Handgjort: “Handgjort” (1971) – di Ignazio Gulotta

La psichedelia svedese è uno scrigno pieno di tesori misconosciuti, pochissimi i dischi che circolavano fuori dal Paese al momento della loro uscita ma per fortuna oggi, sia attraverso il web che, soprattutto, con le ristampe, si possono abbastanza facilmente recuperare opere i cui vinili originali hanno ormai prezzi spesso improponibili. E questo unico disco uscito a nome Handgjort è uno dei più rari, uscito nel 1971 per l’etichetta Silence (che nello stesso giorno pubblicò anche “Lord of the Rings” di Bo Hansson) ed è stato poi ristampato dieci anni fa dalla stessa Silence in una splendida edizione in CD con un bonus di quattro tracce e un booklet di 32 pagine, oltre che in doppio vinile. Il nome della band tradotto vuol dire “fatto a mano” ed è proprio questo il loro approccio alla musica, legato anche allo spirito freak e libertario dell’epoca, che magari pecca di ingenuità ma è compensato dall’ispirazione e dalla voglia di comunicare con le note quell’anima ribelle e antiborghese che girava nell’aria.
I tre musicisti svedesi degli Handgjort, Stig Arne Karlsson (sitar), Theo Greyerz (tabla), e Guy Öhrström (chitarra acustica) pare vivessero come musicisti di strada e praticassero una dieta a base di fagioli e hashish, a loro si unisce l’americano Greg Fitzpatrick che della band diventerà una sorta di manager, ne sarà il cantante e suonerà l’esraj, strumento a corda indiano. Interessante la sua biografia, era uno dei tanti disertori americani che avevano trovato rifugio in Svezia, aveva viaggiato in Pakistan e India, un rito iniziatico che anche gli altri membri della band avevano fatto, e lo troviamo in diverse collaborazioni con varie band svedesi utilizzando spesso diversi pseudonimi per sfuggire alle autorità statunitensi. Al disco partecipano musicisti provenienti dal giro psych-folk, apportando un importante contributo con i fiati e piccole percussioni. L’atmosfera che si respira è quella tipica di una comune hippie, improvvisazioni acustiche, tensione mistica, spiritualità e musicalità orientaleggiante, il tutto immerso in un sogno psichedelico il cui stato di alterazione ha lo scopo di raggiungere una compenetrazione con l’ambiente naturale e un distacco dalla materialità consumista del mondo.
Particolarmente felice è il connubio fra ipnotici raga e folk in brani come Jamil, Kerala, Colombo o Barshat, ma anche la lunga improvvisazione di sitar, esraj e tablas di Scotland the Brave è un eccellente esempio di reinterpretazione in chiave libertaria e hippy della musica tradizionale indiana. Non mancano episodi come Worlds on Fire, dalle atmosfere sognanti, bucoliche e misteriose con il flauto di Björn Lindh in evidenza. I brani citati sono tutti strumentali, ma in due casi appare la voce cantilenante e ipnotica di Fitzpatrick, come nella spossata e impregnata dei fumi dell’hashish, Over the Wall, o nei quasi dieci minuti di Farmer Jack, dove il tentativo di creare una melodia vocale si annulla in un altro lungo raga caratterizzato da una serie di bordoni che sembrano inseguirsi nel librarsi verso le porte della percezione. “Handgjort”  uscì e circolò quasi soltanto nell’ambiente alternativo di Stoccolma ma la band continuò a esibirsi nel circuito underground: Stoccolma stava rifacendosi il look, molti edifici venivano abbattuti o abbandonati, e fra i meandri delle macerie nascevano comuni, locali, luoghi di aggregazione dove si esibivano le band. Come altri gruppi svedesi, penso a Träd Gräs och Stenar, International Harvester, Fläsket Brinner, anche intorno agli Handgjort: si è avuta una girandola di nomi così, quando nell’estate del 1971 si esibirono a Gärdet Theo era partito per l’India, dove poi si recheranno anche Stig e Guy, e si aggiunsero numerosi musicisti provenienti da band underground come Homo Sapiens, Telefon Paisa, Arbete och Fritid, oltre a Mkael Ramel e molti altri.
Questa esibizione è testimoniata dalle quattro tracce bonus del CD, con le stordenti improvvisazioni della lunga versione di Kerala, i canti corali stonati e vibranti di voglia di stare insieme e libertà di Tadeo’s Lament, poi, con la salmodia di To Cathrine continua l’happaening hippie fra un tripudio di tabla e chitarre, chiude la breve, sconnessa improvvisazione di Greg’s Recitation. Testimonianza suggestiva di un’epoca ormai lontana, il disco degli Handgjort è ancora oggi un godibile esempio di folk psichedelico, con lo sguardo rivolto all’India, la cui cultura e la cui musica attraevano sempre di più i giovani occidentali. “Handgjort” è figlio di questa passione per l’India, per la sua dimensione spirituale da cui è nato il raga rock. Mettiamolo accanto ai dischi di COB, Incredible String Band, Folkswingers, e dei norvegesi Oriental Sunshine, ma anche dei nostri Living Music. Ma se adorate il marciume metropolitano allora il disco probabilmente non fa per voi.

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