Hama: “Houmeissa” (2019) – di Ignazio Gulotta

Se è vero che molta della  musica migliore oggi si produce in Africa e segnatamente in quella fascia arida e controversa che è il Sahel con la sua strepitosa tradizione di blues del deserto e l’apertura culturale con cui i suoi musicisti si affacciano ad altre tradizioni musicali, è anche vero che il Continente esprime oggi una gran varietà di stili espressivi. In questa occasione parliamo di un  musicista proveniente dal Niger, sempre quindi dall’Africa subsahariana, che fa musica elettronica. Scoperto da Christopher Kirkley, boss dell’etichetta americana Sahel Sounds, Hama fa musica dal 1996 (soprattutto suonando il piano e il synth, più raramente la chitarra) e ha diversi album al suo attivo, ma solo “Torodi”, uscito nel 2015, ha avuto finalmente una diffusione fuori dalla regione prima di questo nuovo “Hpumeissa”, uscito sempre per la Sahel Sounds nel 2019. La prima volta che Kirkley ha ascoltato la musica di Hama, come racconta nel suo sito, ha pensato di trovarsi davanti a Japonais, musicista e attivista politico molto popolare in Niger e ucciso dalle forze governative nel 2009: quello di Hama era anche per lui un nome completamente sconosciuto. Hama è un autodidatta e considera la sua musica tradizionale al 100%, il che per un musicista elettronico è quasi una contraddizione in termini ma, d’altra parte, la sua musica è, al pari di quella degli altri musicisi nigerini, destinata a essere suonata nelle occasioni festive e conviviali. C’è una forte ispirazione retrofuturista nelle ipnotiche tracce di “Houmeissa”, un dialogo continuo fra tradizione e innovazione, ma anche un approccio quasi eroico alla musica, viste le forti limitazioni tecniche e il funzionamento precario della rete elettrica di Niamey, ma si sa che spesso le difficoltà aguzzano l’ingegno e il risultato è infatti decisamente buono. Hama, che nella vita fa l’autista, e nei ritagli di tempo si dedica alle sue composizioni, è partito da brani della tradizione folk nigerina, da lui riletti e rielaborati in arrangiamenti elettronici. Quel che ne esce è un risultato decisamente originale, in cui l’elettronica si nutre dei suoni e dei ritmi ancestrali di una terra antica e misteriosa: tracce di blues si mescolano a ritmi techno e a danze tradizionali, creando un effetto inedito e coinvolgente, come se Bombino o i Tal National abbandonassero i loro strumenti per abbracciare il verbo elettronico. Le dieci tracce di “Houmeissa” giocano con grande libertà e un pizzico di sfrontata bizzarria fra melodie suggestive, beat vintage che rimandano perfino ai vecchi videogiochi del tempo che fu, ritmi da ballare in bilico fra le danze tradizionali e la techno, richiami ai teutonici corrieri cosmici. Certo si sente la dimensione artigianale, ma è tutt’altro che un difetto anzi, ti fa ancor più apprezzare l’inventiva del lavoro di Hama.  Si respira il fascino di una musica scintillante e fantasiosa, energica, ma allo stesso tempo venata di malinconia e dell’estasi sognante delle stellate notti equatoriali, quando il confine fra immaginazione e realtà si fa più labile e sfuggente. Un lavoro importante che si inserisce nella vivacissima scena elettronica africana che sta dando vita in questi ultimi anni a una serie di proposte di grande qualità e interesse.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://sahelsounds.com/

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