Neil Young: “Harvest” (1972) – di Medori&DeVecchis

Fabrizio Medori e Stefano De Vecchis hanno cercato di dare un diverso punto di vista a un disco eccezionale, uno dei pilastri della storia del rock. I due, che suonano insieme in un progetto acustico chiamato “Four Strong Winds” (Folk-rock americano e Beatles per due chitarre e due voci), “leggono” il disco da due differenti punti di vista, brano per brano, in un rapido dialogo digitale.

harvest prima

01 – Out on the weekend
Stefano De Vecchis – Un grande senso di libertà pervade l’ascoltatore non appena partono le prime note di chitarra. La cassa si materializza nel ritmico monotono scorrere, e quando finalmente entra l’armonica un’immagine di sogno resta riflessa e bene impressa nella mia mente, quella di un ragazzo che sta mollando tutto per andare a cambiare vita. Sta lasciando la donna raffinata e sensuale che lo ha consumato per cercare nuove mete, nuovi orizzonti temporali lasciando alle spalle tutto il vissuto. Un colpo di spugna che genera una qualche sorta di malinconia proprio perché si sa quello che si lascia e si ha contestualmente la consapevolezza di perdere l’amore di una donna. Ma L’insoddisfazione crea vuoti difficilmente colmabili. Non c’è gioia nella partenza e questa donna che si è amata totalmente ora è una semplice chimera. L’amore è gioventù e ricchezza interiore. Le strofe sì susseguono con lo sguardo rivolto ai quadri posti sulle pareti della camera da letto di lei. Il ragazzo cerca di fuggire pur volendo lasciare impresso un ricordo sensibile nella sua memoria. La catarsi è totale e il ragazzo solitario viaggia verso altri approdi. Neil Young ha sempre avuto questa vena di solitudine e la circostanza si percepisce da altre canzoni, anche precedenti l’età di Harvest. Mi riferisco a “The Loner o a Don’t let it bring you down” una velatura di sottile malinconia fa da sottofondo a questo periodo di grandi successi discografici ma anche di grandi delusioni. 
Fabrizio Medori – Un disco epocale, una pietra miliare, che non poteva esordire con un brano più appropriato. L’arrangiamento è la perfetta sintesi di linguaggi vecchi e nuovi, acustico ed elettrico, folk e rock, in un brano dal forte potere evocativo e dal ritmo solido e costante. Neil comincia il disco parlando un linguaggio facilmente comprensibile, senza tanti abbellimenti, senza un solo suono di troppo, è il sound dell’America ancora ubriaca della sbornia hippy, è il sound di una generazione che può ancora credere che i giovani salveranno il mondo, ma è anche un suono scarno ed essenziale, sincero e diretto.
Splendido il contrasto tra la ritmica rock e l’armonica. 

02 – Harvest
Stefano De Vecchis – 
L’atmosfera di questo brano, che ha un’impronta marcatamente country, e’ gradevole e racchiusa in un pugno di semplici accordi. Le strofe di susseguono lineari e costanti senza ritornelli. Il carattere della canzone è allegro e scanzonato con l’immagine. Di una ragazza che fa stare in pena la madre e viene vista passeggiare anche se non mano nella mano coi ragazzi coetanei, tanto che il cantautore si domanda se non si tratti di un cambio di programma. Il raccolto, che poi è il titolo della canzone sottende un significato profondo nella domanda rivolta alla ragazza “ti vedrò dare più di quanto possa io prendere?” 
E ancora “Perderemo la nostra presa o la fonderemo nel sole?” E mentre il tempo passa inesorabile, il cantautore riempie il calice della ragazza con la promessa di un uomo. Non sorprende che questo singolo, proprio per la sua semplicità sia stazionato a lungo nelle classifiche delle hit-parade di mezzo mondo. 
Fabrizio Medori – Il brano che intitola l’album si presenta in maniera schiettamente acustica, strizzando apertamente un occhio al country tradizionale, mettendo in evidenza la slide e la chitarra acustica – che qui sembra quasi un banjo – appoggiate su un pianoforte che si fa carico di tutto il peso ritmico del brano. L’andamento strascinato ci avverte però che non tutto, al momento è risolto. L’incastro fra parole è musica è perfetto, Young ha qualche dubbio, non è proprio sicuro che il comportamento della ragazza sia lineare, c’è un velo di tristezza nell’incedere stentato, forse l’autore non riuscirà a raccogliere tutto quello che aveva seminato. 

03 – A Man Needs A Maid
Stefano De Vecchis – Perché ho l’impressione che questa canzone struggente sia in realtà evocativa di una donna particolare, di una governante. Questa caratteristica creò non pochi problemi a Young perché venne tacciato di maschilismo. In verità siamo in piena vena romantica dato che la canzone fu dedicata a Carrie Snodgress, attrice nel film “Storia di una casalinga inquieta”, uscito nelle sale cinematografiche nel 1970. Quando Neil Young esegue questo brano da solo al pianoforte, si percepisce che si era innamorato di Carrie perché riusciva a capire il ruolo che recitava. Di converso lei, invece, dichiarò di essersi innamorata del dolore che promanava da Neil e di averlo amato incondizionatamente per diversi anni, fino alla rottura del rapporto nel quale, peraltro, non ebbero mai un litigio. Sembra incredibile! Però nell’esibizione alla Massey Hall di Toronto, il ritornello che questo poeta post moderno declamò recitava invece ” A man feels afraid” , un uomo prova paura.
Fabrizio Medori – Entra il pianoforte, e parte la voce incerta di Neil Young, ancora una storia di vita vissuta, o quantomeno verosimile, ma quando inizia il ritornello entra l’orchestra, e l’ascoltatore rock resta spiazzato, soprattutto quando, alla fine del cantato fanno il loro ingresso le campane ed i timpani, per poi lasciare di nuovo spazio al pianoforte. Il testo decisamente legato alle esigenze di un giovane uomo che, vivendo da solo, avrebbe bisogno di una governante, si risolve in una frase che, da sola, recupera tutta l’assenza di romanticismo precedente: “when will i see you again?”, ed il contrasto tra la fragile ballata e le parole, magistralmente incorniciato dal potente arrangiamento orchestrale fanno di questa canzone, troppo spesso sottovalutata, un piccolo capolavoro, all’interno di un’opera che rasenta la perfezione. 

harvest seconda

04 – Heart of Gold
Stefano De Vecchis –
La canzone, molto orecchiabile e con un andamento allegro, si avvale della collaborazione di James Taylor e Linda Rondstadt. Il tema è quello del cuore d’oro, della generosità. Torna alla mente l’America con i suoi grandi spazi e l’infinito pensiero dell’autore che indulge su temi senza tempo tra l’ansia di vivere e la voglia di dare nella perenne ricerca del cuore d’oro. Rifluisce per un attimo l’idea che la vita sta trascorrendo in quella ricerca senza fine; persino nei meandri della mente interpretata come linea sottile come possibile depositaria di un cuore, appunto, d’oro. 
Fabrizio Medori – Il brano più fortunato e conosciuto del disco, forse il più famoso di tutto il repertorio di Neil Young, è il perfetto esempio di come si costruisce una hit. Meravigliosa resa musicale della metafora del “cercatore d’oro”, Heart of Gold si basa ancora sul suono evocativo dell’armonica, ben supportata dallo splendido tappeto formato da basso, batteria, piano e chitarre. L’impronta folk-rock è sempre presente, i cori hanno un gradevole sapore country, il risultato finale porta il singolo al n.1 della classifica americana, creando quasi un punto di riferimento, nel suo genere. L’anno seguente, quando gli America raggiunsero la vetta della classifica con la loro “A Horse With No Name” Neil ricevette una telefonata di congratulazioni dal padre, che avendo sentito alla radio che la canzone era la più venduta del momento, pensò che fosse un brano del figlio. 

05 – Are You ready For The Country
Stefano De Vecchis – 
Una canzone scritta in chiave folk, con l’idea di rilassare l’ascoltatore coinvolgendolo in una strana alchimia, in quel connubio tra musica popolare in stile western, che ricorda certe vecchie ballate onnipresenti nella trama dei film di cow boy e l’idea, ironicamente giudicata sbagliata, di servire il proprio 
paese andando a combattere in guerra. Non dimentichiamo che siamo all’inizio degli anni settanta in piena guerra fredda e nella scia delle dolorose conseguenze della guerra del Vietnam. Il sentimento è’ di serena allegria, con l’invito perentorio rivolto al ragazzo di raccontare la propria storia prima di partire. Il predicatore dice che Dio è’ dalla mia parte… parole forti, contrapposte al parere del boia che invece pensa sia giunto il momento di morire. La bucolica visione della campagna di Neil Young , nasconde in realtà una ideologia politica pacifista, contraria alla guerra che porta solo morte e distruzione. Il tema della protesta prende il sopravvento come era già accaduto per Southern man e Ohio, e noi ascoltiamo questo brano inebriandoci della vivacità musicale, non preoccupandoci delle parole che nel loro senso logico sono la parte più interessante del discorso musicale architettato da Young.
Fabrizio Medori – Il clima è volutamente casalingo, informale, la canzone inizia in maniera imprecisa e indecisa, poi parte davvero, ed è una via di mezzo fra una ballata veloce e una marcetta lenta, guidata dal piano e dalla slide, suonata in questo brano dal pianista Jack Nietzsche. Anche qui, come in molte altre produzioni di Neil Young, il contrasto fra il sarcasmo del testo e la spensieratezza del tema musicale, è la chiave di lettura che ci permette di entrare nel mondo visionario e fantasioso del canadese, capace di criticare il sistema in tutte le sfumature che la lingua gli consente, passando dalla feroce invettiva alla ballata triste e dolente, passando, per l’appunto, sul terreno dell’ironia, del doppio senso e del gioco di parole. Questo brano che oggi, sul cd, troviamo al centro della track-list, sul vinile, in origine, concludeva il lato A del disco, lasciando l’ascoltatore un po’ sospeso, sicuramente con la voglia di ascoltare il seguito. 

06 – Old Man
Stefano De Vecchis – Nulla sopravvive alla vecchiaia, nelle note iniziali si sintetizza la magia dell’incontro con questa persona anziana ed il cantautore con infinita poesia estrapola l’immagine contemplativa dal contesto riscoprendosi simile a lui. Parlami di cose che non andranno perdute, la piena consapevolezza di un amore perduto a caro prezzo e di vivere in un posto magnifico ed esteso tanto da avvertire il senso di solitudine ed il bisogno di avere qualcuno al fianco da amare con cui condividere tutto quello spazio. È molto significativa l’immagine delle “ninnenanna” riflesse negli occhi del vecchio al punto che non ha importanza essere importante per lui. Intanto il tempo passa inesorabilmente e con esso anche la giovinezza. 
Fabrizio Medori – Il protagonista del brano è sicuramente l’anziano custode del ranch di Neil Young, ma dal punto di vista sonoro la prima cosa che si nota nel brano è il banjo, suonato da James Taylor. L’autore ci dipinge un quadretto sonoro particolarmente efficace, soprattutto se consideriamo che, in tutto il disco non utilizza mai una straordinaria varietà di suoni. E’ vero che in due brani c’è l’orchestra sinfonica, ma nel resto del disco la strumentazione rimane essenziale: piano, chitarra, basso e batteria. In un paio di brani c’è l’armonica, a farla da padrone, in qualche altro il colore predominante è quello della slide, a volte basta spostare l’equilibrio sonoro dall’acustica all’elettrica e si aprono nuovi scenari.
Qui, il banjo, invece, viene suonato in maniera nuova, non canonica, anche perché lo strumento è in realtà un 6 corde, che si suona come una chitarra ma emette un suono di banjo, ed ecco che il sapore country, tipico dello strumento, viene stemperato da un’impostazione più libera e fantasiosa. Tutto questo si integra benissimo con l’alternarsi di strofe e ritornello, e con le splendide voci di Neil, Taylor e Linda Ronstadt. 

harvest terza

07 – There’s a world
Stefano De Vecchis – La genialità dell’autore si esteriorizza massimamente e direi paradossalmente nei brani meno conosciuti inseriti nell’album, è il caso di questo interludio orchestrale inserito come un tassello di mosaico a ridosso del finale. Le parole sono molto belle e danno risalto al valore poetico di Young, capace di respiri che vanno al di là della semplice aspirazione di comporre una canzone. Questo componimento lirico deve inserirsi in un’intelaiatura ben più complessa. Tutti i figli di Dio nel vento respirano a fondo e soffiano forte, nelle montagne e nelle città puoi percepire il sogno. Occorre la piena consapevolezza che c’è un mondo in cui stiamo vivendo in cui ognuno svolge la sua parte. 
Fabrizio Medori – Secondo episodio orchestrale del disco, probabilmente meno azzeccato del primo, sicuramente più pretenzioso, con arpe e timpani a dominare un arrangiamento quasi sempre troppo pomposo ma che, in alcuni momenti ha guizzi di bellezza assoluta, soprattutto nella parte finale, quando racchiudono ed esaltano uno dei testi più belli di uno dei più ispirati narratori del sogno hippie. 

08 – Alabama
Stefano De Vecchis – L’autore si misura, come del resto è accaduto in precedenza,con il tema del razzismo e con la decadenza degli Stati del sud dove agli inizi degli anni settanta era ancora consentita la pratica del linciaggio. Il brano è’ una critica aspra e per nulla misurata ad uno stato dove il diavolo imbroglia con il suo miglior piano. Si sentono dei banjo suonare attraverso vetri infranti e le finestre sono tutte chiuse.
Molto suggestiva risulta la metafora della Cadillac con una ruota nel fosso e una sulla carreggiata. E che dire dell’immagine desolata dei vecchi legati con corde bianche? Il destino dell’Alabama sembra segnato da un inesorabile vuoto e da una corsa verso la rovina. Neil Young venne molto criticato per le sue posizioni oltranziste e libertarie.
Fabrizio Medori – Arriva pure il momento in cui Neil Young si ricorda di non essere solo un cantautore folk, ma un vero asso del rock, e quindi il suo atto d’accusa contro il razzismo del sud degli Stati Uniti viene supportato da un vigoroso intreccio di elettrica distorta, piano, basso e batteria. Qui la voce, sebbene rimanga morbida, tende ad essere meno eterea del solito e più sofferente, fino ad aprirsi in un lamento straziato, nel finale. Questa canzone procurò a Neil la reazione indispettita dei Lynyrd Skynyrd, che lo citarono, in maniera non esattamente gentile, nel testo del loro capolavoro “Sweet Home Alabama”. In seguito ci fu la riappacificazione e spesso Young ha cantato dal vivo con i Lynyrd. 

09 – The Needle and the Damage Done
Stefano De Vecchis – È’ triste perdere un amico a causa della droga. Questo è accaduto a Neil Young, che ha voluto rendere omaggio a una persona cara scomparsa, con questo flebile lamento. Non ci sono espressioni più enfatiche per porre l’accento sui rischi della droga e sulla circostanza che proprio quei rischi gli hanno fatto disintegrare la band e perdere un amico prezioso e, per questo, qualcuno può non comprendere che… “ogni tossico è come un sole che tramonta”, ennesimo crudo verso che lascia vuoti abissali nell’anima del poeta. 
Fabrizio Medori – Una delle canzoni più significative dell’intero repertorio di Young, che piange la scomparsa del suo braccio destro Danny Whitten, a causa di quel “Sangue lattiginoso da prendere fino all’esaurimento”. E’ ancora una volta il contrasto a regolare le emozioni, la delicatissima ballata chitarristica, il morbido arpeggio acustico, sono la base per alcune tra le parole più amare scritte fino a questo momento dal canadese, la tensione è palpabile, fino all’esplosione dell’applauso, che sfocia nel brano finale. 

harvest quarta

10 – words
Stefano De Vecchis – Canzone metafisica dell’autore che nel sottotitolo gioca sulla metafora tra i “versi del tempo” e “le rughe dell’età'”. Le parole scorrono e si lasciano dire al punto da chiedersi cosa sarebbe stato della vita , quali domande si sarebbero poste se si fosse stati altro da se stessi (ad esempio un rigattiere o un lavavetri). È una domanda che non nasconde alcuna risposta plausibile e intanto le parole si perdono tra le pareti del tempo.
Fabrizio Medori – Per concludere il disco, il canadese sfodera un’arma che su Harvest, non ci aveva ancora svelato: la psichedelia, con i suoi suoni acidi, distorti e dilatati da echi e da un dialogo fra le chitarre che, all’epoca doveva per forza trascinare l’ascoltatore verso nuovi linguaggi, proiettandolo verso il futuro, verso una promessa che comunque Neil Young non manterrà mai, perché lui è il campione del mondo nell’arte di spiazzare i suoi fans. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

3 pensieri riguardo “Neil Young: “Harvest” (1972) – di Medori&DeVecchis

  • Maggio 8, 2015 in 5:01 pm
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    Fabrizio, forse urge un ripasso d’inglese…”milk blood to keep from running out” significa “sangue lattiginoso che non deve mai scarseggiare” dove “running out” vuol dire finire, esaurire una cosa e “to keep from” significa “evitare di”, quindi “to keep from running out” significa “evitare che finisca..”

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    • Maggio 8, 2015 in 6:27 pm
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      grazie Claudio… ovviamente è stato tradotto all’impronta… l’autore ha poi variato come vedi… dice che è poco importante… siamo d’accordo con lui, nel senso che è bene che prevalga l’emozione… hai ragione anche tu però… spero tu sia soddisfatto della variazione… grazie ancora

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  • Maggio 8, 2015 in 7:48 pm
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    Chiedo umilmente perdono per l’approssimazione con la quale ho tradotto, basandomi sul poco che mi ricordo della traduzione effettuata su un vecchissimo opuscolo, e ringrazio Claudio per l’attenta analisi del testo. So che chi ama Neil Young non ama la polemica quanto la verità!

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