Give Vent: “Midwest” (diNotte Records 2017) – di Giorgio Cocco

“Midwest” per me è un po’ come sfogliare un album di vecchie fotografie, canzoni nuove che raccontano di un passato remoto e canzoni vecchie che sono la colonna sonora di una vita. Tra ricordi che ti strappano un sorriso e altri che un po’ incupiscono, riflettendo su come sono, o non sono, cambiate le cose negli anniE’ lo stesso Marcello Donadelli ad introdurre l’ascolto dei cinque brani contenuti nell’Ep “Midwest”, seconda prova discografica del suo progetto Give Vent, dopo l’esordio dell’anno scorso intitolato “Days Like Years”, entrambi usciti per l’etichetta indipendente mantovana diNotte Records. Cantante/chitarrista modenese con trascorsi nei Moscova e You vs Everything, Donadelli ci regala una manciata di canzoni immediate e senza fronzoli, perlopiù acustiche, capaci di entrare velocemente in sintonia con gli appassionati di quel Busker-Folk che guarda più all’istintività del Punk che non alla tradizione cantautorale degli anni 60 e 70. Due i pezzi originali: in apertura la coinvolgente December e Midwest, la bella title track che invece chiude la scaletta. Per il resto alcune cover prese in prestito dal repertorio di importanti band americane come At The Drive-In (Hourglass), Appleseed Cast (Woodland Hunter pt.1) e Get Up Kids (Holiday). “Midwest” si fa ascoltare piacevolmente anche per il suo remare contro i conformismi Indie/Pop che dominano il Rock targato Italia negli ultimi anni. Vediamo allora di capire di più (conversando con Marcello Donadelli) e rimaniamo in attesa di buone nuove. 
Quando hai iniziato a suonare questo genere musicale, quali sono state le tue esperienze?
All’inizio è stato strano stare su un palco da solo senza band, era una cosa a cui non ero abituato e le prime volte mi disarmò parecchio. Erano situazioni molto diverse da dove suonavo solitamente, forse anche per quello. Uno dei primi live fu in un cinema, per dire. A parte l’impaccio iniziale però è stato molto terapeutico per quel periodo.

Molti associano il tuo songwriting viscerale ed emozionale a musicisti come Billy Bragg e Glenn Hansard, mentre nella selezione delle cover di “Midwest” è evidente l’amore per l’Alt/Rock americano di fine anni 90, vuoi parlarcene?
Bragg e Hansard mi piacciono ma in realtà non sono tra i miei ascolti più frequenti anche se, certi pezzi, effettivamente ricordano il loro stile.  In realtà la scintilla la diede Long Live the Queen di Frank Turner, che sentii da una radio online. Rimasi folgorato da quel modo di cantare e lo strumming sulla chitarra. Con l’Alt/Rock di fine anni 90 invece ci sono cresciuto, i Get Up Kids, Ted Leo, i Rainer Maria, gli ATDI, ecc… è stato amore incondizionato da subito.  Quando nacque l’idea di “Midwest” fu naturale per me scegliere quei pezzi che, come dico spesso, sono un po’ un album dei ricordi.

Trovo molto bella la foto della copertina, ci sono delle motivazioni particolari dietro questa scelta?
MIDWEST. Le Cheerleader. Le Uniformi. La trovo davvero adatta al titolo dell’ep che sa già di suo di college americano e rimanda a tutta una serie di riferimenti al genere di cui parlavamo prima. La foto la feci, credo, 6/7 anni fa ad una gara di Cheerleader, non mi ricordavo nemmeno di averla, ma appena la vidi non ho avuto dubbi che fosse la copertina adatta.

In futuro Give Vent è destinata a diventare una band di tipo più convenzionale oppure rimarrà un progetto individuale che si avvarrà di altri musicisti per l’attività dal vivo?
In realtà siamo già una band. Lo siamo stati da subito. Da quando ci siamo trovati la prima volta a far le prove per mettere su il live di “Days Like Years”. È la cosa bella di Give Vent, questo dualismo, una sorta di doppia personalità, dove i live con la band sono più pestati e pieni mentre negli show in solo è tutto più punk ma allo stesso tempo intimo.

Fai parte di una qualche scena musicale nella tua regione? Se sì, puoi indicarci qualche nome nuovo che vorresti consigliare ai nostri lettori?
Non vedo una situazione che si possa definire scena (di genere magari) in senso stretto. Ci sono un sacco di band e di progetti validissimi che gravitano intorno a generi o posti diversi sparsi per tutta la regione e alla fine ci si conosce un po’ tutti. Diciamo che concerto dopo concerto diventa più una rete di amici. Consiglierei: One Glass Eye, Girless e Lobby Boys.

Infine, ringraziandoti a nome di tutta la redazione di Magazzini Inesistenti, ti chiedo se hai in progetto di andare in tour nei prossimi mesi e quando sarà pronto il nuovo album.
Grazie a voi della chiacchierata! Parlando di Tour ad Aprile sarò in Giappone per 5 date in solitaria grazie a Leo di Crocodile Booking. Il disco invece lo registreremo in estate come da tradizione e credo uscirà all’inizio del prossimo anno.
I Give Vent sono: Marcello Donadelli, Dave MoscovaMarcello BusacchiMichele Morselli.

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