Goblin: “Suspiria” (1977) – di Alessandro Freschi

“Susy Benner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre accademia di Friburgo. Partì un giorno alle nove di mattina dall’aeroporto di New York e giunse in Germania alle 22:45 ora locale….”
Scorrono i titoli di testa e la suggestiva voce narrante di Dario Argento traccia l’incipit di una fiaba moderna dalle tinte oscure, ispirata ad un racconto dello scrittore inglese Thomas de Quincey. È il 1977 e “Suspiria” fa la sua comparsa nelle sale cinematografiche italiane. Dopo il successo della trilogia dedicata agli animali e dell’acclamato “Profondo Rosso” (1975), per la prima volta il regista romano prende le distanze dal thriller in stile whodunit per inoltrarsi nel horror gotico più efferato, posizionando al centro del suo visionario proscenio sabba malvagi presidiati da tenebrose madri del doloreForte di un cast di assoluto valore (tra gli altri Alida ValliJessica Harper, Flavio Bucci, Stefania Casini, Joan Bennett) la pellicola, seppur sorretta da una trama alquanto prevedibile nel suo cruento sviluppo, si rivela visivamente di grande effetto in virtù di una fotografia cromaticamente seducente (Luciano Tovoli) e di una scenografia “espressionista”, abilmente sviluppata nelle viscere degli onirici e claustrofobici labirinti della scuola di Madame Blanche.
Senza ombra di dubbio all’innalzamento del valore artistico dell’opera contribuisce il suggestivo commento sonoro, elemento da sempre fondamentale nelle sequenze mozzafiato delle produzioni argentiane. 
Il Maestro Ennio Morricone è il primo a colorare con le sue composizioni le atmosfere in giallo degli esordi. Il testimonio viene raccolto da Giorgio Gaslini che, a partire dal 1972, si occupa dapprima dei temi per la serie televisiva “La porta sul buio”, ed in seguito de “Le cinque giornate” ed in parte di “Profondo Rosso”. In occasione di quest’ultima circostanza, su suggerimento dell’attrice (e futura moglie di Dario) Daria Nicolodi, viene coinvolta per l’esecuzione in studio dei movimenti scritti dal pianista milanese – in collaborazione con Maria Grazia Fontana – una giovane band romana, i Goblin, alla quale viene affidato anche il compito di realizzare in chiave rock le partiture ancora mancanti del soundtrack (in pratica i tre brani che costituiscono la facciata A del vinile, incluso il tema principale). Il successo dell’operazione è tanto clamoroso quanto inaspettato.
Film e musiche scalano le classifiche dei botteghini e delle hit-parade, sancendo di fatto la nascita di uno dei connubi vincenti dello scenario cinema-musica made in Italy: quello tra Argento ed i Goblin. Dopo l’ottimo “Roller” (1976), album svincolato da contesti cinematografici (anche se alcuni pezzi del 33 giri compariranno poi nella versione italiana di “Martin” (1977“Patrick” (1978), rispettivamente diretti da George RomeroRichard Franklin) i Goblin si ritrovano, su esplicita richiesta di Argento, ai Trafalgar Studios di Roma per realizzare la colonna sonora di “Suspiria”. La line-up è composta da Claudio Simonetti (tastierista, figlio del Maestro Enrico), Massimo Morante (chitarra), Fabio Pignatelli (basso) ed Agostino Marangolo (batteria). A dar manforte al quartetto, nelle vesti di ospiti, compaiono il fratello di Agostino, Antonio Marangolo al sax (in Black Forest) e, non accreditato, il tastierista Maurizio Guarini. Sono in tutto otto le tracce custodite nel full-lenght, rilasciato dalla storica label Cinevox, all’interno delle quali convivono stilemi tipici progressive, incursioni elettroniche e richiami al folk di matrice mitteleuropea. Un vero e proprio capolavoro sonoro innovativo-sperimentale che si appiccica indelebilmente ai fotogrammi di una pellicola che si rivela indiscusso caposaldo di genere.
La main-title d’apertura gioca nel sovrapporre cupi riverberi di bouzouki ed agghiaccianti nenie, ad arpeggi circolari di celesta e colpi di tabla (l’ispirazione è da ricercarsi nella cantilena medioevale
Tre streghe sull’albero), andando ad alimentare atmosfere ipnotiche e angoscianti. L’approccio emotivo alla sinistra partitura resta immutato anche di fronte ad un ascolto orfano del supporto visivo e ciò la dice lunga sulla carica angosciosa trasmessa dal ricercato soundtrack. Le tribali e metalliche percosse di Witch assumono le sembianze di una danza rituale luciferina, immerse come sono tra rintocchi di campane, urla disperate e coralità solenni, anticipando le taglienti evoluzioni della celesta in Sighs, stridule rasoiate sorrette da una incalzante chitarra acustica. Markos, che apre la seconda facciata, è un singolare ordito tra distorsioni sintetiche e contaminazioni etno. Morante, in un’intervista, confida come la scelta di utilizzare strumenti tradizionali ellenici come il bouzouki, sia un chiaro tributo alle origini greche di Elena Markos, la sadica Mater Suspiriorum. L’accoppiata Black Forest / Blind Concert che segue, esclusa dal montaggio finale del film, racchiude tutti i caratteri distintivi del marchio Goblin, oscillando tra eleganti derive jazz, ipnotici tocchi funk e velleità rock sinfoniche, per poi rifugiarsi in una chiusa dove sono riproposti gli arpeggi del tema principale. È una coda di misurati rintocchi di pianoforte (Death Valzer) – eseguiti nel film dal pianista cieco dell’accademia Daniel, interpretato da Flavio Bucci – a scandire l’epilogo di un’opera strepitosa, forse il punto più alto nelle carriere di Dario Argento e dei Goblin. Tutto ciò mentre Susy Benner fugge lontano da Friburgo sotto un violento temporale.

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