Hannah Williams And The Affirmations: “Late Nights & Heartbreak” (2016) di Danny “black” Bateman

Correva l’anno del Signore 2012, quando Hannah Williams, dopo una rapida ascesa motivata da un talento cristallino e da un pizzico di fortuna, venne indicata dai media, e da qualche collega più famoso (cito per tutti, Sharon Jones e Charles Bradley) come la “next big thing” della scena nu soul britannica. Londinese, figlia d’arte, Hannah inizia a cantare fin da giovanissima ma esce dal tunnel dell’anonimato solo quando, durante un concerto in un piccolo pub dei sobborghi di Londra, incontra casualmente Sharon Jones che si innamora della sua bellissima voce. Hannah, sotto il patrocinio della Jones, inizia a incidere singoli per una piccola etichetta indipendente, guadagnandosi qualche passaggio radio, grazie ai buoni offici di Craig Charles, conduttore di un programma alla BBC. Poco tempo dopo, un altro incontro fortuito: la Williams viene notata da Hillman Mondegreen, leader dei Tastemakers, affiatato gruppo di soul e R&B con un discreto seguito in  patria che la vuole alla voce solista. Hannah entra nella band, con la quale parte per un tour in Inghilterra e partecipa a vari festival; e qui, si verifica il terzo colpo di fortuna, perché Hannah Williams e i suoi Tastemakers vengono contattati da una piccola etichetta milanese (si, avete proprio letto bene) la Record Kiks che propone loro un contratto per un disco. Di lì a breve, esce “A Hil Of Feathers” (trainato dal singolo Work It Out) un debutto talmente brillante da produrre un immediato riscontro commerciale e da portare la Band al di fuori dei confini patri per un lungo tour europeo, poi interrotto per problemi di gravidanza della cantante. A distanza di quattro anni da quell’entusiasmante esordio, Hannah torna sulle scene con un nuovo disco e una band nuova di zecca.
Registrato nei Quatermass Studio di Malcom Catto (già alla corte di Mulatu Astatke) “Late Nights & Heartbreak” si avvale dello straordinario contributo degli Affirmations, inesausti macinatori di chilometri di groove, capitanati da James Graham che è anche l’autore di quasi tutti i brani in scaletta. Una Band di musicisti talentuosi che crea un velluto sonoro perfetto per la voce di Hannah Williams, capace di alternare graffi da pantera bianca a colate di miele alla liquerizia. Suoni vintage (ma con misura) e molti riferimenti che non passeranno inosservati. Viene in mente, in primo luogo, Betty Davis, con la quale Hannah condivide un approccio bollente nell’interpretazione dei brani funk e, a seguire, alcuni altri grandi nomi della scena black, come la già citata Sharon JonesIsaac HayesOtis Redding e Sam Cooke. Tredici canzoni per un’ora di musica che snocciola grandi numeri di funk (Ain’t Enough e 7am To Seville) accorati gospel (Woman Get Soul) ballate soul che sbriciolano il cuore (In Your Arms) e una cover di Dazed And Confused (dal primo album dei Led Zeppelin) talmente originale negli arrangiamenti e palpitante nell’esecuzione, da valere da sola il prezzo del biglietto. Un ritorno in gran spolvero per una delle voci più sorprendenti del momento.

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