“I Feel Good”… storia di una band Inesistente – di Patrizia Orlando

Si era alla fine degli anni ’70, si aveva 20 anni o giù di lì e tutto sembrava sbiadito.
Il decennio stava terminando lasciando un sapore strano. Per chi, come me, viveva in provincia restava una sorta di stanchezza. Da una parte i soliti riti di una città dove tutto arrivava di riflesso e poco nasceva di suo, dall’altra quell’energia e quella voglia di esserci in quei cambiamenti di cui si sentiva parlare ma in cui non si era del tutto protagonisti. Si sognavano città lontane, oasi che avrebbero dissetato questo bisogno di emergere senza pensare che in realtà nulla sarebbe veramente cambiato. I problemi dei ragazzi erano gli stessi in ogni luogo, in ogni dove…

“Londra sta chiamando le città sperdute
Ora che la guerra è stata dichiarata-e-la-battaglia è finita
Londra sta chiamando l’oltretomba
Venite fuori dall’armadio, tutti voi ragazzi e ragazze
Londra sta chiamando, ora non guardateci
Tutta questa falsa Beatlemania ha fatto mangiare tanta polvere
Londra sta chiamando, guardate che non siamo cambiati
Eccetto per l’anello di quel manganello (…)”
(da London Calling – The Clash).

Un nuovo decennio stava nascendo, chissà cosa avrebbe portato. La politica, le religioni, l’arte in ogni sua forma, il mondo e i suoi protagonisti… chissà quali esempi da seguire ci sarebbero stati imposti.
Tutto questo creava dubbi ma anche tanta voglia di espressione… di sfogare le proprie sensazioni – e di uscire da quella provincia pigra e sonnolenta – soprattutto a chi, come i protagonisti della storia che sto per raccontare,
si sentiva diverso.
Dove siete Canaglia, Cianuro, Transistor, Max, Strunz e tutti gli altri tristi figuri che si aggiravano in quel covo di via Migliavacca, dove ci si ritrovava a tirar giù accordi, scrivere poesie, inscenare performances cercando di connettersi con le scarse manifestazioni di cultura non ufficiali del posto, con risultati discutibili e scarse soddisfazioni.
Quel covo di via Migliavacca – di proprietà della Signora Dezzani Giovanna, scultrice – accoglieva
“Rochenroll Ciulers”… che sono stati davvero una cosa bestiale. Furoreggiavano in lungo e in largo, mettendo in scena schiamazzi come si deve. Imperversavano per le strade seminando il panico, battevano la landa in lungo e in largo… il tutto, per l’rrefrenabile bisogno di allontanarsi da quel fermo stagno chiamato Città in cui vivevano.
Tanto è stato il divertimento… nonostante i sacrifici per ottenerlo.
Il ritrovarsi dopo il lavoro a complottare seduti intorno a quel tavolo ingombro di libri, dischi, disegni, scritti, matite colorate; scaldandosi al ritmo di una vecchia stufa a legna. Quelle due stanze hanno accolto tanta gente strana per i più… del tutto normale per i meno. Tante parole sono state dette e tante storie sono nate… tutto con la benedizione della Signora Giovanna che, nonostante la sua già veneranda età, spronava noi giovani scapestrati, come fossimo figli suoi; portando una ventata di entusiasmo in ogni nuova iniziativa e accarezzando l’idea come se fosse una sua scultura.

I Ciulers (band Inesistente per definizione) avevano anche messo in piedi una piccola emittente in FM… Radio 88, che copriva solo il perimetro cittadino e trasmetteva poche ore al giorno RnR e R&B per un pubblico probabilmente inesistente:
“Questa è Radiooooooo 88 che trasmette in modulazione di frequenza per voi fantomatici ascoltatoriiiiiiiiiii… fin che l’onda arriva godetevi la nostra musica sperando che sia anche la vostra perché, sicuramente, presto saremo oscurati”
Poi, dalla stanza insonorizzata (e molto umida con l’impianto stereo che fondeva e arrancava per restare vivo) partiva la musica… le note quasi parlavano, dando voce anche a quelli di noi spesso rimasti muti davanti al microfono.
“Led Zeppelin – No quarter – ♫♫Chiudi la porta, spegni la luce. Nessuno tornerà a casa questa notte. Il sole cade giù e non lo sai? Tutte le nostre vite diventeranno fredde, portano novità che dovranno arrivare.
Per costruire un sogno per me e te …
♪ ” e ancora…
♪♪♫Dolce figlio del tempo vedrai la linea, la linea che separa il bene dal male, vedrai il cieco che spara al mondo, pallottole volanti che riscuotono pedaggi. Se sei stato cattivo, oh Signore, lo scommetto e se sei stato colpito da piombo volante faresti bene a chiudere gli occhi, chinare la testa e aspettare il rimbalzo del proiettile… ♫♪ (Deep Purple – Childe in Time) ♫♪”
Un’altra storia ancora…♫♪ (The Who – Pinball Wizard)♫♪il punteggio scorre. Questo ragazzo sordo, muto e cieco gioca in modo strepitoso a flipper! Lui è un mago del flipper. Ci deve essere un twist. Un mago del flipper, ha un polso agile. Come credi che ci riesca? Io non lo so! Che cosa lo rende così bravo? Come credi che ci riesca? Io non lo so! Che cosa lo rende così bravo? ♫♫♪”
L’adrenalina saliva e… ecco un nuovo pezzo… “Forza gente la notte è lunga e molto good…
diamo voce a James con I Feel Good… ♫♫♪ Whoa-oa-oa! Mi sento bene, sapevo che lo sarei stato, adesso, mi sento bene, sapevo che lo sarei stato, adesso Così bene, così bene, ho Te. Whoa!
Mi sento buono come zucchero e spezie, mi sento buono come zucchero e spezie. Così buono, così buono, ho Te. E allora dai, non fermiamoci … ♪♫”. 
Le note piano piano affievolivano…
“…è ora dei saluti. Chissà se ci risentiremo, chissà se Radio 88 tornerà su queste frequenze…”
I ritmi, per il gruppo, erano frenetici, troppo… e a certi ritmi a lungo andare non si regge.
L’avventura poi finì… i Roncheroll Ciulers non esistono più. L’inizio delle fine fu quel ferragosto del 1980 a Torino, trascorso ad inscenare le ormai frequenti esibizioni inutili.
Di quel gruppo di folli rimangono solo ricordi… qualche gadget o fotografie ritagliate dai giornali.
Così come la band, anche la radio chiuse le sue trasmissioni… il silenzio calò su via Migliavacca.
I giorni passati su palchi scalcinati, con un pubblico esiguo e fuori di testa, sono un pezzo di vita di chi ha provato a cantare fuori dal coro, tentando di raccontare con la Musica, la propria anima.
Gli anni ’80 poi arrivarono… stagione più di ogni altra identificata col consumismo rampante ed effimero; segnata dalle indimenticabili colonne sonore degli Spandau Ballet, Cure e Duran Duran; retta da uno spirito aggregante e orfano
(o solamente libero?) delle ideologie e della politica.
Tempo in cui, come in un viaggio, era diffusa l’idea di poter «essere quello che non sei ma vorresti diventare». (Giulia Clarkson, su “Il confine di Bonetti” di Giovanni Floris).
Pensando a voi Canaglia, Transistor, Cianuro, Max, Strunz… in un epoca in cui il consumismo ha prevalso così come l’apparenza, i Rochenroll Ciulers, cosa ci avrebbero raccontato?
La spontaneità e la follia di quei giorni, quell’essere Inesistenti, dimostrando di non esserlo…
questo sono stati i Rochenroll Ciulers, una favola metropolitana in questa nostra piccola realtà urbana…
ancora troppo stretta per molti.

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6 pensieri riguardo ““I Feel Good”… storia di una band Inesistente – di Patrizia Orlando

  • Agosto 28, 2015 in 7:58 pm
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    Bella questa storia dei Ciulers me la sono piu ‘ che letta bevuta di un fiato,che magone!

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  • Agosto 30, 2015 in 4:50 pm
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    In “Radio Freccia” ci sono molte similitudini con l’esperienza fatta dai giovani astigiani. È stata un’esperienza profonda. Fatta da persone creative, che fino all’ultimo giorno della loro vita affronteranno gli eventi mettendoci qualcosa di loro, sperando, forse da presuntuosi, di migliorare il mondo (anche solo un pochino)

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  • Settembre 12, 2015 in 8:12 pm
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    Scusa Orlando, non è x darti contro a gratis, ma mi vedo costretto a precisare che i Rochenroll Ciulers in quanto band sono esistiti x davvero, si sono esibiti x un paio di anni ed hanno lanciato successi indimenticabili come Tu sei una cagna, Uomo Scrocchia, Teddy Lercio, Questo posto si chiama l’inferno end meni aders. X la cronaca ricordo anche la formazione: Tina Rabbia basso, Mazinga Serafino chitarra, Rocco Ka batteria, Tuttisanti Ciccio Tom voce, Missile Belisario maestro di cerimonie. Il gruppo ha anche potuto contare su collaborazioni prestigiose: le coreografie di Canaglia Motomorte, la chitarra di Otlo Varts, il sax di Portobello. Grazie e un abbraccio. Giacomone

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  • Settembre 14, 2015 in 9:04 am
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    Forse è giusto aggiungere che i Rochenroll Ciulers non solo sono esistiti, ma erano persone in carne ed ossa che, oltre a darsi da fare come band musicale, soprattutto si occuparono di quello che potremmo definire un movimento culturale locale.
    Allestirono mostre di pittura, fecero spettacolini teatrali per le strade, trasmisero da una emittente, fecero serate a tema nella loro sede, si occuparono di fotografia ……. insomma, toccarono molti aspetti della cultura, con molta versatilità e inventiva.

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  • Settembre 16, 2015 in 2:17 pm
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    Certo che i Rochenroll Ciulers sono esistiti ed erano persone in carne ed ossa. Infatti il mio racconto li vuole proprio definire tali e lo dico ” sono stati una cosa bestiale” visto anche la realtà urbana in cui vivevano. Hanno fatto molto e rimarranno nei ricordi di chi li ha conosciuti e frequentati. Ho scritto semplicemente le mie sensazioni.

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  • Novembre 3, 2015 in 10:29 am
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    Quante belle storie abbiamo da raccontare. Quanta energia, quanti sogni…
    Un bel racconto, mi è piaciuto!

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