Héctor Germán Oesterheld: il fumettista desaparecido – di Maurizio Fierro

Quando il 24 marzo 1976, con un golpe che destituisce Isabel Martínez de Perón, la Junta Militar di Jorge Rafael VidelaEmilio Eduardo Massera e Ramón Agosti prende il potere in Argentina dando vita al famigerato “Proceso de Reorganización Nacional”, Héctor Germán Oesterheld è un distinto signore di cinquantasette anni felicemente sposato e padre di quattro figlie, universalmente conosciuto come uno dei maestri del fumetto. Laureato in geologia, dopo aver iniziato la sua carriera da giovane e promettente scrittore a Buenos Aires, agli inizi degli anni Cinquanta si avvicina al mondo del fumetto, sceneggiando alcune storie per la rivista Cinemisteria. Nato in Argentina negli anni Trenta come corollario delle riviste di satira politica, il fumetto conserva nel tempo questa matrice, che non scompare mai del tutto. Anche nei momenti di limitazione della libertà di espressione durante i periodi di dittatura, la satira politica, sublimata o declinata sottotraccia in modo più nascosto, rimarrà negli anni la cifra distintiva di gran parte delle historietas argentine, con la convinzione che, attraverso l’intrattenimento, la riflessione sociale possa attecchire e vivificarsi anche nei contesti più popolari. Il primo personaggio dei fumetti che ha l’onore di entrare nell’immaginario popolare è Patoruzù, un indio gaucho simile ai supereroi anche se privo di superpoteri. Un gaucho, quindi… e non potrebbe essere diversamente, dal momento che l’eroe argentino per antonomasia è proprio quel “El Gaucho Martín Fierro”, protagonista dell’omonimo poema del XIX secolo di José Hernández, poi evocato da Jorge Luis Borges in un saggio del 1953. Quando nel 1947 la casa editrice Abril del milanese di origine ebraica Cesare Civita (emigrato in Argentina a seguito delle leggi razziali fasciste) fa il suo ingresso nel mercato editoriale argentino, il fumetto sta riscuotendo grande successo anche fra gli adulti. Abril introduce alcuni disegnatori arrivati dall’Italia a seguito del flusso migratorio successivo alla seconda guerra mondiale e, in breve tempo, Paul Campani, Alberto Ongaro e Hugo Pratt assurgono a notorietà sia nell’ambiente degli intellettuali e della borghesia porteña, descritta da Jorge Luis Borges e rappresentata sia dai quartieri come la Rocoleta (e da calle Florida, la via centrale più alla moda) e sia dai quartieri popolari di periferia come il Boedo, raccontati nei romanzi di Roberto Arlt, Ernesto Sabato e Juan Carlos Onetti. È questo il contesto in cui entra in scena Héctor Germán Oesterheld che, con la sua “Editorial Frontera” (casa editrice fondata nel 1955 col fratello Jorge), diventa uno dei protagonisti di quello che sarà ricordato come il periodo d’oro del fumetto argentino. I personaggi sceneggiati da Oesterheld riscuotono un immediato successo di pubblico e critica; dalla collaborazione con Hugo Pratt nascono il sergente Kirk, paradigmatico esempio di antieroe dal volto umano, ed Ernie Pike, protagonista di una storia ambientata nella Seconda Guerra Mondiale e raccontata dal punto di vista di un reporter che scrive dalla Corea. Dal sodalizio con il grande fumettista uruguagio Alberto Breccia nascono invece Mort Cinder, un personaggio destinato a percorrere un infinito ciclo di reincarnazioni per raccontare gli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia dell’umanità, e Sherlock Time, protagonista di una storia sci-fi dai chiari connotati di critica sociopolitica. Ma sarà soprattutto El Eternauta a rendere imperitura la fama di Oesterheld“Chiunque percorre il cosmo è un cosmonauta; chi viaggia per acqua, un aquanauta; quello che viaggia per l’eternità è … l’Eternauta!. Pubblicato per la prima volta sulla rivista “Hora Cero” nel 1957, con i disegni dalla tetra monocromia di Francisco Solano López, il fumetto narra di un misterioso individuo, Juan Salvo, che si definisce El Eternauta, un vagabondo dei secoli alla ricerca del suo mondo perduto, che appare a un fumettista di Buenos Aires (lo stesso Oesterheld) per trascinarlo in un futuro apocalittico, teatro di un’invasione aliena opera di esseri mostruosi privi di volontà controllati da entità malvagie di un pianeta lontano. I sopravvissuti di Buenos Aires, decimati da una misteriosa nevicata radioattiva, oppongono un’eroica resistenza in uno scenario da ultimi giorni dell’umanità. C’è qualcosa di tremendo e atavico nelle scene che vedono la città bonaerense flagellata dalla misteriosa nevicata, come se un’antica maledizione avesse deciso di scatenarsi reclamando il suo spazio nella storia. È una sorta di Male cosmico, quello evocato nelle strisce del duo Oesterheld – Solano López, in un’Argentina piena di contraddizioni che si affaccia agli anni Sessanta marchiata dalla proscrizione del peronismo, dopo che nel 1955 il golpe militare del generale Eduardo Ernesto Lonardi ha costretto all’esilio spagnolo Juan Domingo Perón e, golpe dopo golpe, i vari caudillos che si affacciano alla Casa Rosada… da José Maria Guido ad Arturo Frondizi fino a Juan Carlos Ongaria, evocano sempre lo stesso prosaico fantasma, retaggio dei trascorsi coloniali che non finiscono mai di riemergere dalle nebbie del passato. El Eternauta ha un successo strepitoso, viene ristampato e tradotto in diverse lingue… poi per un po’ si eclissa, forse perché in viaggio nella sua macchina del tempo e, come il suo personaggio. Oesterheld cerca di mimetizzarsi ma accentua la critica antimperialista, simpatizzando per posizioni di orientamento guevarista, e avvicinandosi a quell’ala del peronismo più estremo che sfocerà nel movimento armato dei Montoneros, i guerriglieri appartenenti alla “Tendencia Revolucionaria”. Finché ritorna, El Eternauta, alla fine degli anni Sessanta, questa volta con i disegni di Alberto Breccia, e le atmosfere, se possibile, si fanno ancora più cupe, la critica è meno sottesa, più manifesta, la violenza più esplicita. Intanto il tempo trascorre, le figlie dello sceneggiatore assorbono e condividono le idee di quel padre che, ai loro occhi, deve apparire come un mito e, specialmente Estela Inés e Diana, si avvicinano al movimento rivoluzionario. Si arriva al 1973, dopo dieci anni si tengono elezioni democratiche, il peronismo stravince e lo stesso Perón (che si circonda di alcuni personaggi equivoci, come il segretario personale José López Rega, organizzatore della formazione paramilitare anticomunista denominata Tripla A), torna dall’esilio dopo i diciotto anni trascorsi in Spagna, per poi morire il primo luglio 1974. Sua moglie, Isabelita, va al potere, e l’anno dopo Oesterheld concepisce El Eternauta II, ancora con i disegni del fido Solano López. Le tematiche della nuova serie sono esacerbate dall’ideologia rivoluzionaria, lo Stato Leviatano è una sorta di dittatura aliena totalizzante, l’esercito viene descritto allo sbando e, in una Buenos Aires avvolta in uno scenario apocalittico, i cittadini sono resi schiavi e costretti a vivere nelle caverne. Juan Salvo, trasformato in un mutante crudele, si è perfettamente calato in questa realtà, in cui è bandita ogni illusione o speranza per il futuro. Come in una sorta di profezia che si autoavvera, pochi mesi dopo arriva l’ennesimo golpe, e i mostri, quelli veri, sono Videla e i sodali della Junta Militar; sono i patotas incappucciati del Batallón 601 del generale Carlos Suárez Mason, sono i torturatori di professione, quelli addestrati alla base di Fort Gullick, a Panama… sotto l’occhio vigile della Cia. Allora le strisce de El Eternauta sono una provocazione troppo sfacciata per il regime, un affronto, per i militari, ai quali, verrebbe da pensare amaramente, non piacciono i fumetti. È quello il momento in cui inizia la tragedia degli Oesterheld. Elsa Sánchez, moglie di Héctor, assiste impotente al massacro della sua famiglia. Beatriz, la più giovane delle figlie, viene rapita il 19 giugno 1976 e restituita cadavere un mese dopo. Il 7 agosto scompare Diana, incinta di quattro mesi e militante attiva dei Montoneros. Marina, la terza figlia, viene fatta sparire con il suo compagno il 27 novembre, a San Isidro, mentre il 14 dicembre, a seguito di un conflitto a fuoco, viene uccisa Estela Inés, anche lei membro dei Montoneros. Poi, il 27 aprile del 1977, anche Héctor Germán Oesterheld viene prelevato dal suo appartamento dagli squadroni della morte e tradotto in una delle carceri clandestine di Buenos Aires, quelle con i nomi stravaganti… El Cubo, Club Atlético, Garaje Azopardo, Garaje Olimpo,Automotores Orletti, El Bianco… da allora, di lui non si avranno più notizie. El Eternauta continuerà però le sue peripezie nel tempo e nello spazio… continuerà a viaggiare per l’eternità, Juan Salvo. Ci penseranno Alberto Ongaro, Pablo Maitzegui e Pablo Muñoz a farlo vivere su carta, proseguendo l’opera di Oesterheld. Con il rispetto che si deve ai Maestri, e con l’amore che si regala ai desaparecidos.

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