Claude Chabrol: “Gli Innocenti dalle mani sporche” (1975) – di Maurizio Garatti

“Gli Innocenti dalle mani sporche” 1975 è uno di quei film atipici che guadagnano consenso con il passare del tempo. Forse il meno considerato dei film di Claude Chabrol… un peccato. Il grande cineasta francese mai come in questo caso, si diverte a rimescolare le carte e giocare con la sorte, a coinvolgere gli interpreti in un valzer di indubbio effetto. I continui colpi di scena ne fanno il film più affascinante e delirante di Chabrol, conducendo lo spettatore in un vortice nel quale nessuna soluzione finale viene esclusa. Chabrol è un regista eccelso e le sue opere sono giustamente inserite nella storia del cinema ma, diversamente da altri suoi colleghi, è stato spesso trascurato. Tra i padri fondatori della Nouvelle Vague francese, il suo primo film, “Le beau Serge” del 1958, viene universalmente riconosciuto come l’alba di questo movimento culturale. La sua seconda regia, “I cugini”, del 1959, vince l’Orso d’oro al Festival di Berlino e la critica ne tesse le lodi in modo esplicito, anche se il  pubblico sembra non gradire. In effetti il successo vero e proprio arriva solo negli anni 60, con pellicole decisamente più commerciali. Resta però il fatto che Chabrol è capace meglio di chiunque altro di raccontare (spesso basandosi sui romanzi di Georges Simenon) una provincia il cui apparente conformismo borghese serve a tappare un vaso di Pandora, colmo di vizi e rancori. Gli innocenti dalle mani sporche” esce nelle sale nel 1975. Interpretato da Rod Steiger, Romy Schneider, Paolo Giusti, François Maistre; è tratto dall’omonimo romanzo di Richard Neely e spicca sopratutto per la corrosiva acidità versata sulla morale benpensanteDopo i primi dieci minuti dall’inizio tutto sembra già scritto, scontato, avviato sui binari consueti della classica commedia noir; invece Chabrol, solitamente lineare sia nella forma che nel contenuto, cambia improvvisamente lo scenario nel quale si muovono i protagonisti, e lo fa più volte, disorientando lo spettatore e rischiando di rendere inverosimile la storia. E’ un equilibrio sottile che dura per tutto il film senza cedere di un millimetro. In questa ottica si legge la bellezza della pellicola e la genialità del regista… attraverso un divertissement cinematografico (a tal proposito soffermatevi sulle figure dei poliziotti, volutamente buffe) ci regala un’opera da cineteca. Verranno poi altri film, tra i quali sicuramente emergono, il bellissimo “Un affare di donne” del 1988  e le grandi collaborazioni con Isabelle Huppert, come ne “Il buio nella mente” che vale la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile alla musa e compagna del regista, Sandrine BonnaireLunghi anni fruttuosi, spesi a scrivere e dirigere grandi film e una carriera che ci regala, nel 1998 uno della sue migliori pellicole, “Il colore della menzogna”, tristemente passato inosservato. Per calarsi nel mondo di Chabrol, per vederlo attraverso i suoi occhi, non c’è miglior viatico di questo “Gli innocenti dalle mani sporche”, che ha tra i molti meriti anche quello di regalarci una Romy Schneider all’apice della sua sensuale bellezza.

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