Giuni Russo: piccolo ritratto per una grande voce – di Gabriele Peritore

Ogni volta che vedo volteggiare un gabbiano all’orizzonte e sento il suo richiamo diffondersi nell’aria, non posso non pensare alla voce di Giuni Russo e alla sua estensione che arrivava oltre l’orizzonte toccato dal gabbiano stesso. Oltre ogni limite, ad altezze da brividi. Sì, il verso del gabbiano era contenuto nella conosciutissima canzone Un’estate al mare che forse, però, non è il brano più adatto a descrivere il talento artistico di Giuni Russo ma è il brano che la ha consegnata all’immaginario collettivo e le ha procurato il grande successo. Siamo agli inizi degli anni ottanta e, quando si toccano vertici così alti, quando si rimane in classifica per svariate settimane consecutive e si entra nelle preferenze del grande pubblico sembra tutto facile. Invece non è così. Non per Giuni, almeno. Per un genio complesso come il suo, per una personalità determinata, che sin dalla più tenera infanzia siciliana, quando ancora si chiamava solamente Giuseppa Romeo, ha scelto l’Arte come unica compagna di vita, un successo commerciale non è lo spazio d’azione prediletto.
Giuseppa Romeo ha sempre amato variare, esplorare, sperimentare le potenzialità della sua voce con estensioni da soprano, contaminare gli estremi musicali come lirica e elettronica, tradizione e modernità, studiare nuove forme di comunicazione, inventare nuovi generi musicali. Destino temporale ha voluto che il suo talento si materializzasse nell’epoca Pop anche se il suo percorso inizia alla fine degli anni sessanta, giovanissima e ancora non totalmente definita ma sempre con un altissimo livello esecutivo. Il successo non arride, non può arridere subito, mettendo alla prova la sua caparbietà, ma proprio in quegli anni conosce Maria Antonietta Sisini, presenza importante per l’arte e soprattutto per la sua vita. Prima di essere in arte Giuni lei è Giusy Romeo e poi Junie Russo con accanto sempre lei, Maria Antonietta, a assecondare e accompagnare le sue trasformazioni. Ad accogliere definitivamente Giuni Russo è il Pop degli anni ottanta, in quella che si può considerare la scintillante New Wave italiana. Anche Giuni accoglie questo genere musicale che si rivelerà il suo territorio ideale d’azione, grazie soprattutto ad incontri fondamentali come quello con Franco Battiato, con cui nasce una collaborazione storica.
Con il contributo d’autore di Franco Battiato arrivano il successo commerciale ma anche la possibilità di trovare finalmente la sua cifra artistica cucendosela addosso come una seconda pelle, come si può apprezzare nelle varie hits di quegli anni, Un’estate al mare, Alghero, Good good bye e, soprattutto negli album “Energie” (1981), “Vox” (1983) e “Mediterranea” (1984) ma anche nel suo disco d’esordio, “Love is a Woman” del 1975. Sono gli anni della gloria ma sono gli anni anche delle pressioni da parte delle case discografiche. I contratti non possono legare un talento come il suo che sente la necessità di esprimersi liberamente consapevole che le sue scelte metteranno a repentaglio la sua stessa carriera. Sul finire degli anni ottanta sente la necessità di tornare a sperimentare in altre direzioni. Il disco “A casa di Ida Rubinstein” (1988) sancisce il suo definitivo cambio di rotta spostando ogni confine artistico, anticipando generi che si consolideranno soltanto negli anni novanta. Si proietta sempre di più verso quella che è la sua vera passione: la lirica, e la contamina con Jazz, Pop, elettronica. Scompare un po’ dagli studi di registrazione ma si intensifica la sua attività dal vivo.
Le sue esplorazioni più varie le troviamo negli innamoramenti per la melodia tradizionale napoletana o per il canto-cabaret apprezzabile nell’album “Se fossi meno antipatica sarei più simpatica”, pubblicato nel 1994 dopo un po’ di anni d’assenza che, oltre la sua immedesimazione nei testi di Ettore Petrolini, mette in risalto soprattutto un’immersione in una profonda dimensione spirituale. La poesia dei mistici, dei grandi autori, i teatri, diventano la sua dimora ideale per tutto il decennio dei novanta. Sono anni di ricerca intensa, estrema, vitale per lei, in cui non mancano, però, le partecipazioni televisive quasi sempre dal sapore nostalgico degli anni ottanta, nonostante lei sapesse già pregustare proiezioni al futuro, sapesse vedere oltre il tempo, oltre i generi e volare con enorme coraggio insieme alla sua voce. Una dimostrazione del suo coraggio è la partecipazione al Festival di Sanremo del 2003, quando già sapeva di essere affetta da un tumore (che la porterà via nel 2004) e si presenta davanti al grande pubblico televisivo cantando Morirò d’amore, senza neanche tanto nascondere i segni della sua malattia e canta come sempre, perché è quello per cui è nata e per cui vuole morire per una nuova rinascita. Con la sua voce a volteggiare come sempre oltre ogni limite.

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