Homunculus Res: “Andiamo in giro di notte e ci consumiamo nel fuoco” (2020) – di Ignazio Gulotta

Quando si parla di un disco dei palermitani Homunculus Res non si può non fare riferimento alla loro fonte principale di ispirazione, la musica di Robert Wyatt, Caravan, Kevin Ayers, Hatfield and the North che è stata definita sotto l’etichetta di Canterbury Sound e che da noi ha avuto esponenti di rilievo come i Picchio dal Pozzo. Gli Homunculus Res ne hanno ereditato l’approccio libero, disinibito e anarchico alla musica che gli consente di spaziare efficacemente e con intelligenza fra i diversi generi e l’affascinante leggerezza e l’ironia pungente che caratterizzò la miglior musica espressa da quei musicisti negli anni Settanta. Con questo quarto album, “Andiamo in giro di notte e ci consumiamo nel fuoco” (AMS 2020), caratterizzato come i precedenti da un titolo lungo, traduzione di una frase palindroma latina In girum imus nocte et consumimur igni, che in qualche modo ci introduce alle atmosfere presenti nel disco, gli HR sembrano dirci che per quanto noi ci diamo da fare e giriamo sarà il fuoco alla fine a consumarci. L’album si presenta come una sorta di concept su una realtà illusoriamente ricca e luccicante, ma effimera nel suo irragionevole consumismo.
Dario D’Alessandro
voce e compositore di tutti i brani, oltre che autore del design del disco, usa l’arma tagliente dell’ironia, per esempio in Il Carozzone, e la forza di uno stile immaginifico e surreale ricco di simboli, metafore, come la lucciola del brano iniziale o il buco nero dell’omonima canzone. Ne viene fuori l’immagine di un mondo impazzito che sta divorando se stesso in un bulimico e annichilente consumismo. Dal punto di vista musicale il disco è un’altra splendida prova del gruppo siciliano, che anche questa volta si avvale di esponenti della scena canterburyana come Patrick Dufour e Petter Herbetsson, dell’immancabile Giorgio Trombino e del duo degli Sterbus. Il loro è un suono ricco e variegato dove la matrice canterburyana è arricchita dai fraseggi jazz rock, dall’eterea raffinatezza alla Stereolab, dalle incursioni nella library italiana, per citare le più evidenti.
Fra i brani meritano segnalazione la wyattiana Lucciole per lanterne con la voce eterea di D’Alessandro che vibra fra disillusione e amarezza su un arrangiamento dissonante e jazzato nel quale spicca il sax di Trombino; lo stile fra ironia e sarcasmo di Il Carrozzone; l’ironica parodia pop di La Luccicanza con sorprendente citazione beatlesiana nel finale; le elucubrazioni strumentali di Il buco nero fra prog ed esotica soundtrack di B-Movie; la vena malinconica e intima degli arrangiamenti de La salamandra; l’intreccio vocale e le atmosfere lounge e rétro di La spia, complice la partecipazione degli Sterbus, ma ogni brano meriterebbe una citazione per l’alta qualità della proposta. Gli HR confermano di essere una delle migliori band in circolazione non solo in ambito progressive, perché il loro approccio al genere non si limita a riproporre forme del passato, ma le utilizza in chiave personale come modo per raccontare in musica la vita di oggi, con le sue assurdità e le sue contraddizioni realizzando un caleidoscopio musicale brillante e fantasioso che non cade mai in uno scontato già sentito.

https://homunculusres.bandcamp.com/

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