Gianni Di Crescenzo: “Magic Puppet” (2017) – di Lino Gregari

“Magic Puppet” è un grande progetto jazz che porta la firma di Gianni De Crescenzo, entro il quale convivono grandi esponenti del jazz. Il quintetto è composto da Gianni Di Crescenzo (Pianoforte), Brandon Fields (Sax Tenore), Franco Piana (Flicorno-Tromba), Dario Rosciglione (Contrabbasso), Lucrezio De Seta (Batteria) e la forza di questo Ensemble è evidente sin dalle note della bellissima Aircraft Magnetic Sound, open track di grande spessore che definisce perfettamente i termini dell’attuale scena Jazz internazionale: virtuosismo ai massimi livelli ma mai fine a se stesso. Il colllettivo è la base di partenza per esercitare con vigore il proprio ruolo, sempre mantenendo la rotta pianificata dalla evidente comunione di intenti. La solida è perfettamente pulsante sezione ritmica garantita da Rosciglione e De Seta è il perfetto trampolino dal quale lanciarsi verso ripide avventure sonore di indubbia bellezza, dipinte mirabilmente dalle rigogliose cascate di note che emergono dal sax di Fields e dalla tromba di Piana, ai quali dona spessore il tonico ed elegante piano del leader, che si ritaglia un inciso di qualità magistrale. E’ l’inizio di una avventura sonora di grande pregio che scorre liquida attraverso il seguitare di otto brani per un totale di circa 50 minuti di Jazz che può tranquillamente essere definito esistenziale. Lo scorrere fluido della seguente Intensify è la riprova di come si possa giungere a una sorta di Nirvana musicale senza sconvolgere i canoni di un jazz classico, usandoli anzi come leva per perpetrare con innovazione temi che suonano nuovi nella loro classicità. I sette minuti abbondanti della Title Track sono probabilmente la vetta di questo pregevole disco, con il quintetto che sprigiona appieno tutte le potenzialità di cui dispone, dapprima con la piena esposizione del tema e, conseguentemente con limpide e comunque torride esternazioni personali, attraverso le quali ogni singolo interprete crea il proprio suono, pur mantenendolo entro il contesto stabilito. Altro brano di pregevole fattura è il classico Ana Maria, composizione di Wayne Shorter uscita nel 1975 sull’album “Native Dancer”, nel quale il sassofonista si avvaleva dello straordinario talento di Milton Nascimento; pur senza stravolgere l’originalità del brano, il quintetto ne fa proprio il cuore pulsante, rendendone una versione grata all’originale ma dotata di una propria anima. Anche la notevole Storm Love porta acqua a un mulino che già di per sé macina note con grande vigore, aggiungendo un colore e un sapore a tratti funk, costruiti su un tappeto che più classico non si può. A chiudere abbiamo il suono puro di Look Inside, altro pezzo di pregevole fattura che mette in evidenza un sax a tratti free e un pianoforte sempre attento a guidare e sostenere il suono nella sua totalità. Disco assai meritevole, consigliato ai puristi e agli innovatori.

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