GØGGS: “GØGGS” (2016) – Porter Stout

Non esistono anni sabbatici per Ty Segall, sempre più prolifico e sempre più al centro della scena Garage californiana che, volendo proseguire su questi ritmi produttivi forsennati, presto potrà vantare una discografia da dinosauro del Rock con venti titoli all’attivo tra lavori solistici, progetti collaterali (Fuzz, Perverts, Epsilons, Traditional Fools) e collaborazioni (Thee Oh Sees, White Fence, Mikal Cronin).
Dal 2008 (anno dell’omonimo esordio) ad oggi, un’andatura folle (due, tre dischi ogni anno) con un livello compositivo di tutto rispetto e almeno un paio di capolavori nel carniere: “Slaughterhouse” del 2012 e “Manipulator” del 2014. Ora, a distanza di soli sei mesi dall’uscita del suo ultimo e godibilissimo album “Emotional Mugger”, torna con una nuova creatura artistica. E’ la volta dei GØGGS, moniker bizzarro e privo di significati per un super-trio che oltre a Segall, nel ruolo di compositore/produttore/batterista, vede la chitarra di Charles Moothart suo compagno nei Fuzz (titolare tra l’altro di un recentissimo esordio in proprio con la sigla CFM) e la voce di Chris Shaw frontman degli Ex-Cult.
Ad aumentare il clima amichevole che pervade l’intera operazione GØGGS si segnalano inoltre le ospitate di Cory Hanson degli Wand, il già citato Mikal Cronin (da sempre nel cerchio magico del rocker di Laguna Beach) e Denee Petráčekm, fidanzata e musa ispiratrice. Gran conoscitore del suono americano più sotterraneo e, quasi volesse togliersi di dosso il marchio Psych-Garage che ha connotato la maggior parte dei suoi lavori, Segall è da qualche tempo intento a scandagliare nuovi percorsi espressivi e, se con i due album dei Fuzz s’è inoltrato in ambiti più squisitamente Hard & Heavy, con i GØGGS fa, e ci fa fare, un tuffo nel passato dei primi anni ‘80 per celebrare a suo modo la stagione d’oro dell’Hardcore Punk americano. Un tributo a tutto tondo alle band osannate in gioventù (Black Flag, Minor Threat, Minutemen), ai cataloghi SST e Dischord e alle alchimie produttive di Steve Albini.
GØGGS (tre anni di pianificazione, trenta giorni di scrittura, una settimana di registrazioni) è pertanto un album suonato con la stessa monolitica intransigenza. Ai dieci brani in scaletta il compito di sintetizzare e restituire in maniera cruda e diretta l’energia contagiosa di quegli anni: coltri di feedback anfetaminico, ritmiche feroci e microfono tra i denti attraverso il quale declamare a voce altissima storie di rabbia e disagio esistenziale. She Got Harder (primo singolo della band già uscito nel settembre scorso), Gøggs, Assassinate The Doctor e la conclusiva Glendale Junkyard le tracce più interessanti di un disco che alla lunga scade un po’ nel monocorde, unico limite di un progetto comunque stimolante ed efficacissimo.
Il tour che partirà a breve sarà anche l’occasione per celebrare il 25° anniversario della In The Red Records. Si vocifera infine di un nuovo e imminente album, l’esordio dei Broken Bat, band costituita l’anno scorso con la complicità di Dale Crover (Melvins) e Steven McDonald (Redd Kross e OFF!).
E’ fatto così, non sa stare con le mani in mano, è Ty Segall.

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