Hate Moss: “Live Twothousandhatein” (2019) – di Alessandro Freschi

Amano miscelare orditi sintetici a derive post-punk avvalendosi di liriche che custodiscono gli idiomi delle loro lande d’origine. Lei, abruzzese, si occupa di marchingegni elettronici. Lui, brasiliano, attraverso le batterie incarna quello che è il cuore pulsante del progetto. Accomunati dal monicker Hate Moss Tina e Ian, dopo essersi fatti conoscere lo scorso anno con il singolo “Honey”, esordiscono ora con un full-lenght intitolato “Live Twothousandhatein” e registrato in un’unica sessione al Relaxo Studio di Firenze da Andrea Nardoni e Alessandro Bianchi, distribuito nei formati vinile e digital.
L’album rappresenta il sunto di un anno di intensa attività live che ha portato il duo, abitualmente di stanza a Londra, in giro per il mondo ad esibirsi sul palco al fianco di formazioni sudamericane di indubbio spessore come i psichadelici Boogarins e i Menores Atos. Parte attiva del 
collettivo Stock-a Arts and Records, impegnato nella diffusione di produzioni alternative italo-brasiliane, gli Hate Moss rilasciano la loro opera prima avvalendosi della collaborazione di artisti internazionali, ribadendo la ferma volontà di allestire un discorso musicale improntato sul totale scambio culturale e ben lontano dalle prevedibili classificazioni di genere.
Lo squarcio decadente di Funerale irrompe sulla coda delle pulsazioni minimali del breve intro Hanged Man disegnando dark moods tipici dell’underground d’oltremanica di inizio ottanta. È questo il persuasivo biglietto da visita di “Live Twothousandhatein”, lavoro di dieci tracce in cui Tina e Ian riescono nell’intento di mantenere sempre alto il pathos narrativo, effettuando abili evoluzioni in corso d’opera. Energici riff elettrici dal retrogusto punk supportano così l’artefatta e sofferta recita in Mirror, mentre dissolvenze elettro-cosmiche suggellano gli ipnotici orditi delle lente oscillazioni di The Time You Remake e, se in Honey affiorano velleità da dancefloors, di ben altra pasta si rivela il caotico incalzare di ipnotici movimenti quali Londres, Dis Peter e dei dieci minuti della claustrofobica Like Me. Un esordio dal respiro internazionale che porta alla ribalta una coppia di abili sperimentatori in possesso di idee chiare risolute ed in continuo movimento. 

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