Giorgi Mikadze: “Georgian Microjamz” 2020) – di Maurizio Pupi Bracali

Si circonda di eccelsi musicisti il tastierista Giorgi Mikadze per partorire il suo fenomenale album d’esordio “Georgian Microjamz” (RareNoise Records 2020) che non poteva essere altrimenti vista la caratura del funambolico batterista Sean Wright, del macinante bassista greco Panagiotis Andreou e, soprattutto, del chitarrista “extraordinaire” David “Fuze” Fiuczynski (chi lo ricorda nell’esperienza quasi del tutto italiana dei Gizmo, al fianco di Max Gazzè (basso), Vittorio Cosma (tastiere), Raiz (voce) e il leader Stewart Copeland alla batteria?) che divide con il compositore georgiano le parti solistiche di questa opera complessa e affascinante. L’assunto di partenza è quello della musica microtonale da tempo esperita da David Fiuczinski nei suoi progetti personali e oggi sposata in toto da Mikadze; musica che contempla, appunto, l’utilizzo dei microtoni, cioè quella infinita quantità di intervalli che si trovano tra i dodici toni principali della classica accordatura occidentale
Tecnicismi a parte, che pure sono fondamentali, Mikadze fonde il tutto con la tradizione folcloristica di diverse regioni della Georgia, suo paese d’origine, in un connubio magico e straniante di vera musica “altra” e senza paragoni. La tradizione folclorica popolare georgiana è soprattutto legata alla polifonia vocale di estrazione religiosa e nonostante le radici evidentissime presenti su tutti e dieci meravigliosi brani dell’album solo tre sono autentici tradizionali: la brevissima e strumentale Mirangula (interlude), la dolcissima ninna nanna Guran Lullaby (interlude), e la dissonante Lazhghvash che vede protagonista il coro polifonico maschile Ensemble Basiani che ritroviamo anche nelle composizioni originali di Mikadze
Elesa, magnifico ibrido che dà una nuova definizione al termine jazz rock e che si fonde con atmosfere folk di grande bellezza e in Tserulidove il tastierista utilizza principalmente il piano elettrico microtonale con un effetto alieno e straniante, così come quando usa altre tastiere elettroniche ottenendone un suono quasi da organetto giocattolo con note dissonanti al limite della “stonatura”. È il caso della lunga e bellissima Dumba Damba, sorta di jazz rock obliquo e trasversale fuori da ogni schema conosciuto e apice del disco. Jazz rock atipico ed intenso che si ripete in Maglonia e in Kartlos Blues, quest’ultima con David Fiuczinski protagonista alla chitarra, così come nella elegiaca Moaning, un rock lento e possente che vede ospite alla voce la cantante ed etnomusicologa Nana Valishvili cantare lo strazio e il pianto causato dal conflitto militare contro la Russia del 2008. Brevi interludi strumentali collegano i brani più lunghi e, ancora una volta, è un elegiaco coro maschile a cappella che apre l’album (Metivuri – Prelude) offrendo il destro per la partenza etno-jazz-rock che sarà la cifra stilistica di tutto questo magnifico e inconsueto album.

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