Ginez e il Bulbo della Ventola: “L’Ultima Cena” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Prosegue felicemente l’avventura di Ginez e il Bulbo della Ventola, con il secondo e ottimo capitolo discografico dopo il primo album del 2017“Canzoni, Bottiglie e altre Battaglie”. Il quartetto ligure capitanato da Ginez (Giorgio Rasolo, voce, chitarra acustica e autore di musiche e testi) che vede alla batteria Roberto Ascoli, Daniele Duchini al basso elettrico e Fabio Pollono alla chitarra solista, si muove in un gradevolissimo ambito semiacustico, dove la canzone d’autore si sposa con certo swing manouche che traspare in particolare nei deliziosi e virtuosistici assoli del chitarrista solista e nel suono soffuso della batteria più accarezzata che “picchiata”. Questo accade principalmente nella tangueira Se Vuoi, (anche singolo in video) nell’ironica, divertente e dissacrante La Vanvera, nella bellissima Buio Che Cala e, ovviamente nella canzone cantata in francese Canal Saint-Martindove Ginez mette felicemente in musica una poesia di Cécile Godineau. Ma ogni tanto si scarta di lato: L’Ultima Cena, che titola l’album, è un incantevole brano delicato e intimistico, Lampedusa riesce poeticamente a parlare di migranti senza cadere nella minima retorica, Le Stagioni di Marzia ha il tono da filastrocca del primo De Andrè (e non potrebbe essere diverso per un autore ligure) e, Abbracciami, ha un ritornello da canzonetta sanremese anni 60 (non in senso dispregiativo, anzi…) che ricorda i grandi autori popolari di quell’epoca, nonostante il brano sia rivestito testualmente da un abito ben più colto, mentre la magnifica e intimistica Tu Dille, paga, per cadenza e andamento, pegno a Tom Waits, al quale la voce di Ginez si avvicina non poco. Una breve e simpatica traccia nascosta, senza titolo e non segnalata in copertina, arriva pochi secondi dopo l’ultimo brano senza aggiungere altro che un ulteriore divertissement a un album dove brani divertenti e scanzonati si affiancano a temi più introspettivi e personali (come nella non ancora citata Requiem) supportati dai testi intelligenti e originali del Leader e dalla coesione del gruppo, qualità che accomuna i quattro bravi musicisti ancor più dell’uso comune del cappello.

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