Heaven & Hell: “Neon Nights – 30 Years of Heaven & Hell” (2010) -di Maurizio Pupi Bracali

Anche ai Black Sabbath è capitato in sorte quanto accaduto ad altre rock band che perdendo per strada un membro basilare se non addirittura il leader carismatico, hanno vissuto una divisione in seno ai fan tra i pro e i contro riguardanti quella dipartita. Se il caso più eclatante sono i Genesis del prima e dopo Peter Gabriel, su quella stessa linea vi sono i Marillion con e senza Fish, i Soft Machine che perdendo la splendida ed esile voce di Robert Wyatt virano verso un, peraltro ottimo, jazz strumentale, mentre un jazz-rock più di maniera ancorché validissimo è opera dei Gong dello strepitoso batterista Pierre Moerlen dopo la fuoriuscita del folle-folletto e leader psichedelico Daevid Allen. Sono i primi nomi che vengono in mente, senza contare i Deep Purple, vecchi e nuovi, senza Blackmore e gli attuali Yes orfani di Jon Anderson il cui ascolto è paragonabile a un cotechino senza le lenticchie. Nel caso dei Sabbath è nel 1979 che il carismatico frontman Ozzy Osbourne viene allontanato dal gruppo a causa della sua dipendenza da alcol e droghe dopo i cinque primi strepitosi album della band e i successivi tre che invece non superano la soglia tra il mediocre e il discreto.
È quindi nel 1980 che il nuovo cantante reclutato, Ronnie James Dio (già Elf e Rainbow) dalla voce spettacolare e adattissima per la musica della band e anch’egli dal notevole carisma, infonde nuova linfa a Tony Iommi e compagni producendo con loro due album straordinari: “Heaven And Hell” (1980) e “Mob Rules” (1981) che si lasciano alle spalle senza indugio alcuno le mediocrità degli ultimi tre con Osbourne, smentendo categoricamente i fan di quest’ultimo per i quali i Sabs senza Ozzy sono come la Sacra Famiglia senza il Bambin Gesù. Purtroppo questo snobismo pregiudiziale a favore di Osbourne impedirà ascolti sereni e senza prevenzioni dei negazionisti dei Sabbath del dopo Ozzy facendo perdere ai fan della prima ora diverse perle iridescenti della band di Birmingham. Prosegue infatti la carriera di Iommi, il vero, solo e unico Black Sabbath, con un’altra decina di album di notevole spessore anche se non tutti considerati per il loro autentico valore, e innumerevoli cambi di formazione che vedono Ronnie James Dio allontanarsi dopo i due album citati, oltre al bellissimo live “Live Evil” del 1982, per ricomparire dieci anni dopo, nel 1992, nell’ottimo “Dehumanizer” che ripropone al meglio la validissima line-up di “Mob Rules”.
Passeranno ancora diversi anni e altrettante vicissitudini sonore nelle carriere nuovamente separate di Sabs e Dio per una nuova ricongiunzione nel 2009 che, bypassando la ragione sociale Black Sabbath, assumerà il nome Heaven & Hell omaggiando il primo e mitico album del 1980 con il cantante italo-americano. Con questa denominazione esce il bellissimo e tostissimo album, ancorché passato piuttosto inosservato, “The Devil You Know” (2009) al quale seguirà un tour europeo che vedrà la band sul palco del Festival di Wacken in uno splendido concerto che uscirà su disco e in DVD nel 2010 col titolo “Neon Nights – 30 Years of Heaven & Hell”. L’album, della durata di settantaquattro minuti, è quanto di meglio i fans di hard-rock ed heavy metal possano desiderare. Negli undici brani in scaletta Iommi inanella riff immarcescibili a catena provenienti dai tre album sabbathiani con Dio protagonista, a cominciare da una versione spaventosa e terremotante della classica Mob Rules da far tremare i polsi.
Dio canta come colui che nell’alto dei cieli porta il suo stesso nome, l’oscuro (di fama) tastierista Mike Exeter (membro-non-membro, come tutti i tastieristi passati nelle fila dei Sabs, non citato neppure in copertina, costretto a suonare dietro le quinte e neppure presentato da Dio nei saluti finali al pubblico) drappeggia tappeti sonori e incantate atmosfere fantasy oltre a colmare tutti i buchi lasciati vuoti da Iommi quando va in assolo, Geezer Butler al basso è il solito e instancabile rullo compressore e Vinnie Appice alla batteria è un picchiatore che non sbaglia un colpo, mentre lo straordinario chitarrista mancino si ricava un suono distorto, spaventoso e cavernoso come poche volte i Sabbath avevano avuto. Da “Dehumanizer” (1992) arrivano la magnifica I e la tambureggiante Time Machine dove Iommi plagia (quasi) se stesso ricopiando (quasi) il convulso riff di Symptom Of The Universe (su “Sabotage” del 1975) adattandolo a un ritornello un po’ ruffiano e forse unica concessione commerciale (si fa per dire) di una carriera senza il minimo compromesso canzonettaro.
Dall’unico e ottimo album in studio degli Heaven & Hell ci sono le tremende Fear, Black Bible e Follows The Tears, mentre Falling Off The Edge Of The World è ancora da “Mob Rules” per poi concludere coi superclassici provenienti dall’album del 1980 che dà il nome al gruppo, Die Young, Children Of The Sea, Neon Knights e una strepitosa Heaven And Hell dove Iommi e Dio gigioneggiano al punto da dilatare i sette minuti originali fino ai diciotto di questa splendida versione live. Gli Heaven & Hell (Black Sabbath) di questo album, tra i migliori live mai pubblicati nel mondo hard-metal, sono un magnifico e imprescindibile esempio di quel genere di musica e “Neon Nights – 30 Years of Heaven & Hell” dovrebbe essere un album da far studiare nelle scuole per far capire i crismi e il senso dell’autentico rock duro e puro, senza concessioni. La morte per un cancro allo stomaco di Dio nello stesso anno della pubblicazione di questo strepitoso live metterà la parola fine all’esaltante collaborazione coi Black Sabbath che ha incastonato una cinquina di diamanti nel diadema splendente del rock duro.

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