardie carcerarie e puttane, sterminando i paciosi Aborigeni (che popolo, la loro bandiera è metà rossa e metà nera, anarchici nel sangue) e depredando le molte ricchezze naturali. Poi, come la mettiamo con le tante storie australiane che si porta dietro il rock? Gli AC/DC, radici nel blues elettrico, finita nel calderone delle etichette come la band metal per eccellenza. Spirito rock’n’roll stradaiolo dico io, autori di un rock potente ma con le radici nel blues, capaci di conquistare il mondo nuovo e antico: i fratelli Young alle chitarre e uno dei più grandi frontman che  abbia visto il rock, Bon Scott, venivano dalla Scozia però. Ho conosciuto gli AC/DC, imberbe punkettaro fanatico dei Ramones e a forza di ascoltarli sul sedile posteriore di una Ford con il lunotto coperto da due enormi casse che sparavano solo loro, gli AC/DC, per 10 ore al giorno, il cui proprietario, Marco, è e rimarrà il più grande e genuino seguace degli australiani del rock che conosco. Marco, e tutti i miei amici di allora (e di oggi), li incontravo ogni giorno davanti a un bar di periferia della provincia romana, dalla fine degli anni settanta, adottato da questo gruppo di rocchettari burini, per i miei capelli alla DeeDee Ramone, il chiodo nero e i jeans strappati, primo punk in un paese ancora lontano da Roma. In questo bar, tra il biliardino, il juke box e le partite a carte, la cosa migliore che ci poteva capitare era la macchina di Marco, per salire in paese e girare fino sera, fumando, con la musica a sconquassare i pomeriggi di adolescenti pro-Genesis e discotecari, i più grandi persi con le droghe pesanti e le ragazze che ci scansavano (poi ci saremmo riscattati tutti alla grande, prendendoci le piu’ belle). Il punk è stata l’attitudine migliore che mi potesse dare la vita, dico oggi, mi ha fatto innamorare della musica tutta, partendo da quattro accordi sparati dai newyorchesi di Forest Hill, per arrivare ancora non so dove, dandomi l’opportunita’ di conoscere gente bellissima, motivandomi a muovermi e viaggiare per concerti, leggere e credere in qualcosa. Una conoscenza che mi ha portato il punk, è stata quella di un ragazzo di un paese vicino Savona che, nei primi anni ottanta, scriveva e stampava una fanzine (che meraviglioso elemento che ci ha regalato ancora il punk) che si chiamava Working Class Kids. lui era Tiziano Ansaldi (morto prematuramente nei primi anni 90, vittima dell’eroina), tra i primi skinhead in Italia e, in particolare, grande studioso delle sottoculture tutte, collezionista appassionato di ska e primo reggae giamaicano (alla sua morte , lasciando la mamma sola, venne organizzata una raccolta fondi per vendere i suoi dischi… io ho la fortuna di possederne alcuni), scrittore illuminato e giornalista per il mensile di musica  Rockerilla, dove ha contribuito alla diffusione del punk italico e tanto altro, produttore di bands… su tutte i Nabat di Bologna. Capita che sul numero #3 della sua fanzine mi vado ad imbattere su un nome curioso inserito in una classifica che il Nostro compilava ad ogni numero, e che presentava come una “potente band di street’n’roll proveniente dall’Australia” che aveva edito alcuni singoli e un LP da avere “anche con il furto”. Capitò poi che, in uno dei miei frequenti giri nei negozi di Roma in cerca di musica nuova, trovai addirittura tre singoli di questa “strana” band chiamata Rose Tattoo: due singoli ufficiali, Bad Boy for Love e Rock’n’Roll Outlaw e un bootleg 7”inch) che mi accaparrai con gran sorpresa del proprietario del negozio che li aveva appena messi in vendita e mi domandava “ma chi sono questi?”. In una delle copertine uno strano tipo, pelato e alto come un nano, coperto di tatuaggi (siamo nel 1981), attorniato da loschi figuri, a metà tra delinquenti motociclisti e rapinatori, come solo gli australiani riescono a sintetizzare. Oltretutto uno di loro, il chitarrista Mick Cocks, indossa una t-shirt dei Clash e il bootleg riporta due brani live registrati in Europa: quindi sono già conosciuti penso io. Tutti elementi che, insieme al potente sound che macinano, mi fanno innamorare immediatamente di loro. Tiziano Ansaldi, aveva inserito nella sua classifica il brano Manzill Madness, presente nel loro secondo album “Assault & Battery”, del 1981. Proto-punk velocissimo e avvincente, con il resto dei brani contenuti sul loro primo album, “Rose Tattoo / Rock n’ Roll Outlaw” (1978/1982), denso di potente rock’n’roll, suonato da gente che ha radici nel blues e nel boogie hard rock… albums che ho stretto forte tra le mani, rimanendo ore a guardare le foto dei ceffi. Con Tiziano ci siamo scritti molte lettere (le sue le conservo gelosemente), non ci siamo mai incontrati fisicamente, forse eravamo presenti, inconsapevolmente l’uno dall’altro, a qualche concerto a Bologna. In particolare in una lettera, gli “rimproveravo” una sua recensione su Rockerilla. Raccontava di un concerto di Desmond Dekker, pioniere dello ska, al club Dingwall’s di Londra e descriveva con accuratezza gli skinheads bianchi e neri che ballavano sotto il palco. Lo scambio faceva più o meno così: io “la fai semplice per te che viaggi, mentre chi non può come me , sta qui a rosicare” e lui ma io al quel concerto non ero presente, conosco i giamaicani e gli skinheads e non poteva andare se non come ho descritto”… riposa in pace Tiziano Ansaldi. Dicevamo dei Rose Tattoo si formano come band a Sidney intorno al 1976, dopo una prima formazione, entrano in pianta stabile il cantante Angry Anderson, proveniente dai Buster Brown come il bassista Geordie Leach, e il chitarrista Pete Wellsex Buffalodove suonava il basso… a completare, il secondo chitarrista Mick Cocks e il batterista Dallas “Digger” Royall (la loro formazione migliore di sempre a parere di chi scrive). La band fa il suo esordio ufficialmente a Sidney sempre nel 1976, nel club Chequers, lo stesso dove avevano esordito due anni prima gli AC/DC, non a caso, visto che la storia dei Rose Tattoo è legata a filo doppio a questi. Sarà proprio Bon Scottappassionato seguace della Rosa Tatuata”, a portarli alla Albert Productions, casa discografica del suo gruppo, guidata da Henry Vanda e Albert Young, quest’ultimo fratello maggiore di Angus e Malcom, gia’ negli Easybeats e produttore illuminato di tanto rock aussie, cosi come del primo omonimo album dei Rose Tattoo del 1978. La band ottiene da subito un forte seguito, a Sidney prima, e poi in tutta l’Australia, negli States e in Europa dove, nel 1980, faranno il loro primo tour, divenendo un piccolo culto tra gli skinheads, oramai divisi tra ska, glam e punk rock e compressi in una sottocultura tipicamente british. Contemporaneamente, in Australia, si era diffusa una sottocultura misconosciuta fuori dalla barriera corallina: quella degli sharpies (in Europa ci vorranno venti anni per avere conoscenza e testimonianza di questo fenomeno culturale giovanile solo australiano), associata frettolosamente a quella skinheads. Si trattava invece di una sottocultura solo locale, con attitudini di chi ha nel sangue i galeotti e le puttane che avevano contribuito a far nascere il “Nuovo Mondo”. Eroi riconosciuti degli sharpies australiani, oltre ai primi AC/DC e Rose Tatto, sono anche i Coloured Balls, Buster Brown, Hush, Billy Thorpe & The Aztecs, The Angels, Lobby Lloyde, quest’ultimo chitarrista eccelso e guru del rock australiano. La storia musicale dei Rose Tatto, si dipana lungo sette album (i primi quattro a costruire la leggenda, gli altri a rafforzarla): Rose Tattoo/Rock n’ Roll Outlaw” (1978/1982), Assault & Battery” (1981), Scarred for Life” (1982), Southern Stars” (1984), “Beats from a Single Drum” (1986), Pain” (2002), “Blood Brothers” (2007). I Rose Tattoo subiranno nel tempo diversi cambi di formazione (alcuni purtroppo dovuti al decesso di componenti storici) ma che vedranno sempre alla guida Angry Andersonil carismatico leader, una vera star nel suo paese, anche per la partecipazione come attore ad alcuni films (su tutti “Mad Max #3” del 1985, insieme a Mel Gibson e Tina Turner) e la sua attività di commentatore, attivista politico, ecologista, filantropo finanziatore di programmi per la lotta al cancro. La mia fascinazione per il gruppo è legata all’estetica fuori da ogni schema precostituito, l’attitudine sincera e il sound figlio del blues e del boogie hard rock che si rifà ai Rolling Stones e ai Faces (tra gli altri), espressa al massimo nel brano Astra Wally (dal primo album) fulgido esempio di easy’roll
Astra Wally he’s a super cool / Oh when the time we we’re goin’ to school / He gets around in a Jag Mark 10 / Go do a deal Wally, go kill a friend / Go do a deal Wally, kill another friend / Go do a deal Wally, kill another friend / It ain’t funky baby, comin’ down in jail / It ain’t funky mama, comin’ down in jail / It ain’t funky comin’ down / It ain’t funky, it ain’t funky / It ain’t funky, it ain’t funky mama.
I Rose Tattoo sono una prodigiosa band rock, intrappolata in un cliché deformato che li tratteggia come dei “tamarri” del rock, figli di un paese ancora suddito (stessa sorte che è toccata agli AC/DC), incapaci di cedere al mainstream a favore di vendite al botteghino, guidati da un pelato bassetto con un cuore grande come una balena, sterminati dal destino crudele ma sempre in piedi, pronti a ripartire dal porto di Sidney, questa volta per l’itinerario contrario, a conquistare i conquistatori
Mi sveglio alle tre di notte, anchilosato sul divano, come mi capita sovente, in televisione c’e’ un tizio con uno strano cappello in testa che urla che siamo vittime di un complotto ordito da fantomatici Uomini in Nero”, forniti di armi chimiche che sparano da aerei, affermando che la storia e’ falsata dai potenti, che la terra e’ piatta e l’Australia non esiste. Mi dirigo verso il letto in preda allo sconforto… I Rose Tattoo non sono mai esistiti”.

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