“Guglielmo” – di Sabrina Sigon

«Nella caccia, la balestra è uno strumento affascinante e molto efficace» diceva il vecchio Stube. Era il più vecchio cacciatore del villaggio, e a lui era affidato il compito di addestrare i ragazzi della zona. Guglielmo e i suoi amici Benhor e Hugo avevano imparato da Stube la maggior parte delle tecniche di caccia. Anche adesso, diventato uomo, quando Guglielmo si appostava nel bosco dalle prime ore del mattino, ripensava agli insegnamenti impartiti dalla voce calma e precisa del vecchio. «Normalmente anche il tiratore più potente non tira da più di quaranta metri» diceva; «voi dovrete imparare da sessanta». All’inizio i ragazzi l’avevano guardato sconcertati, come se la vecchiaia si fosse portata via quella parte concreta e solida che avevano sempre ammirato di lui. Guglielmo faceva in modo di trovarsi alle sue spalle e, rivolto verso gli amici, gli faceva il verso, esagerandone movimenti ed espressioni, e provocando un’ilarità generale che veniva a stento trattenuta. «Tenete conto dell’ambiente» aveva continuato il vecchio Stube imperterrito, facendo finta di non accorgersi di niente; «il vento, la pendenza, la temperatura: strati d’aria di diverse intensità».
«Dai Stube, non scherzare! Lo sai anche tu che sessanta metri è una distanza impossibile!» aveva detto Benhor, l’amico di Guglielmo. Stube l’aveva ignorato. «L’errore è sempre presente; quando tirate non dovete temerlo, dovete solo calcolarlo: a seconda della velocità della freccia, l’animale avrà o non avrà il tempo per scappare. La velocità della freccia dipenderà dalla potenza del vostro braccio». «E se scappa? Cosa succede se scappa?» aveva chiesto Hugo. «Se scappa e non è ferito, salti la cena!» aveva detto il vecchio. Tutti erano scoppiati a ridere. «Ma se scappa ed è ferito, questo è un problema» aveva continuato; «allora sarai fortunato se muore comunque». «E se non muore?». «Ci sono variabili legate al movimento; l’animale, sentendo il rumore dello schiocco, potrebbe spostarsi per saltare via, evitando in questo modo di essere colpito. Più si accorcia la distanza, meno l’animale ha il tempo per muoversi dal momento in cui sente lo schiocco». Il vecchio aveva guardato il cerchio di ragazzi che aveva attorno.
Erano tutti seri, adesso, e aveva catturato la loro attenzione. «L’animale colpito da una freccia non capisce che quelli saranno i suoi ultimi istanti di vita, nemmeno se viene colpito al polmone o al cuore, e cercherà un posto per riposarsi. Quindi, quando raggiungerete il punto esatto in cui è stato colpito, sarà una freccia spezzata l’unica cosa che troverete, perché lui avrà cercato di togliersela. L ’animale sarà già a una certa distanza. Dovrete andare a prenderlo; non dovrete aver paura di sporcarvi le mani, quando andrete a prenderlo». «E se non muore?» aveva chiesto di nuovo Hugo. «Se non muore, ed è un cinghiale, guardati le spalle. Verrà a cercarti».

Tratto da: “Solo 12 minuti” di Sabrina Sigon (Emarsioni Editore 2019).
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