Gnidrolog: “In spite of Harry’s toenail” (1972) – di Piero Ranalli

I Gnidrolog sono una delle band più trascurate tra quelle che hanno preso parte alla scena progressive rock esplosa in Gran Bretagna intorno al 1971-73. Di sicuro proponevano una musica ingarbugliata, eclettica, con l’utilizzo di vari strumenti ed una voce intensa, molto difficile da classificare non solo per le loro composizioni musicali selvagge e stravaganti, ma anche per il fatto che hanno completamente evitato l’uso della tastiera che in quei giorni sembrava essere l’unica costante nel prog con i suoi suoni sintetizzati veicolati da mellotron o moog ispirati ad Emerson, ed inoltre non vi erano strumenti che dominavano, davvero una versione democratica di una rock band progressiva in cui ogni piccolo dettaglio era stato abilmente realizzato per adattarsi alla più ampia visione artistica. Tutto ebbe inizio dai due fratelli gemelli Stewart e Colin Goldring (sembra che il nome della band sia stato ottenuto da una specie di anagramma del loro cognome) che già in giovane età avevano mostrato il loro interesse alla musica in ambito folk che in seguito si sarebbe trasformato con l’incontro di altri due musicisti di formazione classica (Peter Cowling e Nigel Pegrum) in un progetto avventuroso ed ambizioso di nome Gnidrolog.
Il loro album di debutto “In spite of Harry’s toenail” (RCA Victor 1972) è basato principalmente su semplici melodie sulle quali giocano per renderle più complesse con deviazioni impreviste in qualsiasi momento, trasformandolo in un’esperienza molto impegnativa ed implacabile. Vi sono canzoni che partono astutamente silenziose, belle e melodiose, ma che dopo qualche minuto diventano abrasive e nitide abbastanza velocemente, fino al punto di essere dissonanti. L’album inizia con una traccia di circa dieci minuti, Long Live Man Dead, che consiste in sezioni distinte contrassegnate da aspre chitarre distorte e da uno stile vocale piuttosto originale, pungente e arrabbiato, seguito da insoliti ritmi guidati principalmente dalle straordinarie abilità del bassista, che magicamente si trasforma da un passaggio all’altro mentre gli altri membri della band si sincronizzano perfettamente al suono generale che fluttua attraverso aggressività e atmosfere pastorali delineate dal flauto. Peter è il brano dell’album che espone con eleganza le radici folk progressive della band, un suono seducente contrappuntato da uno stupendo violoncello, flauto e trio di flauti dolci, che affonda e si alza tristemente, quasi un lamento, sottolineato da un’acustica medievale presa in prestito dalle tradizionali melodie popolari.
Snails inizia con un ritmo afoso e oscillante che come una lumaca si insinua lentamente e lascia una scia di melma che a poco a poco si attenua nel nero. Questa traccia ha portato il rock progressivo a nuove bizzarre altezze per gli stravaganti scambi tra le linee di chitarra, percussioni e voce, cavalcando per sette minuti tra l’avanguardia e l’accessibilità melodica. Anche se inizia come un rampicante lento diventa sempre più ostile con un sax arrabbiato e oboe che combattono verso la fine fino a quando tutto si scioglie completamente e si dissolve in modo aritmico. Con Time And Space torniamo ad assaporare delle melodie folk che piano piano iniziano a cedere il passo alla complessità fino a raggiungere un energico e scatenato rock progressivo evidenziato da una sezione ritmica davvero superba, linee di basso incisive e una batteria corposa fanno da sostegno ad una chitarra nevrotica e sul finale ad un flauto mozzafiato. Who Spoke è un brano minuscolo, una traccia folk accompagnata da una chitarra acustica ed una voce molto delicata.
Il disco termina con In Spite Of Harry’s Toenail, l’introduzione è affidata ad un flauto malinconico ed un basso che per alcuni minuti portano avanti un mood dolce che finisce per infrangersi verso una cavalcata blues caratterizzata da un assolo di chitarra molto ispirato ed un harmonica ribelle, questa giocosa jam blues arriva così alla conclusione con una prepotente e brusca chiusura. Se pensate di aver esaurito le vostre incursioni musicali nel solo panorama classico del rock progressivo e non avete mai ascoltato i Gnidrolog, allora è arrivato il momento di porre rimedio a questa grave lacuna. La Band: Colin Goldring (voce solista, chitarra, flauto dolce, sax tenore, corno, harmonica), Stewart Goldring (chitarra solista, cori), Peter Cowling (basso, violoncello), Nigel Pegrum (batteria, flauto, oboe, piano).

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