Giampaolo Scatozza: “Travels” (Cultural Bridge, 2017) – di Capitan Delirio

Quanti linguaggi si possono parlare con uno strumento come la batteria? Sembra che Giampaolo Scatozza, in questo ultimo lavoro, “Travels”, che lo vede come compositore e bandleader, abbia la risposta giusta a questa domanda, tanto da assaporarli un po’ tutti con le sue bacchette, o almeno quanti più riesce a farne. Si diletta con il Drum&bass, il Trip hop; si destreggia alla grande con la musica indiana e l’Highlife del West Africa, ma essenzialmente “Travels” è un disco Jazz… un Jazz senza limiti, senza barriere, impossibile da definire, con una spiccata attitudine alla condivisione. Molti dei brani, infatti, vedono la partecipazione di musicisti che Giampaolo Scatozza ha conosciuto durante i suoi viaggi e i suoi concerti in giro per il mondo, tra Londra e Toronto; dove si è contaminato tra gli altri con Sting, il chitarrista Osibiza’s Kari Bannerman, il percussionista Ravi Naimpally, il pianista Pierpaolo Principato e il contrabbassista Leonardo Valvassori, che si vanno ad aggiungere al sassofono di Trevor Watts, alle tastiere di Luciano Zanoni e al Flicorno di Giovanni Di Cosimo. “Travels”, appunto, può essere inteso come vero e proprio viaggio. Così suggerisce anche la copertina… i viaggi fatti per raggiungere i luoghi, le persone con cui interagire, i palchi, i chilometri battuti con una batteria sulle spalle, come nel brano d’apertura che dà il titolo all’album… ma può anche essere interpretato nel senso di viaggi musicali. Perché la vena creativa di Giampaolo Scatozza produce in ogni brano un’atmosfera perfetta per aprire le porte dell’immaginazione e viaggiare in essa. L’atmosfera che si respira principalmente è quella soffice e crepuscolare dei brani strumentali, come in Deeper, Waitin’ e A Love Song, attraversati da una caldissima corrente romantica che pervade tutto il disco. Un’atmosfera da frenesia urbana, invece, si vive nel brano intitolato semplicemente 39, uno dei momenti più intensi e interessanti, in cui la sensazione è quella di correre ad alta velocità tra le luci notturne delle strade cittadine mentre le immagini della propria vita sfilano lentamente davanti agli occhi della mente. Come interessanti sono gli esperimenti di Walk The Line, Waiting For You e Scuola d’italiano, che vedono il contributo di altre compagne di viaggio, voci sublimi che si esprimono come virtuosi strumenti, appartenenti rispettivamente a Nina Pedersen, Barbara Eramo e Raffaella Siniscalchi. Bellissimo il dialogo tra batteria e percussioni di All I Want, il brano di chiusura che sembra una grintosa recriminazione, riallacciata concettualmente al brano di apertura, Travels, per chiudere il cerchio su ciò che è importante veramente e cioè: viaggiare ed esprimersi liberamente, senza limiti, senza costrizioni, facendo quello che più rende felici.

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