Giusto Traina: “Marco Antonio” (2003) – di Benito Mascitti

E adesso,  popolo povero della provincia, prepariamoci ad affrontare una lunga estate (senza ferie e senza soldi per le vacanze… costretti a cercare “un po’ d’Africa in giardino, tra l’oleandro e il baobab”). Sbaracchiamo l’armamentario da strada e torniamo a noi, chiusi in casa assistiti dalle pale di un ventilatore e da i sogni che la lettura sa generare. All’esterno, oltre a camminare persi sotto al sole cocente o boccheggiare disperati, non ci sarà molto altro da fare. Niente centri d’aggregazione, niente spazi fruibili… niente di niente (o quasi). Certo è che in casa c’è il rischio di abbandonarsi con rassegnata arrendevolezza a quelle scatole orrende ormai irrimediabilmente connesse alla rete che se le accendi t’arrivano in faccia gli schizzi di sangue della nera o quelli di sterco della politica e bisognerà pur reagire a questa imposizione. I mass-media ormai hanno scoperto le carte e il gioco è chiaro: non pensare, non creare, non sperare e, soprattutto, non emozionarsi. Tutti allineati e coperti a cercare le stesse cose, per lo più virtuali. I tronisti, le veline, il sesso col dispenser, gli scandali veri e costruiti, i processi in corso nei tribunali dibattuti in tv… le sparate dei politici e degli intellettuali un tanto al chilo di turno… per non parlare dei colleghi giornalisti. Insomma, tutta roba virtuale e quasi sempre di pessimo gusto. Nel caso della rete le cose cambiano. Puoi caderci dentro e non uscirne più se la subisci… o utilizzarla con cautela se la conosci… ma l’emozione – la libertà di volare alto sulle miserie della cultura massificata – te la può dare solo un libro… di quelli di carta che si usavano una volta. Un bel libro, prodotto di altri esseri umani come noi. Ormai si danno per scontate molte cose che scontate non sono. Come l’antica pratica della damnatio memoriae. La distruzione della Repubblica è sempre stata l’ossessione del Tiranno… la damnatio memoriae fu applicata per la prima volta “quando Ottaviano assunse il cognomen di Augusto e promosse una serie di radicali mutamenti istituzionali che trasformarono la Res Publica in una monarchia. Il “principe” presentò la sua vittoria su Antonio come una vittoria sulla tirannide e come una restaurazione della repubblica, liberata dalla minaccia di un mostro che non aveva esitato a mettere a morte un campione della libertà senatoria come Cicerone. Promuovendo la sua versione dei fatti, Augusto fece passare il suo nemico per un uomo vigoroso e coraggioso, ma dissoluto e arrogante, che avrebbe finito per soccombere ai suoi difetti e terminare ignominiosamente la sua vita come rinnegato per amore di Cleopatra. Questo giudizio, che grava ancora oggi sulla memoria di Antonio, è in realtà distorto, e condizionato dall’estrema parzialità delle fonti. Infatti Marco Antonio fu il primo romano colpito da un provvedimento di damnatio memoriae, una vera e propria condanna all’oblio. (…)” (Giusto Traina). Sembra il gioco inventato ai giorni nostri dal potere per convincerci che il bene sta esattamente al posto del male. e il buon senso si chiama populismo. Chi cercherà tracce storiche di Marco Antonio si renderà presto conto che né una statua e né una targa dell’epoca lo ricorda… le tracce di questa Memoria, più che cancellate, non sono state create alla fonte… al contrario di altri protagonisti della Storia di Roma. La Storia, a dispetto di certe teorie, si ripete… e non ci vuole molto a cogliere dinamiche in corso (sapientemente riesumate e rinvigorite dalla potenza della comunicazione in mano a un potere arrogante e totalitario) leggendo questo bel libro di cui non vi anticiperemo nient’altro.

“Marco Antonio” di Giusto Traina (Laterza 2003).

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