Muddy Waters “Hard Again” – di Daniele Vasco

Muddy Waters per tanti è stato una fonte di ispirazione…
da Bob Dylan che si ispirò alla sua Rollin’ Stones per comporre Like a Rolling Stones, a Jimi Hendrix che volle omaggiarlo reinterpretando la leggendaria Voodoo Chile… agli Stones che hanno preso il nome della band dalla sopra citata Rollin’ Stones.
Muddy viene quindi, giustamente, considerato un Re del Blues, forse il primo e il più grande.

Una carriera molto intensa, costellata di successi che lo hanno consegnato alla leggenda (le altre leggende sulla sua nascita e sulla sua vita nelle piantagioni di cotone del profondo sud, rimangono tutt’ora avvolte da un alone di mistero). Una vita durissima la sua, ripagata da una carriera artistica scintillante… anche al fianco di altre grandissime stelle del Blues come Sonny Boy Williamson II, Robert Johnson, Big Joe Williams e parecchi altri.
La vera svolta della sua vita artistica, arriva quando riesce a trasferirsi dal natio Mississippi  a Chicago, dove incide i suoi primi singoli… pezzi ormai leggendari come Gypsy Woman o I feel like going home, che regalano a Muddy i primi successi di pubblico. Il disco che rappresenta il vero apice della sua carriera e che possiamo ritenere l’anello di congiunzione tra il Blues originario e il Blues elettrico è il celeberrimo Hard Again.
Pubblicato nel 1977 e prodotto da un’altra leggenda del Blues, l’albino Johnny Winter, al quale si deve l’esplosione di questo successo e “La rinascita di Muddy Waters”, come verrà universalmente chiamato questo passaggio virtuoso della carriera del grande bluesman.
Giustamente questo disco viene classificato come quello della rinascita e non poteva arrivare in un momento migliore per Waters. I primi anni 70 erano stati per Muddy un calvario duro da percorrere… segnati da una serie di eventi nefasti che stavano rischiando di minare la sua sempre più fiorente carriera.
Le negative vicende della celebre etichetta Chess Records, la scomparsa della moglie e dell’amico (e compagno di band) Otis Spann, componente della sua prima formazione… la Muddy Waters Band
e l’incidente che lo vide coinvolto nell’autunno del ’69, avrebbero atterrato un bisonte… 
come si vedrà in seguito però, questa serie avversa di eventi non fermerà Muddy, subito pronto a tornare a suonare e a incontrare nuovi musicisti.
Uno di questi incontri, fondamentale per il suo ritorno, avviene nel 1976, in Texas, dove Waters suona sul palco insieme a Jimmie Vaughan e dove conosce Johnny WintersCome abbiamo già detto, proprio da quell’incontro tra due bluesman leggendari, nascerà Hard AgainUn album puro e sincero, interpretato da Muddy con tutto il suo grande cuore. Ogni brano sboccia magicamente dalla sua grande anima… e il Blues del Delta sgorga con tutta la forza e la passione del suo essere.
Un disco in cui si respira a pieni polmoni l’aria del Mississippi. 
Per questo album, Muddy, grazie alla perfetta atmosfera che Winters riesce a creare per lui, reinterpreta con trasporto e vigore alcuni dei suoi cavalli di battaglia composti e registrati tra gli anni ’40 e gli anni ’50.
A spiccare per intensità è il brano di apertura del disco. La celebre Mannish Boy, donerà ispirazione a moltissimi chitarristi Blues negli anni successivi, visto il lavoro vocale e chitarristico di alta classe che Muddy riesce a intrecciare nel brano. La sua voce è calda, graffiata, potente… e la sua chitarra slide splende di una brillantissima luce.
Un capolavoro, 
 così come tutto l’album che contiene anche potentissime alchimie tra i musicisti coinvolti.
Le chitarre di Waters, Winters e Bob Margolin si sfidano e si sostengono… si rincorrono l’una con l’altra con grande maestria ad ogni brano. 
I suoni sprigionati dai solchi di questo pezzo di storia della musica sono duri e grezzi come il miglior Blues (ma anche il miglior Rock) deve essere… niente è artefatto o elaborato, tutti gli strumenti mantengono intatte le loro caratteristiche e i loro difetti. Il grande acume di Johnny Winters nel produrre questo disco per Muddy Waters si denota anche in questa abile scelta tecnica e stilistica.
Tutto venne registrato in presa diretta, senza effetti o sovraincisioni, comunemente usate dagli altri per riparare eventuali errori.
I suoi passati successi… da Bus Driver, alla dixoniana I want to be Loved, passando per I can’t be Satisfied, Crosseyed Cat, Little Girl… rivivono una nuova e splendida giovinezza in questo disco.
Subito dopo la fine delle registrazioni, il bluesman di Rolling Fork, parte per una serie di concerti che lo porteranno in giro per il mondo ad infiammare le masse con la sua musica.
Il concerto più famoso a cui Muddy parteciperà, catturato nelle immagini di un Maestro del Cinema come Martin Scorsese, è quello che lo vede avvicendarsi sul palco con Bob Dylan, Van Morrison, Dr. John e molti altri, nello storico concerto d’addio dei leggendari The Band, tenutosi a San Francisco nel ’76.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

muddy vasco

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