Giancarlo Frigieri: “La prima cosa che ti viene in mente” (2017) – di Capitan Delirio

Per una volta ho deciso di dare retta al consiglio che lo stesso Giancarlo Frigieri dà proprio all’inizio del libretto che completa il pacchetto del suo disco “La prima cosa che ti viene in mente”. Così lo ascolto in macchina ad alto volume, proprio come indica lui, e devo ammettere che in questo caso il consiglio è azzeccato. L’album, infatti, accoglie con Sei Tu, un brano vibrante, intenso, che proietta, con il massimo coinvolgimento, nel mondo artistico ed esistenziale dell’autore di Sassuolo. Un abbraccio energico, attraversato da venature elettriche di chitarra, che consente di vedere con lo stesso suo sguardo, partecipe e disincantato nello stesso tempo, tutto quello che sta succedendo in questi anni nel nostro Paese, sia da un punto di vista intimo personale che collettivo. Sei Tu sfoggia un atteggiamento quasi Rock, ma nel corso dei brani, in cui Frigieri con la sua voce e i suoi arpeggi di chitarra acustica fa da costante fissa, gli arrangiamenti variano da sonorità folk tradizionali a incursioni in ambiti sonori inusuali come il canto popolare alpino o il tribale africano. La caratteristica che però colpisce e incanta principalmente è la capacità di Giancarlo Frigieri di elaborare i testi, veri e propri versi poetici, attuali ed efficaci, con una predilezione spiccata per la rima, baciata o alternata che sia. La sua sensibilità da poeta lo proietta a pieno diritto nella ristretta categoria dei cantautori italiani puri; non per niente con “La prima cosa che ti viene in mente” è arrivato all’ottava pubblicazione. Per un cantautore che si rispetti non possono certo mancare versi dedicati alle tematiche sociali più incombenti. Così, con la sua forza e la sua delicatezza, affronta l’inferno legato al vizio ossessivo del gioco, la mania del gratta e vinci che ci circonda con capillarità asfissiante; è il caso del brano che dà il titolo all’album, con una bella linea delle corde gravi più basse che rende l’idea dei ritmi ripetitivi. In Triveneta, in maniera ancora più delicata e avvolgente, descrive le difficoltà di integrazione tra gente che ha passato la vita a lavorare e non ha mai visto il mare e gente che il mare lo ha attraversato per necessità e invece vorrebbe lavorare; forse, uno dei momenti più toccanti dell’album. Giancarlo ha buttato il cuore oltre gli ostacoli ormai da anni e non ha paura, quindi, di parlare d’amore; un sentimento fondamentale, motore di ogni cosa, che può cambiare tutto se coltivato, che può mostrare il suo rovescio amaro e può anche sfiorire se non curato ma, da esperto trovatore, usa metafore del tutto Inconsuete per inquadrare le emozioni che si possono gustare nel brano La Vela. In ogni lirica si trova sempre una frase che coglie un aspetto minimale, che all’apparenza potrebbe sembrare insignificante, che poi invece è il nucleo portante delle strofe e che apre a riflessioni significative sulle dinamiche esistenziali attuali e sui cambiamenti di questa società. Limitandosi a descrivere,  ricamando con la poesia e senza offrire nessuna formula magica per salvare il mondo: “La mia ricetta per la salvezza non va oltre il si salvi chi può/ e ci sono dei giorni in cui me ne vergogno e altri invece che no”. La cosa importante è rimanere profondamente umani e questo disco aiuta sensibilmente.

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