Grunge… Rabbia e Dolore – di Andreas Finottis

Il Grunge è uno stile musicale e di vita che ha preso le menti di molti e le ha portate tra i boschi piovosi nel nord ovest degli Stati Uniti… a vagare tra i fantasmi delle ideologie finite e triturate, recuperando nella nebbiolina del sottobosco i pezzi sparsi e adattandoli/adottandoli in forma nuova. Realizzando così un nuovo rinascimento rock dalla rabbia e dal dolore per i sogni spezzati. La sua violenza sonora mescolata alla malinconia esplode deflagrando nel panorama musicale della sua epoca e rivoluzionandolo… abbattendo le barriere tra generi musicali. Negli anni 80 si sviluppava in molti la repulsione per il rock fatto di immagine e suoni buoni solo per le classifiche… con testi superficiali, lontani dalla musica come vera espressione generazionale. Nascono nella zona di Seattle gruppi musicali che uniscono i suoni punk e garage con l’hard rock e il metal. Nel gennaio 1986 esce il primo disco considerato grunge… una compilation edita dall’etichetta C/Z intitolata “Deep Six”, con sei brani eseguiti da sei gruppi diversi: Green River, Malfunkshun, Melvins, Soundgarden, Skin Yard, U-MenNel frattempo Bruce Pavitt, curatore della fanzine  Subterranean Pop – abbreviata dal secondo numero in Sub Pop – si trasferisce da Olympia a Seattle e nel 1986 pubblica il disco “Sub Pop 100” in cui raccoglie diversi gruppi che reputava interessanti… ma è nel 1988 che si consolida il genere grunge con l’uscita di “Ultramega OK” dei Soudgarden, “Superfuzz Bigmuff” dei Mudhoney, il singolo di debutto dei Nirvana – Love Buzz – e la seconda raccolta “Sub Pop 200”… che contiene tra gli altri brani dei Gren River, Tad, Mudhoney e Nirvana. Il modo di vivere collegato a questa musica viene subito apprezzato e seguito. Malinconia e rabbia… la delusione dei grandi ideali svaniti che diventa ribellione, sfociando nella creatività… spesso annegata nell’ alcol e nelle droghe. Anche l’estetica definita dalla parola grunge (trasandato) contribuisce a far conoscere il fenomeno. Jeans consumati – meglio se strappati –  e camicie a quadri tipiche dei boscaioli… abbinati a vecchi maglioni, felpe  e t-shirt dei gruppi musicali preferiti. Uno schiaffo in faccia che sconvolge gli anni ’80, caratterizzati  dal look edonista, fatto di costosi abiti firmati e ciuffi perfetti. Un getto sonoro di merda degli esclusi arrabbiati viene spruzzato sulle vuote icone ufficiali, facendole svanire e ritrovando così la naturalezza perduta. Un crescendo di successi che raggiunge l’apoteosi massima su scala planetaria con “Nevermind”, l’album dei Nirvana per la Geffen che esce il 24 settembre 1991. Nel gennaio 1992 è al primo posto nelle classifiche Billboard e venderà oltre 25 milioni di copie. Il grunge però, in parallelo con la sua affermazione, perde fatalmente l’essenza originale, diventa una svuotata moda, un fenomeno di costume da monetizzare. Case discografiche, stampa, radio, televisioni, industrie dell’abbigliamento e il mondo della pubblicità lo vampirizzano. L’8 aprile 1994 Kurt Cobain viene trovato morto nella sua casa di Seattle. L’uomo diventato l’immagine più conosciuta del grunge, il simbolo del movimento, con la sua morte rende evidente il malessere e il decadimento che sta attraversando il fenomeno spolpato dai predatori. I riflettori dei mass-media cominciano a spostarsi altrove, alcuni gruppi proseguono con un notevole seguito… ma tutti perdono qualcosa con l’arrivo del successo. Gli Alice in Chains nel 1995 registrano il loro ultimo album omonimo. Il cantante Layne Staley cade in depressione irreversibile nel 1996, dopo la morte dell’amatatissima Demri Lara ParrotIl 5 aprile 2002 morirà di overdose e il cadavere verrà ritrovato due settimane dopo. I Soundgarden, il 7 aprile 1997, annunciano il loro scioglimento (si riuniranno nel 2010). I Pearl Jam, considerati i meno alternativi e i più tradizionalisti anche dallo stesso Cobain, sono l’unico gruppo che continua con immutato successo. Tad Doyle (l’enorme frontman dei TAD) in un’intervista a Guido Chiesa del 1991 dichiarò: «Faccio musica grande, grassa e orribile, proprio come me, e ne sono contento… Onestamente, non me ne frega un cazzo di tutto il resto. Non diventerò mai popolare, a meno che non perda un sacco di chili, e questo dovrebbe bastarti per capire in che stato si trova la musica contemporanea. L’anno scorso Bruce Pavitt mandò un mio video a MTV affinché lo trasmettesse. Risposero che non potevano mandarlo in onda perché sono troppo lardoso. Ma ci puoi credere? Non che morissi dalla voglia di vedere il mio brutto muso in televisione, ma la cosa mi fa crepare dal ridere ancora adesso». In questo si rintraccia l’autentico spirito originariogrungeUn ventennio dopo la morte di Cobain ci rimangono dei dischi eccezionali, e anche cercando nei sottoboschi musicali, dove prevale la passione, potete trovare ancora qualche porta magica che vi farà entrare nei meandri di foreste immaginarie… in cui, perdendovi, ritroverete la vostra essenza più pura… questo è tutt’ora il grunge.

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4 pensieri riguardo “Grunge… Rabbia e Dolore – di Andreas Finottis

  • Novembre 12, 2014 in 4:23 pm
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    Sapevo…del movimento GRUNGE ma non immaginavo chi ne faceva generalmente parte…..sopratutto i Nirvana…..
    Bel pezzo molto piacevole da leggere…
    ciao,….tnxxxx

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  • Novembre 13, 2014 in 8:35 am
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    sto con i perdenti ….. perché sono nata perdente …. ma un “born to lose” può avere una forza incredibile, che altri non possono avere. Gli anni ’90 sono stati eccezionali per me, proprio per il fenomeno grunge. Dopo di che è sopraggiunto il grande nulla di nuovo.

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  • Novembre 22, 2014 in 8:55 pm
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    gran bell’articolo, su un movimento culturale e musicale che resta l’ultimo sussulto di un mondo ormai agonizzante

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