Girolamo De Simone: “Re:petita” (2021) – di Pietro Previti

Segnaliamo “Re:petita” (2021), il recente, ultimo lavoro del pianista ed agitatore culturale Girolamo De Simone. Il musicista e compositore napoletano, già compagno di percorso di Luciano Cilio, ne permette l’ascolto dal proprio sito in attesa della pubblicazione su disco. Si tratta in realtà di un mini album dalla durata di circa venti minuti. Pur potendo questo aspetto apparire limitante, in realtà non condiziona assolutamente il senso di compiutezza dell’opera. Al cui approccio, peraltro, appare spontaneo porsi almeno due quesiti, avendone preventivamente letto le note redatte dallo stesso autore. Il primo è se un inno liturgico si possa trasfigurare in un brano d’avanguardia contemporanea. Ammettendo che sia possibile, il secondo è se lo stesso possa essere eseguito in una molteplicità di variazioni. De Simone risponde affermativamente ad entrambi i quesiti avvalendosi del recupero di una cantilena del Milleduecento. Si tratta de L’Inno di Giovanni, ispirato a San Giovanni Battista, tramandatoci da un manoscritto gregoriano che testimonia l’ingegnoso metodo ideato da Guido d’Arezzo per dar nome alle note (toni/line beginnings are the origins of UT queant laxis, REsonare fibris, MIra gestorum, FAmuli tuorum, etc.). Il recupero di questo inno rappresenta anche un gioco della memoria per De Simone, il quale ricorda come da bambino apprese i primi rudimenti al pianoforte, da una insegnante cieca che collocava su una lavagna, all’interno di righi in rilievo, note di carton stoffa.
La riproposizione della cantilena diventa spunto di ricerca per dieci brevi divagazioni, estratte da un’unica, lunga improvvisazione notturna. Il tema principale si disvela alla fine, tra microvariazioni modali e silenzi sospesi. Seguono due alternate takes di Organza, brano apparso già in precedenti lavori del musicista residente alle pendici del Monte Somma, nei pressi del Vesuvio. Si tratta di un lavoro dal taglio decisamente minimal-improvvisativo, riconducibile allo studio delle scale coreane rielaborate in chiave occidentale. Organza deve il suo titolo proprio alla trama dei tessuti, essendo stato composto ed eseguito nel 2000 in occasione dell’opening al Padiglione d’arte contemporanea di Milano di una mostra dell’artista internazionale d’origini sudcoreane Kim Sooja, nota per il suo lavoro su drappi colorati. L’ultima traccia, Vinile (alternate take) utilizza il suono incagliato di una puntina, un pedale di distorsione per chitarra, e una sovrapposizione di pochi secondi tratta da una sorta di ‘magia sospesa. Per De Simone si tratta di ciò che ancor solo è possibile sognare”. Il vinile su cui si era incagliata la puntina, manco a dirlo, era proprio “Dialoghi del Presente” (1977), unico trentatré giri pubblicato in vita da Luciano Cilio. Quasi come a voler chiudere un cerchio, insomma.

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