Humulus: “Reverently Heading Into Nowhere” (2017) – di Giovanni Capponcelli

Quello del cantante e chitarrista Andrea Van Cleef è uno stoner con appeal addirittura “doorsiano”, che fa leva sulla sua calda voce da crooner, languido e seducente come una divinità notturna e intimamente perversa. Lo accompagna una sezione ritmica ordinata nel suo hard rock cupo ma fluente e melodico, abile negli “stop and go”, paziente nella costruzione di lunghi brani che si concedono qualche cambio di tempo ed una forma che costeggia un progressive sempre occulto. Om + Cult, prendendo a prestito quanto di buono sentito di recente da nomi quali Wild Scream, Doctor Cyclops e Wichwood; passando poi sotto la lente distorcente dei Josh Homme e dei Matt Pike; eppure mai così esageratamente hard boiled da compromettere un bel affresco fatto di nera liquidità atmosferica da Pink Floyd di “Palm Desert”. Accade così che Anarchonaut, con ampia intro strumentale per banchee baritonali, possa piacere tanto a Steven Wilson quanto ad Ozzy Osbourne; o che negli intermezzi in cui la foga si dirada, questa “baritone experince” si scontri con gli Sleep del sempre troppo poco lodato “Holy Mountain”. Secondo Lp della band bresciana, che ancora si inserisce facile nel solco del “biker stoner da birreria” (ma sarebbe riduttivo, anche se il moniker è il nome latino del luppolo…), è prontissimo al definitivo salto di qualità e vale assolutamente un ascolto, non foss’altro per il sound perfettamente catturato da Giovanni Bottoglia per la tedesca Oak Island.

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