“Helter Skelter sta arrivando” (Maledetti Beach Boys! 1°parte) – di Maurizio Fierro

Nell’agosto del 1969, la Family, una setta composta in prevalenza da ragazze sbandate sotto l’effetto della droga, compirà una serie di efferati omicidi a Bel Air, una sofisticata zona sulle colline di Los Angeles. Sulle pareti delle ville teatro degli eccidi verranno trovate diverse scritte fatte col sangue delle vittime e due parole: Helter Skelter, tratte dal titolo di una canzone dei Beatles. A guidare quella piccola comunità di anime perse è un pericoloso psicopatico, che cova il sogno di diventare una rock star.  
Barker’s ranch, deserto della Death Valley, California, 20 gennaio 1969
“Dai, Charlie”, disse Sadie, “non prendertela. Tu sei meglio di quegli acchiappaonde del cazzo, credimi, fanculo loro e il loro fottuto surf”Charlie si voltò verso la ragazza e quello che vide fu un corpo fatto di carne. Ma poteva essere di pezza, e non sarebbe cambiato niente. Le fece un cenno, e Sadie, docile, si accucciò ai suoi piedi unendosi a Quisch, che era lì già da un po’. “Charlie, cantaci qualcosa, dai”, chiesero le due ragazze. Quelle parole bucarono il velo di torpore che avvolgeva Charlie come una coperta spessa. “Forse avete ragione, piccole”, disse, “un po’ di musica, mi ci vuole un po’ di musica”L’uomo fece un cenno a Mary, distesa in un angolo a fumare hashish. La ragazza si alzò di scatto e si diresse nella stanza di fianco, riapparendo poco dopo con una chitarra che porse a Charlie. Poi si accovacciò ai suoi piedi, e presto fu imitata da Snake, Squeaky e Susan. Poi, con voce roca, quasi salmodiando, Charlie cominciò a cantare.
Pretty girl, pretty girl, pretty girl / Cease to exist / Just come and say you love me / Give up your world / Come on you can be / I’m your kind oh your kind and / I can see, walk on walk on.
“Maledetti porci, me la pagherete!”, urlò Charlie all’improvviso, allontanando da sé la chitarra con un gesto d’ira. “No, Anima, ti prego, non fare così”, disse Mary, accarezzando il volto dell’uomo da cui aveva avuto da pochi mesi un figlio. Poi, con gli occhi, fece un segnale convenuto alle ragazze. Sadie, Quisch, Snake, Squeaky e Susan cominciarono a spogliarsi. Poi a palparsi e a toccarsi, dappertutto. “Ecco le mie brave ragazze”, disse Charlie, “come farei, senza di voi?”Poi, mentre le ragazze si abbandonavano a un’orgia improvvisata, Charlie si tolse il caffetano nero, prese Mary fra le braccia e cominciò a baciarla. Tutto d’un tratto la voltò, le sollevò la leggera vestaglia a fiori, e la penetrò con movimenti lenti, ritmati. Aveva lo sguardo allucinato, CharliePretty girl, oh pretty girl”, cantilenava, mentre le altre ragazze si toccavano e si strusciavano cercando di attrarre la sua attenzione. “Come on you can be / I can see, walk on walk on. Cantava e stantuffava senza requie, Charlie“Oh sì, Anima sussurrò Mary gemendo, “continua, ti prego, continua…”Con il corpo agitato, quasi in stato di convulsione, Charlie eiaculò con un grido trattenuto, e allora le ragazze cominciarono a leccarlo, e a spalmarsi il suo seme sul volto. Poi, distesi sul pavimento, tutti insieme cominciarono a fumare hashish contemplando il soffitto dipinto con stravaganti disegni colorati, come in attesa di visioni rivelatrici. I disegni erano opera di Ben, un pittore hippy conosciuto da Charlie a San Francisco. 
Ben si era unito alla Family da alcuni mesi. Prima aveva dipinto gli interni dello scuolabus, poi si era dedicato ai soffitti del ranch. Tutti quei volti circondati da colori contrastanti, quei motivi fantastici in forme caleidoscopiche, piacevano a Charlie“Ben, cosa volevi riprodurre, in quel disegno?”, gli chiedeva, “Quelli che vedo lì, tutt’intorno, sono paisley indiani, vero?”, e Ben a filosofeggiare di mandala, fiori di loto, karma. Insomma, andava a genio al capo, BenPoi ci fu quel problemino con SnakeL’aveva quasi uccisa, Ben, una mattina, in una di quelle orge improvvisate, al ranch. Prima l’aveva legata e imbavagliata, poi, mentre scopavano, le aveva legato dei lacci al collo stringendo fino a farla diventare cianotica. Mary e Saudie erano accorse appena in tempo, costringendo Ben a mollare la presa e consentendo a Snake di liberarsi e sgattaiolare via. Quando venne informato della cosa, Charlie ascoltò impassibile, con la stessa empatia di un cinghiale selvatico. A cena tutto filò liscio, e il resto della serata non riservò sorprese. Il giorno dopo nessuno vide Ben… e neanche il successivo e quello dopo ancora. Il pittore era sparito, volatilizzato. Non ci furono domande, e tutti pensarono che Ben avesse abbandonato il ranch. Qualche tempo dopo Tex trovò un pacchetto nel congelatore. Lì per lì pensò a qualche coscia di agnello, lasciata per qualche occasione speciale. La consistenza però era sospetta, così Tex aprì il pacchetto e vi trovò due mani, e allora si ricordò di Ben, perché l’anello verde che vide brillare su una delle dita era proprio quello di cui andava fiero il pittore hippy. Non parlò a nessuno di quel ritrovamento, Tex, neanche a Charlie. Si limitò a scavare una piccola fossa in giardino, e a sotterrarvi il contenuto del pacchetto. Mentre ricopriva il terreno con sassi e terriccio, Tex fu preso da un improvviso attacco di riso, e continuò così, per un bel po’, piegandosi e contorcendosi, fino a quando non cominciarono a fargli male i muscoli addominali. Pensava a quelle mani, Tex, e se le immaginava scavare, scavare, nella speranza di ricongiungersi al corpo di Ben, o a quello che ne restava, almeno. “Ehi, Charlie”, fece Mary, “ma tutti quei disegni se li inventava, quel tizio? Ti ricordi? Chissà che cazzo di fine avrà fatto, Ben”Charlie fece un sorriso da criminale, di quelli in cui si solleva solo un lato della bocca, poi emise un sospiro rauco, si schiarì la gola e rimase disteso, in silenzio, continuando a contemplare il soffitto. Dopo alcuni minuti si alzò, assunse la posizione del loto e intonò l’ohm, presto imitato dalle ragazze, e per un po’ al ranch regnò la pace… ma durò poco. “Ma vi rendete conto?” berciò Charlie uscendo dallo stato di meditazione, come tirato da un forcipe, “sostituire le mie parole!”L’effetto rilassante del mantra induista era improvvisamente svanito, e Charlie ora era in piedi, al centro della stanza, e sembrava un sacerdote impazzito davanti al pulpito, con gli occhi sgranati e le labbra strette che gli disegnavano un solco profondo sul volto. “U-n-a f-o-t-t-u-t-a  m-e-r-d-a  d-a  s-u-r-f-i-s-t-i !”, compitò. “Noooo! Voglio Wilson, qui, ora! Lo voglio fare a pezzi con le mie mani, e poi farci un cazzo di barbecue. Il mondo della musica non perderebbe un granché, e noi risparmieremmo sulle provviste di carnePerché non ha capito niente, quel porco schifoso”, urlò Charlie, mentre si aggirava per la stanza mulinando le braccia. Le ragazze rimasero immobili, in silenzio, in attesa che la tempesta si placasse. Poi, come se un vento improvviso avesse dissolto le nuvole che percorrevano il suo cielo, l’umore di Charlie si acquietò. Disse: “Erano perfette, quelle parole. Erano perfette, cazzo”, e la sua voce ora aveva assunto un tono pacato, e anche i lineamenti del volto si erano distesi: “Abbandonare il mondo dell’apparenza, di questo, parlavo. Lasciare quel mondo. E invece quelli, che fanno? La solita canzoncina per idioti, questo fanno, così, giusto per far contenti i loro porcellini, là fuori”, concluse con un sorriso sardonico.Charlie Ce l’aveva con i Beach BoysSi era messo in testa di suonare con loro, di incidere un disco con le canzoni che aveva scritto, e la villa di Dennis, uno dei fratelli Wilson, aveva anche ospitato la Family per alcuni mesi, sul Sunset Boulevard, a Los Angeles. Dennis e Charlie. Erano state Patricia ed Ello Joe, due ragazze transitate dalla Family, a farli conoscere. Si erano frequentati e si erano piaciuti. Dennis chiamava Charlie “Il Mago”, e aveva concesso alla Family una delle sue splendide ville, con l’idea di provare a incidere un disco. Charlie diventò euforico, le dosi di Lsd aumentarono, e l’ispirazione cominciò a galoppare. Cease to exist fu però l’unica canzone del repertorio che piacque ai fratelli Wilson, che modificarono il testo e trasformarono il titolo in Never learn not to love youLa cosa mandò su tutte le furie Charlie“Ehi, io parlo di amore universale, e quelli la fanno diventare una cazzo di nenia per quindicenni brufolosi? Vaffanculo, vaffanculo!”, strepitò. Lì, al ranch, tutti si ricordavano di quando, al ritorno da una delle visite alla villa di Wilson, Capistrano consegnò a Charlie l’anteprima del disco dei Beach Boys con la sua canzone modificata. Successe il finimondo. Durante la notte Charlie sorprese Capistrano nel sonno, la portò nel fienile, e dopo averla legata con una fune a una delle travi in legno che sostenevano il soffitto, l’appese a testa in giù, come un salame. Quindi si sedette di fronte a lei, con le gambe incrociate, e quando arrivò l’alba Charlie costrinse la ragazza a imitare il gallo urlando “maledetti Beach Boys”, e le ordinò di continuare, così, ininterrottamente, per tutto il giorno, e lui lì, seduto, e lei a urlare, fino a quando la voce di Capistrano si ridusse a un lamento, e solo allora Charlie si allontanò, raggiunse il resto della Family, si fece un paio di canne di hashish e dormì per le successive dodici ore. “Noooo”, sibilò, “non hanno capito con chi hanno a che fare. Tutte le persone devono redimersi con l’amore, e io sarò il Figlio dell’Uomo incaricato di questo compito”Parlava come un profeta, Charlie… ed era sinceramente convinto di esserlo, non si sa bene grazie a quale stimmate. Forse per via di quel sogno, a Haight-Ashbury, anni prima. Charlie aveva preso la psilocibina e aveva avuto un’estasi, e mentre galleggiava nell’aria, si era visto sdraiato sul letto, crocifisso, mani e piedi trafitti da chiodi, poi il letto era diventato una croce, e lui sentiva, i chiodi, piantati nelle mani e nei piedi, e la spada conficcata nel fianco, e aveva guardato Mary, e l’aveva scambiata per Maria MaddalenaDa quella volta Charlie si convinse di essere Gesù Cristo, e anche le ragazze lo credevano, e dicevano che le sue parole non provenivano da lui, ma dall’infinito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *