Goad – “The Silent Moonchild” di Lino Gregari

I Goad sono una Band di lungo corso, formatasi alla fine degli anni settanta su iniziativa dei fratelli Rossi, Guido e Maurilio. Originari dell’area fiorentina, i ragazzi propongono un Progressive affascinante e di respiro internazionale, che condensa nella loro personale visione, i suoni tipici di King Crimson e, per certi versi Genesis, sino a giungere ai Van Der Graaf Generator; un sound ricco, con intrecci Dark che trovano riferimenti anche in lavori di Band come H.P. Lovecraft, Black Widow e Atomic Rooster. Un melting pot sonoro di indubbio valore, nel quale resta comunque molto evidente la personalità del gruppo, abile a trarre da ogni influenza il necessario allo sviluppo di un progetto sonoro coerente e personale.
Il nuovo Album, “The Silent Moonchild” pubblicato dalla sempre attenta Black Widow Records, è in sostanza il riassunto della loro evoluzione, e propone un Progressive Romantico e Dark allo stesso tempo. Un tentativo, perfettamente riuscito, di uscire dalla canalizzazione classica degli stili, creando atmosfete cupe su un tappeto romantico e molto melodico. Il contrasto giova molto all’impatto sonoro, e propone all’ascoltatore una serie di piacevoli sensazioni; un cammino nel Progressive che fa dell’innovazione il suo essere un classico.
In realtà è proprio questo il senso di questa Musica: arrivare a nuove soluzioni sonore senza dimenticare i suoni classici che ne hanno decretato il successo. In questo senso i Goad ci propongono un disco di ottima fattura, degno di varcare i confini nazionali e di proporsi con buone speranze sul mercato internazionale. La presenza di ospiti del calibro di Martin Grice (Delirium), Silvana Aliotta (Circus 2000) e Guido Wassermann (Alphataurus) aumenta il già notevole bagaglio tecnico del gruppo, contribuendo a creare un prodotto di ottimo livello.
Gli strumenti sono perfettamente amalgamati, e l’arrangiamento in generale è di ottima fattura, l’unico difetto riscontrabile è una certa forzatura nelle parti vocali; se la Band avesse un cantante all’altezza saremmo qui a celebrare uno dei gruppi Prog migliori sulla scena internazionale.
Piace sopratutto la parte finale del disco, con gli otto minuti di The Silent Moonchild a giustificare quanto scritto sin qui.
Davvero un buon disco, che fa bene al Prog Italiano.

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