Hammock: “Universalis” (2018) – di Natale Biondo

Con il termine Post-Ambient ci piace considerare l’attività di diverse band ed autori contemporanei che non ha a che fare con un preciso contesto stilistico, ma che potrebbe appartenere ad un relativo e omogeneo ambito emozionale, una classificazione intellettuale insomma, per definire musicalmente un minimalismo meno rigoroso nella geometria delle note. Hammock, Stars of the Lid, A Winged Victory for the Sullen, Tim Hecker, Elivium, Olafur Arnalds, Johann Johannsson, etc. Alcuni tra i nomi che oggi popolano tale ipotetica scena creativa, naturalmente figlia degli spunti di cui già in passato abbiamo goduto grazie a figure ormai identificative dal concetto stesso di Ambient Music: Brian Eno, Robert Fripp, Harold Budd, Gavin Bryars. “Universalis” (2018) è l’ultimo lavoro degli Hammock, duo di Nashville, Tennessee, composto da Marc Byrd e Andrew Thompson e segue “Mysterium” (album del 2017 caratterizzato da toni decisamente più cupi e funerei). Mouth to Dust… Waiting, il brano d’apertura, è un poema in musica senza parole, straziante per la malinconica bellezza armonica che emana, come se stessimo assistendo al manifestarsi di un’aurora boreale, con i suoi colori ed i suoi paesaggi. La luce diventa più intensa, i contorni delle nostre visioni più nitidi, è tutto un crescendo di suoni eterei che si fondono tra loro in un magico gioco di colori e sfumature appena accennate… e siamo al brano immediatamente successivo (Scattering Light). L’ascolto di ogni opera degli Hammock riserva sempre piacevoli risvolti sensoriali, come stessimo intraprendendo  un’esperienza spirituale che permette di connettersi con la musica trascendendo ogni aspetto fisico circostante, per privilegiare gli input dell’anima e della mente che magicamente il duo nordamericano riesce a farci percepire attraverso una musica giocata tutta su sottili e scarni disegni sonori, geometrici, ricchi di luce e calore. “Universalis” rappresenta il secondo di una serie di tre album (il primo è “Mysterium” del 2017). Byrd e Thompson si sono affidati a Francesco Donadello (A winged Victory for the Sullen, Olafur Arnalds, Johann Johannsson, etc.) e Peter Katis (Jonsi, Interpol, The National) che hanno mixato ciascuno una parte del disco. Dalle scarne note di copertina apprendiamo che Christine Glass, moglie di Marc Byrd, contribuisce alla voce, e Matt Kidd (Slow Meadow) suona le tastiere ed ha aiutato con il montaggio su alcune tracce, mentre alle percussioni è presente Ken Lewis. Ingegnere del suono è invece Billy Whittington. “Universalis” è un album molto riflessivo, ricco di rigogliosi paesaggi strumentali che ci avvolgono in un leggiadro quadro musicale tempestato di meraviglie. Sezioni di archi (della Nashiville Recording Orchestra) limpide ed immediate coesistono con percussioni sempre minimaliste, dando vita ad una graduale e leggiadra escalation di suoni. In un’intervista – alla richiesta di approfondimento su una frase del comunicato stampa di presentazione del nuovo L.p. in cui si accennava a “lotta personale, dubbi e cambiamento” Marc Byrd dichiara: “Le cose sono cambiate da quando è stato rilasciato questo disco. Ho una prospettiva diversa su cosa sia veramente la vera lotta. La perdita di mio nipote due mesi fa ha gettato nuova luce su ciò che considero lotta per sentirmi. Questo tipo di dolore e ciò che la mia famiglia sta vivendo in questo momento è qualcosa che non abbiamo mai conosciuto… nemmeno da vicino. Possiamo glorificare l’angoscia, la malinconia, l’oscurità e la lotta ed affermare che ciò rende l’arte vera e autentica. Ma questo è solo teorico. Quando succede qualcosa di così tragico come la morte di tuo nipote, quando vedi tua sorella e la sua famiglia in preda a un dolore come la perdita di un bambino… beh allora inizi a capire che cos’è un vero dramma, sofferenza per la tua arte. La maggior parte di noi non ha bisogno di ricordare che la vita può essere triste… non è un concetto originale quando si tratta della natura dell’esistenza. Gioia… questa è la cosa che può essere fugace”. “Universalis” non è un disco di musica orecchiabile eppure le sue melodie restano a lungo nei nostri cuori. Calorosamente consigliato.

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Un pensiero riguardo “Hammock: “Universalis” (2018) – di Natale Biondo

  • Gennaio 22, 2019 in 5:33 pm
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    All’opposto della musica, deo gratias impeccabile, la recensione sembra scritta dopo aver fatto colazione con la grappa.

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