Giuntini Project: “Project IV” (2013) – di Maurizio Pupi Bracali

È nel 2013 che il virtuoso chitarrista Aldo Giuntini pubblica “Project IV” (Escape Music) sulla scia dei tre album precedenti (I, II, III) confermando il suo ardore chitarristico tra hard rock e heavy metal con una speciale propensione nei confronti dei Black Sabbath anche sancita dalla presenza del sabbathiano Tony Martin alla voce come nei due album precedenti (in “Project I” il cantante è invece Charles Bowyer). Giuntini con questo quarto album, poi seguito da “Deathline V” (2021) conferma di aver appreso alla perfezione la lezione dei grandi maestri del metallo pesante tra pirotecnici e fiammeggianti assoli di chitarra come nella travolgente Perfect Sorrow che apre l’album tra reminescenze sabbathiane e alla Ronnie James Dio, e riff pesantissimi (Born In The Underworld) che non fanno rimpiangere quelli di Tony Iommi e soci, mentre nella splendida e anthemica I Don’t Believe In Fortune, nel ritornello cantato si odono echi dei migliori AC/DC. Aldo Giuntini proprio come i maestri del genere (il Ritchie Blackmore versione Rainbow) si concede anche un funambolico strumentale (The Rise And Fall Of Barry Lindon) per chitarra elettrica solista e protagonista, stravolgendo il famoso tema sonoro classicheggiante del capolavoro di Stanley Kubrick.
Coadiuvato da musicisti d’eccezione quali Fulvio Gaslini al basso, Dario Patti alle tastiere che fanno “tappeto” – proprio come i vecchi Sabs ci avevano insegnato – e le batterie di Fabiano Rizzi e di Roberto Gualdi, quest’ultimo in pausa da P.F.M. e Vecchioni per concedersi una parentesi altamente metallara, Aldo Giuntini ci offre un album nel suo genere bellissimo, dove non c’è niente di sbagliato tra riff micidiali, l’ottimo cantato di Martin a volte simil-Dio, melodie accattivanti, assoli taglienti e travolgenti, chorus anthemici e una compattezza straordinaria della band, anche grazie alla produzione del maestro Dario Mollo, indiscutibile personalità del mondo heavy matal italiano. Certo, non c’è niente di nuovo sotto il sole dell’hard rock, c’è solo la maestria nel rendere onore in maniera esaltante e nel migliore dei modi al buon vecchio heavy metal… Ce ne fossero.

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