Hot Shanks Blues Band: “Live In Studio” (2017) – di Capitan Delirio

Il  diavolo, stanco della solita musica, un giorno fece un giro sulla terra per vedere che aria tirava. Fu attratto da un drappello di uomini e di donne di colore che cantavano, suonavano strumenti improvvisati e si dimenavano come assatanati. “Hei, pensò, questi sanno davvero come divertirsi, sono più assatanati loro… molto più di me”. Iniziò a ballare insieme a loro e si divertì come non succedeva da anni. Per ricompensa insegnò loro a costruire strumenti ben delineati e a suonarli con il talento di mille angeli (beh, non si può porre limiti al talento e al diavolo). Riempì le loro botti di Whisky e disse loro: “Andate, divertitevi, suonate, danzate, ballate come se faceste l’amore, dimenticatevi dei vostri dolori di schiavi, rompete la pace di quei fottuti schiavisti bianchi e diffondete la mia musica”… è così che nacque la musica del diavolo” – più o meno – ed è così che i musicisti afroamericani la interpretavano in giro per gli stati intorno al Mississippi. Suonavano tutto quello che si poteva suonare, quando finivano gli strumenti li inventavano, quando finivano le note ne creavano di altre, ballavano fino allo sfinimento e bevevano come dannati. poco importa se le loro feste chiassose a volte finivano in rissa, e che molto spesso qualcuno ci lasciava pure la pelle: era il prezzo da pagare, consapevoli che le ricompense del diavolo non sarebbero più finite. A Chicago insegnò loro ad elettrificare gli strumenti ed ad amplificarli, e disse: “Adesso non vi potrà fermare più nessuno!”. In effetti l’Electric Blues e il Blues Rock hanno radunato adepti in tutto il mondo, soprattutto nel Regno Unito, in un continuo scambio tra musicisti, come Thaj Mahal, Willie Dixon, Spencer Davis, Freddie King, Junior Wells, James Crawford, Bobby Troup, o Jimmy Reed. Il verbo così conquista davvero tutto il pianeta e, anche in Italia il diavolo trova terreno fertile. Ci sono adepti che si fanno rispettare in ogni angolo della penisola, isole comprese. A proposito, proprio alle falde dell’Etna ci sono questi quattro ragazzi, Alessandro Rossini (voce, armonica, organo), Salvo Mercurio (chitarra, voce), Marco Cannata (basso elettrico) e Alessio Cannata (batteria) – e in più l’ultimo adepto, Giovanni Costa al sax – che si “dannano” insieme da tanti anni, e sono bravi a suonare e, soprattutto, sono bravi a bere. La loro benzina non è il Whisky, ma il vino prodotto dalle uve cresciute nel terreno lavico del vulcano. La loro formazione si chiama Hot Shanks Blues Band e il loro suono è magma che ribolle. Hanno appreso bene la lezione dei loro Maestri ispiratori e la hanno riversata nel loro disco d’esordio “Live In Studio”, composto da otto cover (come è consuetudine nell’ambito Blues) e un inedito che porta la loro firma. Il vino scorre e surriscalda l’energia, il ritmo elettrico sparge scosse in ogni dove. Evocano problemi ancestrali che rendono gli uomini tutti fratelli, figli dello stesso diavolo. Le difficoltà esistenziali, il dolore, l’amore. Li esorcizzano. Ci suonano sopra. Ci ballano sopra. Attraverso la loro natura vulcanica sanno bene come evocare lo spirito del Blues e renderlo elettrico. Tanto per far sentire il diavolo come a casa sua anche in pieno Mediterraneo

Tracklist: 1. She caught the katy. 2. Hide away. 3. My home are you. 4. Iko Iko.
5. Messin’ with the kid. 6. I just want to make love to you. 7. Route 66.
8. Baby what you want me to do. 9. Gimme some lovin’.

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