“I Girasoli” – di Ginevra Gico

Sono pacificata, mi sento distesa, finalmente leggera dopo aver deposto a terra armi e scudo. Una condizione nuova. Un’aria nuova e leggera mi carezza e avvolge rimarcando tutti i miei nuovi punti vulnerabili: sono indifesa e al tempo stesso nuovamente potente, in modo diverso, assoluto e stavolta definitivo. Cosa è accaduto, cosa mi ha portato sino a qui? Spingendomi in direzione perennemente contraria, conscia che tutto era contro, ho tanto lottato. Prima contro me stessa e poi contro la vita… contro tutto. Le persone, le cose, le paure e le resistenze dentro e fuori di me. Ho lottato ciecamente e con forza come fosse l’unica cosa da fare, come fosse una questione di vita o di morte sino a concentrare tutta me stessa in questo sforzo. Ma  portandomi a un risultato inaspettato: a furia di tenere posizione ho finalmente capito che, senza accorgermene, avevo perso l’orizzonte cui ero diretta. Ogni sforzo perdeva senso davanti allo sgomento di non sapere più perché veniva compiuto e dinanzi a questa scoperta ho alzato la testa e mi sono accorta del mondo circostante, dell’aria che aveva preso il posto laddove avevo lasciato ad attendermi persone, cose, affetti. Dove sono andate? Dove siete? Io stavo lottando per voi oltre che per me! Possibile che non capiate?! Ma mi risponde solo il vento che soffia via anche l’aria che formava il fantasma di ciò che io credevo fosse ancora li. E allora basta. Basta lottare, basta fatica, basta questa tensione con cui mi costringo a tenere posizione senza pietà né per me stessa né per gli altri. Respiro a fondo e allento i pugni stretti. Immediatamente le armi cadono a terra con un rumore metallico e io resto così, nuda, vulnerabile e leggera a rimirare il campo di girasoli dinanzi a me. Girasoli gialli che da chissà quanto erano lì sotto il mio naso, pronti a muoversi al sole da giorni, mesi… saldamente radicati alla terra ma più mobili di me. Girasoli inconsapevoli che pensano che il sole sorga ogni giorno solo per far danzare loro, per farli ruotare durante il suo cammino affinché essi possano ammirare il mondo da ogni lato, in tutta la sua bellezza. Ho capito, ho capito girasoli, ho inteso il senso profondo della vostra muta coreografia: Sarà quel che sarà, ma d’ora in avanti prima io, novello girasole, e poi il mondo. Come per i fiori danzanti, sarà il mondo a esistere per me e non io a far esistere il mondo. Quanto tempo perso, quanta fatica prima di imparare una cosa semplice così, che sanno tutti i bambini, per i quali l’intero universo è stato creato affinché possano goderne liberi e leggeri di un’incoscienza buona, pensando che tutto il creato esista quando schiudono gli occhi al mattino e si spenga scomparendo nel sonno. Stupiti della danza gialla dei fiori.

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