Greg Berlanti, Sera Gamble: “You” (2018 – 1° stagione) – di Flavia Giunta

Ebbene sì. Anche noi abbiamo ceduto alle lusinghe dello streaming illimitato – e a un prezzo accessibile della piattaforma Netflix. Ma non si tratta di un consapevole sabotaggio rivolto alla nobile arte del cinema; checché se ne dica, nulla potrà superare la sensazione della visione di una pellicola da un maxischermo, circondati dal dolby e da altre persone che vengono rapite dalle stesse immagini. Uno straniamento lungo un paio d’ore, per poi tornare alla realtà di sempre un po’ arricchiti. Però… a volte si ha bisogno di una piccola pausa quotidiana nell’intimità di casa propria, giusto quei 40 – 45 minuti prima di mettersi a studiare, o a preparare la cena dopo una giornata di lavoro. E in tal senso il rituale del cinema appare fuori luogo in quanto più sofisticato, quasi da destinarsi a un momento più solenne (c’è anche da dire che, quando vivi in una città in cui non paghi meno di 6 euro e 50 per qualsiasi proiezione, diviene purtroppo per forza di cose un rito occasionale). Non per niente negli ultimi anni le serie tv, veri e propri prodotti da consumo di massa, hanno riscosso un successo notevole fra i più giovani e non solo. Certo, si sacrifica sempre qualcosa: guardare le scene dallo schermo di un pc o di un tablet, con un volume non adeguato, scendere talvolta a compromessi con una trama poco avvincente o un cast che non brilla… Se non altro, la scelta sulla piattaforma è veramente ampia, e se si è fortunati si può incappare in prodotti di qualità, o almeno in una storia che sappia trascinare e lasci qualcosa in chi guarda, insomma non un semplice palliativo per diluire il tempo libero, togliendo magari spazio a un buon libro. In questo frangente, il trailer di “You” è stato funzionale. E’ riuscito a catturare la nostra attenzione, lanciando l’amo nella parte più morbosa della nostra psiche. Sì, perché il breve video fa capire fin da subito che il soggetto della serie è un argomento spinoso e controverso: lo stalking, l’ossessione nei confronti di una persona, spesso mascherata (e giustificata) dietro il nome di “amore”, che può sfociare in comportamenti estremi, nonché penalmente perseguibili. Si intuisce la piega che prenderà la vicenda già dal frame che inquadra il suo titolo: la scritta “You” che gradualmente si ricopre di sangue. La serie ha una sceneggiatura basata sul romanzo omonimo scritto da Caroline Kepnes, e prima di approdare su Netflix il 9 settembre 2018 (in Italia dal 26 dicembre) era stata trasmessa su Lifetime negli Stati Uniti. Greg Berlanti, uno dei due ideatori della serie, ha già lavorato al teen drama “Dawson’s Creek” e a vari film sui supereroi della DC Comics, mentre Sera Gamble ha sceneggiato “Supernatural”; uno dei registi che hanno collaborato alla lavorazione, Marcos Siega, ha inoltre diretto la fortunata serie “Dexter”, della quale si può riconoscere l’impronta in vari aspetti di “You”. La prima stagione comprende dieci episodi, ciascuno di una durata variabile dai 42 ai 48 minuti. Analizziamo la trama. Il protagonista, Joe Goldberg (interpretato dall’affascinante Penn Badgley, che qualcuno avrà già visto in “Gossip Girl”), possiede una piccola libreria polverosa a New York ed è appassionato di libri antichi, che restaura in una sorta di gabbia di vetro collocata nella cantina sottostante. La sua esistenza apparentemente tranquilla e metodica viene rivoluzionata quando la porta del suo negozio viene varcata dalla bella Guinevere Beck (Elizabeth Leil, la Anna di Frozen in “Once Upon a Time”), per gli amici “solo Beck”: già dalle prime scene si nota l’indole da osservatore di Joe, che dal suo bancone misura ogni indumento, ogni gesto ed espressione della giovane studentessa. Il colpo di fulmine è imminente: il libraio è anche un buon affabulatore, che suscita da subito l’interesse di Beck. E’ qui che inizia la discesa verso un gorgo di perversione; la curiosità di Joe nei confronti della ragazza si trasforma sempre di più in una fissazione che lo porterà ad intromettersi di nascosto nella vita privata di lei, aiutato da facebook, instagram e via dicendo. Il ruolo dei social network nel corso della vicenda sarà fondamentale, in quanto costituiscono una traccia tangibile del passaggio di Beck, una dimostrazione di ciò che fa, di dove va, di quello che vuole che gli altri vedano di lei. E Joe (che, non per niente, non è iscritto a nessun social) ne approfitterà abilmente, servendosi delle informazioni carpite per ottenere la fiducia di quella che lui è ormai sicuro sia la sua anima gemella. La cosa curiosa però, e che a nostro parere rende peculiare questa serie, è l’impostazione narrativa: la voce narrante, quella dello stesso Joe, ci rende partecipi dei suoi pensieri e porta lo spettatore non solo a capire le motivazioni psicologiche presenti dietro determinati gesti, ma in certi casi persino a simpatizzare per l’aguzzino. Mai come in questo caso la linea fra i “buoni” e i “cattivi” è stata così sottile: per quanto, man mano che si va avanti nella storia, si capisca chiaramente che Joe è una persona  disturbata, e se ne comprenderanno anche le cause. Una sottile scia di sangue si dipana per la vicenda, mentre a poco a poco si svelano i background dei personaggi principali e secondari. L’apparentemente ingenua Beck, aspirante scrittrice, si rivela una persona ambiziosa che nasconde bene dalle luci dei riflettori dei social una realtà familiare dolorosa e un profondo senso di inadeguatezza, celato dal suo frequentare amiche superficiali e più ricche di lei. Tra queste, spicca il personaggio di Peach Salinger (Shay Mitchell), ereditiera bella e snob che capisce subito che qualcosa non va nella nuova frequentazione di Beck. Ma sarà ben presto chiaro che questa sua perspicacia nel comprendere la vera natura di Joe deriva da una personalità non troppo diversa da quella del protagonista. Anche il rapporto tra Joe e Paco (Luca Padovan), il piccolo figlio dei vicini di casa, contribuisce a rendere più confuso il ruolo di chi viene considerato “cattivo”. La madre del ragazzino, infermiera tossicodipendente, viene spesso picchiata dal compagno, un nerboruto poliziotto con tendenze alcoliste che minaccia anche Paco e che detesta Joe, convinto che sia un maniaco. Quest’ultimo aiuterà il piccolo in più episodi, proteggendolo dalla brutta situazione familiare e fornendogli una via di fuga tramite i libri. Il senso di questo strano rapporto verrà chiarito andando avanti nella vicenda e frugando nel passato del protagonista, da cui affioreranno i traumi che l’hanno portato ad essere chi è. Altri misteri si affacceranno: ad esempio, cos’è successo a Candace, la ex fidanzata storica di Joe, scomparsa nel nulla da alcuni mesi? Beck si ritroverà invischiata in un intrigo dal quale potrebbe essere difficile cavarsi fuori. Il finale della stagione fa presagire che ne seguirà una seconda, stavolta prodotta da Netflix stesso. La serie presenta diversi punti di forza. Innanzitutto, l’analisi introspettiva dei personaggi, che presentano delle sfaccettature variegate, non catalogabili. Inoltre, risultano attendibili anche i dettagli delle scene come ad esempio il vestiario dei personaggi che talvolta si ripete (si vedano la collana e le scarpe di Beck), contribuendo a caratterizzarli. Un altro punto a favore è la buona recitazione di Penn Badgley, adatto al ruolo e una spanna sopra gli altri interpreti. Gli spunti di riflessione di questa sorta di thriller psicologico sono vari: a parte quello ovvio della problematica delle relazioni malate, della gelosia, del possesso, un punto molto importante e che si riannoda a quello precedente è quello del ruolo dei social network nel gestire il nostro rapporto con gli altri. Abbiamo davvero bisogno di far sapere tutto a tutti? E di quello che decidiamo di mostrare, quanto corrisponde effettivamente alla realtà? Certo, la serie non è esente da difetti. Alcune imperfezioni nella trama, come ad esempio il fatto che il protagonista non venga mai notato nei suoi pedinamenti e riesca ad ascoltare le conversazioni di Beck in una stanza affollata e a una distanza notevole, saltano all’occhio e possono fare sorridere. Inoltre, la costruzione generale della serie ricorda quella un po’ patinata delle grandi produzioni americane di drama per ragazzi. Ma nel complesso il prodotto è gradevole e, come già detto, un’analisi attenta porta a riflettere sulla condizione delle relazioni di oggi. Buona visione.

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Un pensiero riguardo “Greg Berlanti, Sera Gamble: “You” (2018 – 1° stagione) – di Flavia Giunta

  • Gennaio 9, 2019 in 12:17 pm
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    Un bel articolo che ha suscitato in me molta curiosità

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