Haymarket Square: “Magic Lantern” (1968) – di Maurizio Garatti

Chicago è una città audace, in tutto e per tutto. Lo è per l’architettura, per lo stile di vita, per la cultura e, anche, per questa curiosa Storia. Situata nell’Illinois, Chicago si affaccia sul Lago Michigan, ed è lontana migliaia di miglia da quella San Francisco che, nel periodo che prenderemo in considerazione, è il faro della Controcultura Americana. Eppure, nel 1968, una Band che porta nel cuore la Psichedelia, incide un Album destinato a diventare oggetto di culto per le generazioni future, sopratutto per coloro che sperano, quasi sempre invano, di reperirne una copia. Gli Haymarket Square, questo il nome della Band, si formano in quel periodo, per volontà del batterista John Kowalsky e del bassista Bob Homa, reduci entrambi dall’esperienza con i Real Things (un gruppo che si rifaceva ai Pretty Things). Ritenendo conclusa questa avventura, i due amici decidono di evolversi musicalmente e dare spazio alle loro pulsioni musicali: pubblicano una serie di annunci sui quotidiani di Chicago e si imbattono subito nel chitarrista che fa al caso loro. Mark Swanson ha 17 anni, si rifà a Dave Davies (la storica chitarra dei Kinks), ed è dotato di un tocco che sembra proprio fare al caso loro. Per completare il gruppo serve una voce: una cantante che riesca ad armonizzare le trame musicali che stanno già prendendo forma nelle menti dei musicisti. La vocalist che fa al caso loro si chiama Gloria Lambert, ed è proprio lei a contattarli dopo aver letto uno dei loro annunci. A quel tempo Gloria è impegnata in un gruppo Folk, ma il suo talento la conduce verso altri lidi, decisamente più elettrici ed elettrizzanti, per cui si propone al gruppo. Quando la ascoltano, capiscono immediatamente che in lei c’è tutto ciò di cui hanno bisogno: alta, bionda, dotata di una voce molto impostata che ricorda Grace Slick… Gloria entra da subito nei meccanismi del gruppo. Il quartetto così formato prende, molto audacemente, il nome di Haymarket Square… una piazza di Chicago dove il 4 maggio 1888 si tenne un raduno di attivisti anarchici, per supportare i lavoratori impegnati in una serie estenuante di scioperi. Le cose andarono davvero male, uno sconosciuto lanciò una bomba sugli agenti di polizia che presidiavano la manifestazione, uccidendone istantaneamente uno. Nel caos che ne derivò persero la vita altri sette agenti e numerosi civili, presumibilmente vittime di quello che venne definito “fuoco amico”, portando alla conclusione più drammatica quella che doveva essere una protesta decisa ma pacifica. Il processo che seguì i fatti si concluse con la condanna a morte di otto lavoratori anarchici (di origine tedesca), che solo in seguito vennero riconosciuti innocenti. Le origini della Festa dei Lavoratori vanno ricercate proprio in questa piccola parte di Storia ormai dimenticata, ed è presumibile che anche la figura dell’Anarchico Bombarolo debba a questi fatti la sua comparsa tra le icone del ventesimo secolo che di li a poco sarebbe nato. Sta di fatto che la Band sceglie un nome che si pone come un manifesto programmatico. La psichedelia californiana è ovviamente alla base del loro background culturale, ma è innegabile che qui siamo in presenza di un amalgama oggettivamente diverso. I temi caratteristici ci sono tutti, la voce femminile, la chitarra distorta e decisamente psichedelica, l’incedere ritmico dei brani… tutto riconduce alla matrice Californiana; tuttavia appare evidente da subito che qui non ci sono echi di Summer of Love. Quello che in California viene usato per espandere le sensazioni cognitive, qui serve a evidenziare il disagio e la rabbia che di li a poco avrebbero chiuso in modo nefasto la colorata estate dei sogni utopici. la Rivolta dei Chicago Labors è il simbolo culturale che identifica la Band, e la loro deriva musicale ne è la diretta conseguenza. La cosa non passa inosservata naturalmente, e il gruppo si conquista da subito una solida reputazione nel circuito underground di Chicago: le parole passano di bocca in bocca, e il loro status di gruppo rock emergente li porta a dividere il palco con Band decisamente più note. Assieme a realtà geograficamente ben definite ma comunque già famose come Shadows of Knight e HP Lovecraft, eccoli apparire assieme a Yardbirds e Cream. Gli Haymarket Square sono artefici di un percorso che pare indirizzarli verso un futuro da grande Band. La scalata è repentina, velocissima e li porta a suscitare l’interesse anche del celebre Museo di Arte Contemporanea di Chicago. Nell’estate del 1968, mentre i musicisti hanno iniziato a scrivere canzoni proprie. una coppia di professori dell’Università dell’Illinois produce quella che viene definita “Opera d’Arte dal vivo”, passata poi alla storia come Baron and Bailey Light Circus. Come si evince dal titolo, si trattava di uno spettacolo composto principalmente da suoni e luci, atti a stimolare i sensi degli spettatori… i Grateful Dead di Jerry Garcia in fondo facevano le stesse cose, definendoli Acid Tests, ma in questo caso le droghe non erano previste (in teoria). Il magico 1968 è anche l’anno che vede gli Haymarket Square entrare in sala d’incisione per registrare quello che sarà il loro unico disco. Per l’etichetta Chaparral Records, esce “Magic Lantern”, disco dal titolo molto evocativo che risente in parte dello scopo per il quale è prodotto ma che tuttavia riesce a mostrare il profondo talento underground dei quattro musicisti. Si tratta di una delle testimonianze più impressionanfi di Acid Rock giunte incontaminate fino alle nostre orecchie. Le percussioni di Kowalski e la voce di Gloria sono l’emblema di questo sound originale e a tratti oscuro, puntualmente tratteggiato dal pulsare del basso di Homa e, sopratutto, dall’acidissima e lancinante chitarra di Swanson, che sa mutare e cambiare pelle, dotando ogni brano di un particolarissimo groove: è il Blues che si fa psichedelico. I sette minuti della iniziale Elevator ci introducono in un “concetto musicale” assoluto, dove ogni strumento  è parte integrante di un tutto molto efficace. Anche la bellissima cover di un grande brano come Train Kept A-Rollin’ dimostra lo stato di grazia che letteralmente pervadeva il gruppo in quei giorni… mentre la lunga Amapola (circa 11 minuti) sembra un classico anni cinquanta rivisitato in chiave psichedelica. In definitiva possiamo tranquillamente dire che si tratta di un disco davvero unico nella sua psichedelica bellezza. Da qui in poi però, la Storia si fa Leggenda. Vengono stampate pochissime copie (si parla di (80/100) che neppure vengono messe in vendita ma usate per la promozione della etichetta e distribuite ad alcuni visitatori della MCA. Con il passare del tempo il disco viene in qualche modo mitizzato, assumendo appunto i contorni di una Leggenda. Si conoscono varie edizioni illegali dell’Album, sopratutto Europee (anche italiane), che riescono in qualche modo a mantenere viva l’aurea che lo circonda, Poi, nel 2001, la benemerita Gear Fab lo ristampa ufficialmente, garantendogli una distribuzione che, pur restando sempre limitata, riesce a raggiungere un discreto numero di persone. Per ciò che concerne i pochi originali di cui si conosce l’esistenza, Discogs li valuta attorno agli 8000 Dollari, facendo sicuramente felici i fortunati possessori di questo autentico cimelio. Gli Haymarket Square non incideranno altro e, pur continuando a vivacchiare con una diversa formazione fino al 1974, di loro si perdono le tracce. Gloria Lambert e Mark Swanson si sposarono e… vissero felici e contenti (forse), mentre gli altri non daranno più segni di vita… ma quello che ci hanno lasciato è più che sufficiente a farceli rimpiangere…

Haymarket SquareGloria Lambert: vocals. Marc Swenson: guitar, vocals. 
Robert Homa: bass, vocals: John Kowalski: drums.
“Magic Lantern” (1968
Side 1: Elevator (Lambert) 7:06. Train Kept A-Rollin’ (Bradshaw, Kay, Mann) 7:20. 
Ahimsa (Swenson, Kowalski, Homa) 8:14.
Side 2: Amapola (Swenson) 10:43.  Phantasmagoria (Lambert) 4:08. 
Funeral (Lambert) 9:23.

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