I “Briganti”: una squadra in campo per il riscatto sociale – di Cinzia Pagliara

I briganti, ce lo insegna la storia, nacquero in difesa del territorio. Le immagini lungo un sentiero nel parco nazionale del Pollino li raffigurano sorridenti e nerboruti, con fucile in spalla, il cappellaccio e lo sguardo sicuro. Anche le brigantesse hanno un loro fascino in quelle foto: per niente baffute, o forse sì, ma con occhi luminosi che catalizzano l’attenzione, insieme al sorriso aperto e alla postura eretta di chi è forte, e lo sa. A Librino, un quartiere alla periferia di Catania, i “Briganti” difendono il territorio dalla mano della malavita, allontanando i ragazzi dalla strada e offrendo loro prospettive diverse attraverso il rugby, una biblioteca con continue attività di recupero scolastico e di vita e una club house dove trovare una birra e un po’ di musica in serenità. Un’oasi vivace e propositiva, troppo fastidiosa per chi comanda su quel quartiere… così, una notte di qualche settimana fa, la sede dei Briganti è stata bruciata: un enorme rogo che ha distrutto la biblioteca messa su con fatica e pazienza e tutte le attrezzature. Un chiaro avvertimento intimidatorio… solo che i “Briganti” non si possono intimidire e, il giorno dopo, decine e decine di giovani e meno giovani erano in campo:a ricostruire, centinaia di magnifici briganti e pacifici guerrieri. Librino è un quartiere difficile, un bacino inesauribile di manovalanza per la malavita collegata alla mafia, enormi palazzi che non hanno nulla della modernità promessa e che sono solo labirinti distopici, e fanno paura. Se ne è accorto già molti anni fa Antonio Presti, artista e mecenate che a Librino ha “creato” una scuola meravigliosa (dove per la prima volta si è svolto il “Rito della Luce” da lui ideato) i cui alunni hanno disegnato e realizzato le bandiere che decorano la strada che porta all’aeroporto. Anche “I Briganti” hanno radici datate, e ho chiesto ad un amico, l’attore e regista Angelo D’Agosta, che “brigante” lo è da sempre, di raccontarmi la loro storia, perché il loro spazio possa rinascere, con l’aiuto di tutti. “La storia dei Briganti – inizia Angeloè strettamente legata alla storia del Centro Iqbal Masih (aperto nel 1995) che era uno spazio autogestito a Librino, in cui ragazzi potessero fare doposcuola e praticare dello sport: la morte del piccolo Iqbal aveva molto scosso in quegli anni gli ambienti impegnati nel sociale, e a lui fu dedicato il locale, un’ex bottega, in cui si iniziò l’attività. Presto però, a mandare avanti il centro rimase una sola persona, insieme a qualche amico, e questa persona si chiama Piero Mancuso” – si ferma giusto un attimo,poi riprende con la sua voce calma che ho imparato a conoscere in scena – “Piero è una delle persone più buone che io conosco, un buono vero. Piero decise di rimanere sul territorio, non senza una netta opposizione da parte della gente del luogo, tanto che sulla porta del Centro Iqbal ci sono ancora i fori di alcuni proiettili, ma Piero tiene duro ornai da ventidue anni, e tante sono le attività e le persone che in tutto questo tempo si sono avvicendate, tanti sono i bambini che sono cresciuti in quel centro, alcuni si è riuscito a salvarli, altri si sono purtroppo persi per strada, con grande dolore. Poi per caso un giorno, non ricordo esattamente l’anno, uno dei volontari portò un pallone di rugby e i bambini, incuriositi dalla forma, vollero conoscere le regole, e si cominciò a giocare in uno spiazzo antistante al centro, in cemento, dove si posteggiavano le macchine. Solo che, proprio davanti allo spiazzo, c’era un bellissimo campo (che si chiama “San Teodoro”) che era stato inaugurato nel 1994 per le Universiadi che si erano svolte a Catania e che poi non era stato più utilizzato”. Ve lo immaginate, no? Un bellissimo campo da rugby, uno da calcio e due palestre e un altro grandissimo spazio da utilizzare: tutto in disuso e proprio sotto gli occhi dei futuri “Briganti”. La squadra di rugby infatti si era intanto formata, perché, accanto ai piccoli, anche qualche adulto si era aggiunto, per far sì che i ragazzi avessero la possibilità di non smettere di giocare dopo le giovanili: I “Briganti” erano pronti a conquistare il loro territorio. Avevano un presidente (Stefano Curcuruto) e avevano un allenatore vero (il primo è stato Umberto Bonaccorsi) e giocatori “volontari”: Gaetano Ferlito, Francesco Toscano e lo stesso Angelo D’Agosta. “Si perdeva miseramente,anche con una differenza di cento punti, ma eravamo lì per dare un esempio, bisognava partire dalle botte prese per avere voglia di rialzarsi. I Briganti in fondo non sono dei vincitori,sono dei guerrieri. La squadra è diventata sempre più forte, fino a che, un 25 Aprile, abbiamo occupato il San Teodoro (che infatti oggi è il San Teodoro Liberato) e i Briganti di Librino hanno finalmente avuto la loro sede.”… e non solo un campo, ma una club house per i “terzi tempi” e per poter stare insieme e una biblioteca di tremila volumi, gestita da un gruppo straordinario di ragazze, le “Librinaie”; perfino un orto autogestito, con ortaggi di stagione. “Perché la terra è buona – dice D’Agostaa Librino la terra è buona. In tutti i sensi“. Il Campo San Teodoro diventava d’un tratto un mondo migliore e vero, ma un mondo migliore dà fastidio, e così cominciavano anche gli “avvertimenti”: piccole cose, ma chiarissime. Piccole cose fino a pochi giorni fa, quando il Centro San Teodoro subisce un attacco al cuore. “E gli attacchi al cuore – continua Angelofanno male, perché è difficile riprendersi”. Hanno bruciato tutto, tutto. Quella sera loro, i “Briganti”, erano tutti lì, senza parole, davanti ai vigili del fuoco in azione. Tutti a chiedersi quale sarebbe stato il dopo, ma consapevoli che se i “Briganti” non sono eroi, restano comunque guerrieri… e oggi a Catania tanti nuovi “Briganti” sono pronti a dare una mano, perché Il San Teodoro Liberato resti “libero”, per poter ancora dare possibilità ai giovani di Librino di conoscere il sapore della libertà dalle “imposizioni”. Angelo D’agosta ha una voce che è un piacere ascoltare, e io mi trovo a pensare che sarebbe bello se questa storia diventasse un nuovo testo da portare in scena “Ci siamo già rialzati, nonostante il brutto placcaggio scorretto alla gola che abbiamo ricevuto – conclude – I “Briganti”ripartono: così.” Bello, immaginare i “Briganti” in azione, in questo tempo così emotivamente apatico. 
Aiutiamo l’A.S.D. I Briganti di Librino, a ricostruire la propria Club House con un semplice gesto… offrendo delle birre. Funziona così o faccio un bonifico del prezzo di una birra da 66 (2 euro) per ogni persona a cui voglio offrirla, faccio il video e taggo gli amici beneficiari che a loro volta, dopo bonifichino, offrono altre birre… e così via. Questo è l’iban. A.S.D. I Briganti IT 03T 03127 26201 000000190243.

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