Hugo Race & the True Spirits: “Star Birth/Star Death” (2020) – di Ignazio Gulotta

Disco doppio, nascita e morte, il principio e la fine indissolubilmente intrecciati pur nella loro antitesi. C’è un dualismo evidente in questo nuovo lavoro dell’australiano Hugo Race, qui tornato per il quindicesimo disco in trent’anni con i fedeli True Spirits. Anche i due dischi editi da Gusstaff Records si contrappongono e nello stesso tempo sono complementari, il primo, “Star Birth” contiene ballate elettriche, l’altro, “Star Death” è invece composto da brani strumentali elettronici. Il disco è stato registrato nell’estate del 2019 mentre in Australia infuriavano incendi terribili che hanno devastato foreste e centri abitati. Il mixaggio ha avuto invece luogo a inizio pandemia. E questo senso di angoscia, precarietà di un mondo che sembra sgretolarsi di fronte a eventi naturali e sanitari pervade le tracce del disco, e non potrebbe essere altrimenti per un artista sensibile e attento a quel che accade intorno.
Se fosse uscito un anno fa avremmo potuto definire questo lavoro come un incubo distopico, ma dentro quell’incubo ci siano finiti davvero, fatichiamo a uscirne, le nostre vite sono stravolte, ci sentiamo oppressi da qualcosa di irrazionale contro il quale le nostre armi sono spuntate, l’unica possibilità è difendere la nostra umanitàuniti restiamo / separati cadiamo», United), altrimenti «perdi te stesso» (Can’t Make This Up) perché «siamo l’incubo e il sogno / l’amore è l’energia» (Darkside). È in Embryo che meglio si esplicita la condizione umana dei nostri giorni: «il software ci conosce meglio di quanto ci conosciamo / ci ha dato quello che volevamo, questo inferno di plastica / sai che è un virus di tipo contagioso / un virus killer delle loro menti freddo come la pietra», mentre in The Rapture Hugo Race riprende e recita una preghiera gnostica per invocare un Dio che attraverso la sua luce possa liberarci dal male del mondo. Se mi sono soffermato sui testi, a volte criptici ma pieni di immagini forti e suggestive, è perché sono un elemento decisivo alla comprensione di un disco tanto profondo quanto bello e affascinante e quanto essi si accordino magnificamente con la musica e le sue inquietudini.
E la musica è ancora una volta straordinaria, Hugo
Race mostra la sua natura di nomade della musica, di ricercatore curioso e acuto che non ama sedersi sugli allori, “Star Birth” è quasi una summa di anni di ricerca, il blues, la psichedelia, gli incontri con i musicisti del mondo, l’elettronica trovano qui mirabile sintesi. Il primo brano Can’t Make Me Up, introdotto da suoni elettronici pulsanti è una ballata ipnotica dall’andamento riflessivo, impreziosita dalla voce scura di Race, e con un ritmo che ricorda i Massive Attack di “Blue Lines”, sensazione che ritroviamo anche nell’inquietante incubo di Embryo con i suoi bassi profondi e cupi. Brani come Darkside o Heavenly Bodies con un canto mai così pulito e chiaro nella dizione ci consegnano a una dimensione quasi pop, ma molto visionaria. Only Money ha un arrangiamento che potrebbe essere uscito da un B-movie, mentre Holy Ghost torna al grande amore di Race & Russo per il blues più sporco e demoniaco. Le ultime tracce ci conducono in un’atmosfera sempre più intima e raccolta verso qualche spiraglio di luce.
Resta da parlare del secondo disco, “Star Death“, in cui Race riversa il suo interesse e il suo amore per l’elettronica, si tratta di altri dodici brani tutti strumentali, solo qui e là affiora la voce umana con sussurri e balbettii, che un po’ sulla scia di quanto realizzato con Gemini 4 ci trasportano in una serie di godibilissimi paesaggi sonori fra psichedelia, sperimentalismo giocoso, rimandi a Eno, suggestioni spaziali. Lo spazio non consente di dilungarsi oltre, ma di questo viaggio sonoro vorrei sottolineare almeno il brano All We Have Is Love che raggiunge momenti di maestoso lirismo nell’incontro fra una gelida tromba, le morbide architetture del moog e gli sfarfallanti suoni elettronici. In conclusione potremmo dire trent’anni e non sentirli, Hugo Race è davvero uno dei più lucidi cantori del nostro tempo, la sua musica ci aiuta a viverne le contraddizioni, le angosce, i dolori, ma anche attraverso la bellezza della musica a tenere acceso quel tanto di speranza che rende vivibile la vita.

Foto di repertorio Michele Faliani © tutti i diritti riservati
© RIPRODUZIONE RISERVATA

https://hugorace.bandcamp.com/album/star-birth-star-death

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