Gli “undici principi” della propaganda nazista – di Riccardo Panzone

Nel maggio del 1933, con la campagna successivamente denominata “Roghi di Berlino”, i Nazisti danno alle fiamme, in pubblica piazza, i testi di letteratura non graditi e messi al bando dalla gerarchia di partito. Il delirio collettivo che persuade l’intero popolo Tedesco a disfarsi, nel 1933, in un sol colpo, di ciò che di più prezioso un popolo possiede, e cioè la sua Cultura, non nasce da una iniziativa estemporanea quanto piuttosto da una pianificazione strategica e comunicativa ben dettagliata. Il ministero Tedesco della propaganda, guidato dal gerarca Joseph Goebbels, aveva infatti cristallizzato delle vere e proprie ferree regole di comunicazione, analizzate da Leonard Doob (professore Statunitense di psicologia) nel suo saggio del 1950 “Goebbels: i principi della propaganda” e raccolte e semplificate, successivamente, in precetti che rappresentano una sorta di vademecum relativo ai mezzi comunicativi, attraverso cui il pensiero unico Nazista era riuscito a proliferare tra i più ampi strati della popolazione. La storia è “maestra di vita” e conoscere il “decalogo di Goebbels” aiuta ad individuare gli stratagemmi di comunicazione entro i quali si annida la genesi del delirio proprio dello stato autoritario che annulla qualsiasi velleità raziocinante nell’uomo. Imparare a leggere tra le righe di un modello comunicativo “deviato”, diventa allora la prima arma di difesa lungo la via del trionfo del logos, della ragione.
1. Principio della semplificazione e del nemico unico
: è necessario adottare una sola idea, un unico simbolo e, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.
2. Principio del metodo del contagio: riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.
3. Principio della trasposizione
: caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.
4. Principio dell’esagerazione e del travisamento
: trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.
5. Principio della volgarizzazione
: tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
6. Principio di orchestrazione
: la propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.
7. Principio del continuo rinnovamento
: occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.
8. Principio della verosimiglianza
: costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.
9. Principio del silenziamento
: passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.
10. Principio della trasfusione
: come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali. Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.
11. Principio dell’unanimità: portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità.

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Un pensiero riguardo “Gli “undici principi” della propaganda nazista – di Riccardo Panzone

  • Maggio 15, 2019 in 1:12 pm
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    Ho il sentore che Goebbels abbia fatto scuola nel frattempo!

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