Gurf Morlix: “The Soul & The Heal” (2017) – di Capitan Delirio

Fa piacere pensare che nel 2017 ci sia ancora qualcuno che pensa che la musica possa recare un beneficio tale da garantire addirittura la guarigione. Questo è il caso di “The Soul & The Heal”, l’ultimo progetto discografico del songwriter texano d’adozione Gurf Morlix che scava nelle profondità dell’essenza umana, sviscerandone le infinite sfaccettature delle emozioni, perché per guarire le ferite del corpo, bisogna prima curare i lividi dell’anima. Per ottenere l’effetto medicamentoso, Gurf si affida a una ricetta fatta di rimedi semplici ma efficaci. La voce in primo luogo che comunica tutto il dolore interiore con il suo tono tenebroso, roco, graffiato e graffiante; e poi, l’uso minimale degli strumenti (le chitarre e il basso, tutti suonati da lui) senza un accordo fuori posto e senza inutili virtuosismi. L’unico strumento non suonato da Gurf, entra comunque in sintonia con la scarna impalcatura sonora grazie all’esperienza del veterano Rick Richards, chitarrista già al servizio dei Georgia Satellites, mentre una piacevole intrusione è concessa all’armonica di Ray Bonneville che nel brano Bad Things sembra provenire da lontananze spettrali. I testi, diretti anche se complessi, abbinano sensibilità e ironia, senza sprecare una sillaba. Gurf dà l’idea di orientarsi alla perfezione in questa densa nebbia notturna, in cui sembra voler scortare anche l’ascoltatore che soltanto dopo aver attraversato l’oscurità, si può aggrappare a quel barlume di luce che permette di vedere il bicchiere mezzo pieno. Esattamente come succede nella vita. Anche se conosciuto più per la sua attività di produttore (la sua casa discografica, la Rootball, promuove una discreta quantità di artisti alternativi, tra cui la più celebre è stata Lucinda Williams) Gurf Morlix si è costruito la sua credibilità di songwriter in anni di esperienza accumulata sui palchi; migliaia di concerti sulle spalle, un infarto perfettamente superato, il dolore per la scomparsa del suo amico tastierista e compagno di avventure, Ian McLagan, e ben otto solidi album all’attivo. Un percorso che gli ha permesso di approdare a questo “The Soul & The Heal” che contiene dieci ballate che passano dal blues al country, dal reggae al folk; tutti generi maneggiati con la giusta intensità emotiva, sia nei brani dal ritmo lento che in quelli più concitati, toccando vertici comunicativi elevatissimi in Deeper Down, I’m Bruised, I’m Bleendin’, My Chainsaw. Un discorso a parte merita il sentimento dell’amore che in Love Remains Unbroken sembra subire lo stesso trattamento di tutti gli altri sentimenti ma poi, in Quicksilver Kiss, viene fissato sulla partitura in un momento di passione sensuale, l’unico che, se supportato dalla reale purezza, può lasciare un segno immortale. I brani di “The Soul & The Heal” vibrano di esperienze vissute, raggiungono intimità che necessariamente invogliano alla riflessione e che sono già un buon passo verso l’ambita guarigione.

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